Un nuovo studio rivela un sorprendente legame tra la pillola anticoncezionale e la fame nervosa (o fame emotiva)

Un attacco di fame dopo una giornata storta viene spesso archiviato in fretta: stress, nervi, stanchezza, ciclo, poco sonno, poca pazienza rimasta in corpo. Ci si rimprovera, si promette maggiore controllo, poi la vita riparte uguale. Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open invita a guardare anche un altro pezzo della scena: la possibile relazione tra pillola anticoncezionale combinata e fame emotiva, cioè quella spinta a mangiare in risposta a emozioni negative, più che a un bisogno fisico di cibo.

Lo studio ha seguito 422 donne tra i 15 e i 30 anni, tutte già utilizzatrici di contraccettivi orali combinati monofasici, quelli in cui ogni compressa attiva contiene una dose stabile di estrogeno sintetico e progestinico. I ricercatori hanno raccolto dati quotidiani per 49 giorni, quindi per circa due cicli di pillola, confrontando cosa accadeva durante i giorni con compresse attive e durante quelli con compresse inattive, cioè senza ormoni. Il risultato va maneggiato con attenzione: è emersa un’associazione, con livelli più alti di emotional eating nei giorni delle pillole attive, anche tenendo conto dell’umore negativo.

Il dato da leggere bene

La parola chiave, qui, è prudenza. Lo studio riguarda la pillola anticoncezionale combinata, quindi una categoria specifica di contraccettivi orali, e prende in esame un comportamento legato al binge eating, l’alimentazione incontrollata, senza trasformare ogni episodio di fame nervosa in una diagnosi. Nel lavoro scientifico, il binge eating viene descritto come il consumo di una grande quantità di cibo in un tempo breve, accompagnato dalla sensazione di perdere il controllo. La fame emotiva osservata nello studio è un indicatore collegato a questo ambito, soprattutto quando il cibo diventa una risposta ricorrente a tristezza, ansia, frustrazione o senso di vuoto.

Le partecipanti compilavano sondaggi serali, mentre il gruppo di ricerca effettuava anche controlli settimanali e due incontri durante il periodo di osservazione. Questo ha permesso di confrontare la stessa persona in momenti diversi, invece di limitarsi a paragonare donne che usano la pillola e donne che scelgono altri metodi. Nei due cicli analizzati, l’aumento della fame emotiva nei giorni con pillole attive è comparso sia nel campione completo sia nel sottogruppo di 51 donne con episodi attuali o passati di binge eating clinicamente significativo. La preoccupazione per il peso, invece, ha mostrato un andamento diverso: il segnale sembrava riguardare soprattutto l’impulso a mangiare, più che l’immagine corporea.

Gli ormoni entrano nel piatto

Il sospetto biologico nasce da un filone di ricerca già aperto da tempo sugli ormoni ovarici naturali. Dopo l’ovulazione, estrogeni e progesterone salgono insieme e in alcune persone questa fase può accompagnarsi a più appetito, desiderio di cibi molto palatabili e maggiore vulnerabilità all’alimentazione emotiva. I contraccettivi combinati creano, in modo diverso e farmacologico, un ambiente ormonale in cui sono presenti versioni sintetiche di estrogeno e progestinico. Per gli autori dello studio, questo potrebbe contribuire a spiegare perché alcune donne risultino più sensibili di altre sul piano dell’appetito, della ricompensa e della regolazione del cibo.

Questo passaggio va tenuto lontano dagli slogan. La pillola resta un metodo sicuro e utile per moltissime donne, e lo stesso comunicato della Michigan State University sottolinea che il rischio sembra riguardare soprattutto persone con altri fattori di vulnerabilità. La lettura più sensata, quindi, riguarda la medicina personalizzata: chiedere qualcosa in più durante la prescrizione, ascoltare eventuali cambiamenti nel rapporto con il cibo, valutare la storia personale di binge eating o fame emotiva, senza buttare tutto nel cestino delle paure generiche sugli ormoni.

Il limite dello studio

La ricerca ha anche diversi limiti. I ricercatori hanno studiato solo pillole combinate monofasiche, quindi restano fuori pillole bifasiche, trifasiche, metodi solo progestinici, dispositivi intrauterini, impianti e altri contraccettivi ormonali. Non sono stati misurati i livelli ormonali nel sangue o nella saliva. Il campione, inoltre, era composto in larga maggioranza da donne bianche e molto giovani, con età media di circa 22 anni. Serve quindi cautela prima di estendere il risultato a tutte le donne e a tutte le forme di contraccezione.

Anche alcune valutazioni esterne invitano a tenere i piedi per terra. Una reazione raccolta dal Science Media Centre segnala, tra gli altri punti, l’assenza di un periodo tra pillole attive e inattive, il fatto che le partecipanti sapessero in quale fase si trovavano e la dimensione clinica probabilmente contenuta dell’effetto osservato. In parole semplici: il risultato merita attenzione, però non autorizza conclusioni drastiche né scelte fai-da-te.

Il diario come spia

Dentro lo studio c’è anche un dato molto pratico. Con il passare delle settimane, la fame emotiva delle partecipanti tendeva a diminuire, anche nei giorni di pillola attiva. Gli autori ipotizzano che la compilazione quotidiana dei questionari abbia funzionato come una forma di auto-monitoraggio: accorgersi di un comportamento, scriverlo, dargli un nome, può aiutare alcune persone a riconoscere meglio i propri schemi e a intervenire prima che diventino automatici.

Questo non significa trasformare ogni pasto in un verbale di polizia. Significa avere uno strumento semplice quando qualcosa cambia: segnare per qualche settimana fame, umore, giorni di pillola, eventuali abbuffate, desiderio di cibi specifici, sonno e stress. Un diario del genere può diventare materiale utile da portare al medico, al ginecologo o a uno specialista dei disturbi alimentari, soprattutto se compaiono episodi ricorrenti di perdita di controllo. La soluzione passa da lì: meno senso di colpa, più dati concreti sul proprio corpo.

La pillola anticoncezionale non va sospesa da sole sulla base di uno studio osservazionale. Una variazione del metodo contraccettivo richiede sempre un confronto medico, perché entrano in gioco storia clinica, rischio trombotico, ciclo, emicrania, endometriosi, acne, dolore mestruale, desiderio contraccettivo e benessere psicologico. Questo studio aggiunge un pezzo al colloquio, soprattutto per chi ha già avuto un rapporto difficile con il cibo. Un pezzo piccolo, però abbastanza concreto da meritare spazio in ambulatorio.

Fonte: JAMA Network Open – Science Media Centre 

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