C’è un nuovo simbolo che potremmo iniziare a vedere presto sulle confezioni dei prodotti biologici. Parliamo del Marchio Biologico Italiano, istituito dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) per rendere immediatamente riconoscibili i prodotti biologici realizzati con materie prime agricole italiane.
Il marchio è ufficialmente operativo dal 15 settembre 2026, data a partire dalla quale gli operatori interessati possono presentare al Ministero la richiesta per utilizzarlo. Ma che cosa indica esattamente? È obbligatorio? E soprattutto, che cosa aggiunge rispetto al già noto logo europeo del biologico?
Che cos’è il Marchio Biologico Italiano
Partiamo dalla cosa più importante: il nuovo simbolo non sostituisce il logo biologico europeo. Si tratta infatti di un marchio nazionale che si affianca al sistema europeo del biologico e identifica una caratteristica ulteriore del prodotto, ovvero l’utilizzo di materie prime italiane.
Il MASAF spiega che in etichetta comparirà anche l’indicazione ufficiale “Agricoltura Italia” oppure “Acquacoltura Italia”.
L’obiettivo dichiarato dal Ministero è valorizzare le produzioni biologiche nazionali e offrire ai consumatori uno strumento immediatamente riconoscibile, rafforzando al tempo stesso la tracciabilità della filiera.
Il marchio punta inoltre ad aumentare il valore percepito dei prodotti biologici italiani, sia sul mercato nazionale sia su quello internazionale.
È obbligatorio?
Il Marchio Biologico Italiano è volontario. Un’azienda che produce alimenti biologici conformi ai requisiti previsti non è quindi obbligata a richiederlo né a riportarlo sulle proprie confezioni.
Il MASAF specifica espressamente che l’adesione è volontaria e che gli operatori biologici interessati possono presentare una richiesta per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo del marchio.
Il nuovo simbolo va quindi considerato come uno strumento aggiuntivo di identificazione e valorizzazione, non come un nuovo obbligo di etichettatura per chi produce biologico.
Come si richiede il Marchio Biologico Italiano
Dal 15 settembre 2026 gli operatori interessati possono richiedere il marchio attraverso il servizio telematico SIAN-SIB, accedendo con SPID, CIE o CNS. La domanda richiede i dati dell’azienda, del certificato biologico e dei prodotti per i quali si vuole utilizzare il marchio.
Dopo l’istruttoria del Ministero, in caso di esito positivo, l’operatore riceve l’autorizzazione a utilizzare il Marchio Biologico Italiano sui prodotti indicati nella richiesta.
Che cosa cambia per chi compra
Per il consumatore, il nuovo marchio vuole rendere più immediata una distinzione che altrimenti richiede la lettura dell’etichetta. Il logo biologico europeo continua infatti a identificare il prodotto biologico secondo le regole previste dal sistema europeo, mentre il nuovo marchio italiano aggiunge un elemento distintivo legato alla materia prima nazionale.
Il risultato è quindi la possibilità di riconoscere a colpo d’occhio un prodotto che, oltre a essere biologico, rientra nei requisiti del Marchio Biologico Italiano. Va però ricordato che il marchio è volontario e la sua assenza dall’etichetta non significa automaticamente che un prodotto biologico non sia italiano.
Ma rendere più riconoscibile il biologico italiano è solo un primo passo. Valorizzarlo significa anche fare in modo che questo valore arrivi a chi lo produce. E questo è qualcosa che un marchio, da solo, non può garantire: servono prezzi più remunerativi, filiere più forti, meno burocrazia e strumenti di sostegno concreti per gli agricoltori.
Fonte: MASAF