Questo artista ha ricreato in una spiaggia sarda la Grande Onda di Hokusai con mille cartelli stradali dismessi

Un’intuizione folgorante trasforma la segnaletica urbana dismessa in un sorprendente linguaggio visivo grazie al lavoro dell’artista Maurizio Sergiusti, noto con lo pseudonimo di Scoobafish. Attraverso il suo progetto battezzato Urban Pixel, l’autore recupera in Sardegna centinaia di cartelli stradali usati, segnati da graffi, ammaccature e strati di ruggine, per assemblarli in enormi opere d’arte visibili principalmente dall’alto.

Il principio cardine di questa tecnica consiste nell’impiegare ogni pannello esattamente come si presenta, senza ritagliarlo, ridipingerlo o alterarne la superficie, preservando intatta la memoria materiale e la storia precedente di ogni singolo oggetto. Osservati da terra, i materiali mantengono la loro identità originaria di stop, limiti di velocità o divieti, ma facendo un passo indietro o osservando la composizione dall’alto, i singoli frammenti si fondono in un’unica e coerente immagine monumentale.

Da Concerto 0 all’imponente installazione di The Last Wave in Sardegna

Il percorso di sperimentazione ha preso ufficialmente il via con Concerto 0, un’opera preliminare realizzata unendo 127 pannelli su un’area larga circa 6 metri per dare forma a una mela parzialmente decomposta, forte metafora visiva sul consumo e sul degrado ambientale. Successivamente, con l’installazione It Takes So Little, l’artista ha impiegato 172 pannelli su un terreno colpito dagli incendi a San Teodoro per disegnare un fiammifero bruciato lungo oltre 16 metri.

Ora la sfida si è spostata su una scala decisamente superiore con il progetto The Last Wave, in fase di sviluppo su una spiaggia sarda. L’intervento prevede l’assemblaggio manuale di quasi 1.000 cartelli per reinterpretare la celebri forme della Grande Onda di Kanagawa di Katsushika Hokusai, inserendo al centro della composizione una nuova mela deteriorata per estendere la riflessione critica sullo spreco e sulla gestione delle risorse.

L’effimero e la magia dei materiali retroriflettenti tra fotografia e video

Uno degli aspetti più affascinanti delle installazioni risiede nel comportamento dei materiali al calare del sole. Le superfici retroriflettenti dei cartelli stradali, colpite dai fasci luminosi notturni, restituiscono una seconda e completamente diversa immagine, facendo emergere singoli dettagli senza l’ausilio di alcuna illuminazione artificiale integrata.

Concepite come interventi rigorosamente temporanei, le opere di Urban Pixel rimangono sul campo soltanto per poche ore prima di essere smontate e rimosse completamente, lasciando che la loro esistenza continui attraverso archivi fotografici e riprese video aeree. In questo modo, l’artista restituisce nuova dignità a oggetti nati per imporre regole stradali, trasformandoli temporaneamente in tessere di un mosaico paesaggistico che interroga lo spettatore sul rapporto profondo tra uomo, natura e consumo.

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