La montagna si è staccata dal versante e in pochi secondi una massa di roccia e terra è finita nel Kali Gandaki. È accaduto domenica 27 settembre nei pressi di Lete, nel distretto di Mustang, mentre il Nepal era alle prese con giorni di piogge intense. Il video del cedimento mostra il versante franare verso il fiume e il corso d’acqua momentaneamente ostruito dai detriti.
Il fenomeno si inserisce in un’ondata di maltempo che ha colpito diversi distretti del Paese. Secondo i dati riportati il 28 settembre da India Today, citando le autorità nepalesi, le inondazioni e le frane hanno causato almeno 24 morti e 14 dispersi. Il bilancio comprende dieci vittime nel distretto di Baglung, sei a Myagdi, due a Manang, cinque a Palpa e una a Dhanusha. La situazione resta in evoluzione.
Un bilancio ancora in aggiornamento
C’è una differenza tra gli aggiornamenti diffusi nelle diverse ore della giornata. Il bollettino della National Disaster Risk Reduction and Management Authority (NDRRMA), pubblicato il 28 settembre, registrava 272 eventi legati a calamità nelle 24 ore precedenti, con 21 morti, quattro dispersi e 26 feriti. Nelle ore successive, le autorità hanno fornito dati più aggiornati sull’impatto complessivo delle piogge, portando il bilancio a 24 vittime e 14 dispersi.
La NDRRMA è l’autorità nazionale del Nepal incaricata della riduzione e gestione del rischio di disastri: coordina prevenzione, risposta e soccorso. Nel bollettino, le frane risultavano la categoria più numerosa, con 97 episodi. Le piogge avevano inoltre provocato 57 alluvioni.
Il Kali Gandaki ha provocato i danni più estesi
Tra le aree maggiormente colpite c’è la provincia di Gandaki. Il Kali Gandaki ha raggiunto livelli tali da provocare allagamenti ed erosione lungo il suo corso. Un ponte in cemento tra Syangja e Gulmi è stato spazzato via e le autorità hanno aperto le tre paratoie della diga di Mirmi, fermando temporaneamente la produzione della centrale idroelettrica Kali Gandaki A, da 144 megawatt.
Anche la rete elettrica ha subito danni. Secondo Kathmandu Post, i movimenti franosi hanno danneggiato i tralicci della linea a 220 kilovolt del corridoio Kali Gandaki, costringendo allo stop 12 impianti idroelettrici per una capacità complessiva di 358,2 megawatt. Considerando anche gli impianti fermati in via precauzionale, la perdita temporanea di generazione ha superato i 790 megawatt.
Narayani e Riu oltre le soglie di guardia
Le piogge hanno innalzato anche i livelli dei fiumi Narayani e Riu, nel distretto di Chitwan. Il bollettino diffuso il 28 settembre indicava per il Narayani a Devghat un livello di 9,23 metri, oltre la soglia di guardia fissata a 9 metri; il Riu era arrivato a 3,92 metri, sopra la soglia di 3,8. Le autorità hanno disposto evacuazioni e interventi di soccorso nelle aree più esposte. Il Dipartimento di Idrologia e Meteorologia del Nepal mantiene attivi i sistemi di monitoraggio di piogge e livelli dei fiumi.
L’ondata di maltempo arriva poco più di un mese dopo le devastanti inondazioni del 26 agosto. Il nuovo episodio colpisce così un Paese che sta ancora affrontando gli effetti della precedente emergenza, mentre le piogge continuano a mantenere esposte le aree soggette a frane e alluvioni.