Il decreto attuativo è arrivato. Pubblicato il 28 settembre 2026, disciplina l’uscita volontaria anticipata dal Conto Energia prevista dal Decreto Bollette: per una parte degli impianti fotovoltaici incentivati sarà possibile lasciare il vecchio meccanismo dal 2028, ricevere un corrispettivo e rifare integralmente l’impianto entro il 2030. Il contingente massimo è fissato a 10 GW.
La misura riguarda gli impianti con potenza nominale incentivata superiore a 20 kW che beneficiano dei premi fissi dei primi quattro Conti Energia. Quindi niente fuga collettiva dagli incentivi e, soprattutto, nessun cambiamento automatico per il classico piccolo impianto domestico sul tetto: l’uscita è volontaria e accompagnata da condizioni piuttosto precise.
Adesso tocca al GSE. Entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto dovranno arrivare le regole operative; successivamente partirà il percorso per le richieste e, per gli impianti che dovranno passare dalla gara, la procedura competitiva dovrà essere svolta in forma telematica entro il 30 giugno 2027.
Chi può uscire direttamente e chi dovrà partecipare alla gara
La strada cambia a seconda delle scelte fatte nei mesi scorsi. Gli operatori che entro il 31 maggio 2026 avevano già aderito alla rimodulazione volontaria delle tariffe del Conto Energia hanno la priorità nell’accesso al nuovo meccanismo. Per questi impianti il corrispettivo è determinato dal GSE ed è pari al 90% del valore attualizzato degli incentivi residui spettanti dal 1° gennaio 2028 fino alla scadenza della convenzione. Per stimare la produzione attesa viene utilizzata la media della produzione storica dell’impianto negli ultimi cinque anni.
Per l’eventuale potenza ancora disponibile entro il tetto dei 10 GW, gli impianti che non avevano aderito alla rimodulazione dovranno invece passare attraverso una procedura competitiva gestita dal GSE. Gli operatori presenteranno un’offerta di ribasso percentuale rispetto al valore base e il GSE ordinerà le offerte in base al beneficio atteso per il sistema, fino a esaurimento del contingente disponibile. Se le richieste degli impianti con priorità dovessero invece superare complessivamente i 10 GW, la procedura competitiva diventerebbe unica anche per loro.
I corrispettivi saranno erogati a partire dal 2028 in rate costanti per dieci anni, rivalutate con un tasso determinato dal GSE prendendo come riferimento il costo medio del capitale degli investimenti fotovoltaici e comunque non superiore al 6%. In pratica, si prova a chiudere in anticipo una parte dei vecchi incentivi e usare il passaggio per rinnovare impianti che, in parecchi casi, hanno già una certa esperienza sulle spalle. I pannelli del 2007, del resto, hanno visto parecchie estati.
In cambio bisogna rifare l’impianto e produrre di più
L’uscita anticipata ha una contropartita molto concreta. Gli impianti ammessi dovranno essere sottoposti a rifacimento integrale tra il 1° gennaio 2028 e il 31 dicembre 2030. E il nuovo impianto dovrà produrre di più. Per gli impianti con moduli non collocati a terra e per quelli installati a terra in area agricola, il rifacimento dovrà garantire un incremento della producibilità di almeno il 30% rispetto a quella attesa durante il periodo residuo di incentivazione del vecchio impianto.
Negli altri casi il requisito è decisamente più pesante: il nuovo impianto dovrà garantire una producibilità almeno doppia rispetto a quella attesa nel periodo residuo. Per gli interventi potranno inoltre essere utilizzati soltanto moduli fotovoltaici iscritti allo specifico Registro dei Moduli Fotovoltaici gestito dall’ENEA, istituito sulla base dell’articolo 12 del decreto-legge 181/2023 e costruito intorno a requisiti territoriali e tecnici per i prodotti ammessi.
Perché si interviene sui vecchi incentivi del Conto Energia
La misura nasce con due obiettivi dichiarati nel Decreto Bollette: ridurre nel tempo il peso degli oneri legati al vecchio Conto Energia e, contemporaneamente, accelerare il rinnovo tecnologico del parco fotovoltaico esistente.
Il meccanismo, però, riguarda soltanto una parte precisa degli impianti incentivati: quelli sopra i 20 kW rientranti nei primi quattro Conti Energia e fino al limite complessivo dei 10 GW. Chi entra accetta di rinunciare anticipatamente agli incentivi residui secondo le nuove condizioni e, in cambio del corrispettivo, deve mettere mano all’impianto sul serio. Per sapere quanti operatori sceglieranno questa strada manca ora il passaggio più utile: le regole operative del GSE. Il decreto c’è. Per fare i conti, servono quelle.