“Tutto l’amore che resta”, debutta stasera la serie tv con Raoul Bova che racconta la disabilità senza stereotipi

A partire da martedì 29 settembre, la programmazione seriale di Rai 1 si accende con una novità che promette di emozionare il pubblico. Al timone di questo esordio c’è Raoul Bova, scelto come volto di punta per inaugurare l’autunno delle fiction della rete ammiraglia. L’attore veste i panni del preside Stefano Fogli, fondatore e guida di un istituto straordinario, il Liceo Helen Keller, al centro della nuova serie intitolata Tutto l’amore che resta.

Presentato in anteprima all’Italian Global Series Festival di Riccione e prodotto da Fabula Pictures, il progetto rappresenta l’adattamento italiano della celebre produzione francese Lycée Toulouse-Lautrec, ma con una marcia in più voluta fortemente dalla regia di Andrea Rebuzzi: ambientare le vicende in una scuola pubblica. Questa scelta fondamentale sposta i riflettori su temi cruciali come i budget scolastici, le barriere strutturali e la gestione concreta delle risorse, portando sullo schermo la vera realtà quotidiana della pubblica istruzione.

La storia di Vittoria e l’impatto con il Liceo Helen Keller

Il racconto prende le mosse dalle vicende di Vittoria, una sedicenne romana abituata a vivere in un contesto privilegiato e protetto. La sua esistenza viene improvvisamente stravolta quando la madre decide di trasferirsi e di iscrivere il fratello Matteo, un ragazzo autistico, proprio all’istituto speciale diretto da Stefano Fogli. Inizialmente spaesata e diffidente, la giovane protagonista dovrà compire un profondo percorso di crescita personale, superando i propri pregiudizi e imparando a confrontarsi con le fragilità e le unicità dei compagni.

La serie affronta il tema della disabilità e delle neurodivergenze senza alcuna retorica o pietismo, trattandole semplicemente come caratteristiche intrinseche e naturali dei ragazzi. Un aspetto ribadito anche dal cast, tra cui figurano Federica Pagliaroli, nei panni di una giovane insegnante alle prime armi, e Chiara Bordi, che interpreta la professoressa di educazione fisica Barbara, un personaggio chiave che insegna a guardare oltre i limiti fisici senza mai scadere nella compassione.

Un racconto corale senza stereotipi che punta al cuore del pubblico

Ciò che rende questa fiction un prodotto unico nel panorama televisivo italiano è la capacità di raccontare la disabilità attraverso gli occhi dei veri protagonisti, inserendoli in un contesto scolastico e sociale dove l’inclusione non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana. La scuola diventa così il palcoscenico in cui si intrecciano amicizie, scontri generazionali e scoperte profonde, mettendo in luce cosa significhi realmente avere un fratello o un compagno di banco neurodivergente.

Tra le pieghe della narrazione, la giovane protagonista si troverà persino a dover scegliere tra se stessa e ciò che è giusto fare, messa alla prova da un evento oscuro legato al suo passato. Con una regia attenta e interpretazioni intense, la serie punta a scardinare i vecchi cliché televisivi, offrendo alle famiglie e ai giovani spettatori uno specchio fedele e coraggioso della società contemporanea.

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