PFAS, da ottobre scattano nuove restrizioni in Europa: cosa cambia per giacche, scatole della pizza e cosmetici

Sono tra le sostanze chimiche più persistenti che abbiamo prodotto e per questo i PFAS sono diventati una delle principali questioni ambientali legate alla contaminazione chimica. Questa grande famiglia comprende migliaia di composti utilizzati per rendere i materiali resistenti all’acqua, ai grassi, alle macchie e al calore, caratteristiche che li hanno resi molto diffusi nei prodotti di uso quotidiano.

Ora l’Unione europea interviene su una parte di questa famiglia, introducendo una restrizione specifica per il PFHxA, i suoi sali e le sostanze correlate, per i quali sono stati fissati limiti molto bassi.

La misura interessa diversi prodotti di consumo e vale in tutti gli Stati membri, quindi anche in Italia, ma è importante non confonderla con un divieto generale dei PFAS.

Cosa cambia dal 10 ottobre

Il nuovo regolamento stabilisce che, nei prodotti interessati, non sarà consentita l’immissione sul mercato o l’uso quando vengono raggiunte o superate queste concentrazioni:

  • 25 parti per miliardo (ppb) per la somma di PFHxA e suoi sali
  • 1.000 ppb per la somma delle sostanze correlate al PFHxA

Le restrizioni riguardano in particolare tessili, cuoio, pellicce e pelli destinati all’abbigliamento e ai relativi accessori, calzature, carta e cartone a contatto con alimenti e alcuni cosmetici.

Scatole della pizza

Per le scatole della pizza e gli altri imballaggi in carta o cartone destinati al contatto con gli alimenti, significa che dal 10 ottobre non potranno essere utilizzati o immessi sul mercato se superano i limiti fissati per PFHxA e sostanze correlate.

Il cambiamento sarà quindi soprattutto a monte, nella produzione degli imballaggi. Il consumatore non vedrà una nuova etichetta sulla scatola, ma i produttori dovranno rispettare obbligatoriamente i nuovi limiti.

Giacche impermeabili e calzature

La stessa restrizione interessa abbigliamento, accessori e calzature. Sono quindi coinvolti anche prodotti come le giacche impermeabili, nei quali le sostanze fluorurate sono state utilizzate proprio per ottenere proprietà idrorepellenti.

Non significa però che da ottobre spariranno dal mercato tutti i prodotti contenenti PFAS: l’uso di altre sostanze appartenenti a questa famiglia è ancora consentito.

Cosmetici

Anche i prodotti cosmetici rientrano nella nuova restrizione. I PFAS possono essere utilizzati in cosmetica per alcune loro proprietà, ad esempio per conferire resistenza all’acqua, scorrevolezza o determinate caratteristiche alla formulazione.

La norma non individua singole categorie, come creme, mascara o shampoo ma stabilisce una restrizione per i prodotti cosmetici che rientrano nella definizione prevista dalla legislazione europea che da ottobre dovranno quindi rispettare gli stessi limiti previsti per PFHxA e sostanze correlate.

Perché proprio il PFHxA

La decisione europea nasce da una valutazione nell’ambito del regolamento REACH. Il PFHxA è considerato particolarmente problematico soprattutto per la sua elevata persistenza e mobilità nell’ambiente. Inoltre, alcune sostanze correlate possono trasformarsi in PFHxA, contribuendo alla sua presenza nell’ambiente.

L’Europa ha quindi scelto di intervenire soprattutto sugli utilizzi considerati dispersivi, caratterizzati da emissioni difficili da controllare e per i quali esistono alternative.

La restrizione non si ferma comunque al 10 ottobre 2026. Dal 10 ottobre 2027 sarà estesa anche ad altre categorie di tessili, cuoio, pellicce e pelli destinati ai consumatori, come alcuni prodotti per la casa. Sono inoltre previste scadenze diverse per alcune schiume antincendio.

La strada è ancora lunga

Questa nuova restrizione rappresenta un passo avanti nel tentativo di ridurre l’utilizzo di alcune sostanze PFAS, ma non risolve certo la questione nel suo complesso.

Parliamo infatti di migliaia di composti ancora utilizzati e, nell’Unione europea, è tuttora in discussione una proposta di restrizione molto più ampia. Nel frattempo, molti PFAS continuano a essere impiegati in numerosi settori e sono già dispersi nell’ambiente (con tutto ciò che ne consegue).

Se l’obiettivo è davvero ridurre la presenza di queste sostanze, serviranno scelte europee più coraggiose e una progressiva eliminazione degli utilizzi non indispensabili, soprattutto quando esistono alternative sicure e praticabili. La stretta di ottobre va nella direzione giusta, ma resta solo un tassello di una partita molto più grande, quella contro una famiglia di sostanze che, nonostante decenni di attenzione, è ancora tutt’altro che alle nostre spalle.

Fonte: Regolamento (UE) 2024/2462 

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