Le remote Isole Kerguelen, un arcipelago di origine vulcanica disperso nell’Oceano Indiano meridionale e noto poeticamente come le Isole della Desolazione, custodiscono un segreto biologico svelato solo oggi. Un team di ricercatori internazionali, guidato da scienziati dell’Università della California, Berkeley e di istituti cileni, ha pubblicato su Communications Biology uno studio destinato a ridefinire la tassonomia dei pinguini.
Analizzando l’intero genoma di 64 esemplari provenienti da 10 colonie diverse, i biologi hanno scoperto che quelli che credevamo essere semplici pinguini papua (Pygoscelis papua) appartengono in realtà a 4 specie distinte e separate evolutivamente tra 300.000 e 500.000 anni fa. La novità più clamorosa riguarda l’individuazione di una specie del tutto inedita per la scienza: il Pygoscelis kerguelensis, che abita l’arcipelago francese ed è la prima nuova specie di pinguino identificata dal 1921.
Il mistero custodito nei musei per oltre un secolo
La scoperta assume contorni ancora più affascinanti se si pensa che il modello ufficiale di riferimento, l’olotipo su cui si basa la descrizione della specie, era custodito indisturbato dal 31 dicembre 1897 all’American Museum of Natural History di New York, raccolto a suo tempo dal naturalista Robert Hall. Per oltre un secolo la scienza ha ignorato la reale identità di quell’esemplare, così come di altri conservati fin dal 1874.
La separazione di queste popolazioni è stata favorita dall’isolamento geografico estremo e dal Fronte Polare Antartico, una barriera naturale di correnti e temperature. A differenza di altri uccelli marini, i pigoscelidi hanno una dieta generalista che comprende pesci, calamari, seppie e krill, riducendo la necessità di lunghe migrazioni e trasformando le isole in roccaforti genetiche uniche, dotate di specifici adattamenti nei muscoli, nel sistema nervoso e nel metabolismo.
Dalla divisione tassonomica all’allarme estinzione
La revisione scientifica promossa dai ricercatori – tra cui spiccano i contributi della biologa Daly Noll e della docente Juliana Vianna – scompone il vecchio gruppo in quattro entità distinte: il Pygoscelis papua settentrionale delle Falkland, il Pygoscelis ellsworthi meridionale della penisola Antartica, il Pygoscelis taeniata orientale delle isole Crozet, Marion e Macquarie, e infine il nuovo Pygoscelis kerguelensis.
Purtroppo, la gioia della scoperta si scontra con una cruda realtà ambientale. Secondo i modelli climatici elaborati dal team, entro il 2050 tre di queste specie rischiano di perdere gran parte del proprio habitat a causa del riscaldamento globale. L’assenza di terre vicine in cui rifugiarsi rende queste popolazioni insulari particolarmente vulnerabili, imponendo alle istituzioni internazionali l’urgente necessità di avviare strategie di conservazione mirate per ciascuna specie prima che sia troppo tardi.
Fonte: Communications Biology