Glifosato addio? In Francia coltivano grano senza insetticidi né fungicidi, grazie alle alge

In Bretagna una cinquantina di agricoltori stanno coltivando circa 500 ettari di grano senza utilizzare insetticidi né fungicidi di sintesi. Uno degli ingredienti di questa piccola rivoluzione agricola arriva praticamente da dietro casa: le alghe marine, trasformate in biostimolanti e utilizzate per aiutare le piante a crescere e affrontare meglio gli stress.

Il progetto è portato avanti da Merci les Algues, associazione nata in Bretagna per costruire filiere agricole e alimentari che utilizzino maggiormente soluzioni derivate dalle alghe. Il grano è diventato uno dei casi più avanzati: dai campi passa ai mulini e poi finisce in farine, biscotti e crêpes prodotti da aziende locali. Altro che alghe relegate all’insalata o abbandonate sulla battigia. Qui sono entrate direttamente nel ciclo produttivo del pane.

Come le alghe aiutano il grano

I prodotti impiegati nei campi vengono sviluppati anche da Olmix Group, azienda con sede a Bréhan, nel Morbihan, specializzata nelle biotecnologie marine. Gli estratti algali vengono utilizzati come biostimolanti: servono a sostenere la crescita della pianta, la fotosintesi e la capacità di reagire a condizioni difficili come caldo e scarsità d’acqua.

La stessa Olmix presenta queste soluzioni come strumenti inseriti nei programmi per ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari. Nella filiera del grano di Merci les Algues il lavoro non si limita naturalmente a una spruzzata di estratto marino. Gli agricoltori seguono un percorso di coltivazione dedicato e vengono accompagnati dai tecnici durante il ciclo della pianta. L’obiettivo dichiarato è arrivare dalla semina alla raccolta senza insetticidi né fungicidi sintetici.

La produzione annuale si aggira tra le 2.500 e le 3.000 tonnellate di grano. Alcuni produttori hanno inoltre scelto di aderire alla filiera per diversi anni, trasformando quello che era nato come esperimento in una pratica agricola ormai abbastanza strutturata.

Dal campo alla farina

Il grano non rimane fermo nei silos in attesa che qualcuno decida cosa farne. Intorno al progetto è stata costruita una vera filiera locale. Tra gli aderenti compare Paulic Meunerie, gruppo molitorio bretone che partecipa al progetto dal 2018 e trasforma il cereale in farina. La stessa farina viene poi utilizzata da aziende come Bernard Jarnoux Crêpier e Biscuiterie de Kerlann. Quest’ultima, secondo Merci les Algues, dal 2020 utilizza nella propria gamma farine ottenute da grano coltivato senza insetticidi né fungicidi di sintesi.

C’è anche un aspetto molto meno romantico delle alghe, ma decisamente importante per chi lavora nei campi: la valorizzazione economica del raccolto. La filiera prevede accordi sui volumi e sul prezzo del grano, con l’obiettivo di dare agli agricoltori una maggiore sicurezza mentre cambiano il proprio modo di produrre. Perché convincere un campo a cambiare abitudini è complicato. Convincere chi da quel campo deve ricavare uno stipendio richiede qualche garanzia in più.

Ora tocca alle patate

Le alghe stanno entrando anche in un’altra coltura molto presente in Bretagna: le patate. A Guilliers, nel Morbihan, Fabrice Sablé utilizza da anni prodotti derivati dalle alghe. È agricoltore e co-presidente di Merci les Algues e nella sua azienda coltiva anche patate inserite nel progetto. Per questa filiera l’associazione parla di coltivazioni senza insetticidi e con una riduzione del 60% dei trattamenti fungicidi.

Durante i periodi di caldo i biostimolanti vengono utilizzati anche per aiutare le piante a sopportare meglio lo stress idrico. Un fronte destinato a diventare sempre più importante in agricoltura, soprattutto nelle estati segnate da temperature elevate e piogge irregolari. Merci les Algues sta già allargando il modello ad altre produzioni. Tra queste compare anche l’orzo, coltivato con soluzioni derivate dalle alghe e poi utilizzato per produrre birra.

Sei anni fa l’idea era mettere in comunicazione il mare bretone e i campi. Ora ci sono centinaia di ettari coltivati, mulini, biscotti, crêpes e perfino patate coinvolte nel progetto. Le alghe, a quanto pare, hanno trovato un altro posto dove lavorare. Anche quando il mare è parecchi chilometri più in là.

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