Dal bocchettone esce benzina vera, solo che prima non c’è stato nessun pozzo petrolifero. La macchina sviluppata dalla statunitense Aircela prende la CO₂ direttamente dall’aria, ricava idrogeno dall’acqua e li trasforma in carburante utilizzabile nei normali motori a benzina. Una singola unità è progettata per produrne circa un gallone americano al giorno, poco meno di 3,8 litri.
La tecnologia è già uscita dai rendering: Aircela ha mostrato la macchina in funzione a New York nel maggio 2025 e oggi sta lavorando con partner selezionati per provarla in condizioni reali. L’obiettivo dichiarato è avviare una disponibilità commerciale limitata in alcuni mercati degli Stati Uniti dalla fine del 2026.
Come si fa benzina partendo dall’aria
Il primo passaggio è la cattura diretta dell’anidride carbonica atmosferica, la cosiddetta Direct Air Capture. La macchina fa passare l’aria attraverso una soluzione acquosa contenente idrossido di potassio, che lega la CO₂.
Contemporaneamente entra in gioco l’acqua. Attraverso l’elettrolisi, alimentata con elettricità rinnovabile, viene separata per ottenere l’idrogeno necessario alla fase successiva. CO₂ e idrogeno vengono quindi combinati per produrre metanolo, che viene trasformato in benzina attraverso un processo catalitico già noto come methanol-to-gasoline.
Il risultato, secondo i dati dell’azienda, è una benzina senza carbonio fossile, etanolo, zolfo e metalli pesanti. Gli ultimi test indicano un numero di ottano di 90 AKI, equivalente a oltre 95 RON sulla scala utilizzata in Europa. E soprattutto non serve inventarsi un’automobile apposta. Aircela dichiara che il carburante può essere usato direttamente nei motori a combustione già esistenti, puro oppure miscelato con la normale benzina, e distribuito con un comune erogatore.
Una macchina può catturare circa 10 kg di CO₂ al giorno
Facendola funzionare continuamente, Aircela stima che ogni unità possa catturare e convertire circa 10 chilogrammi di CO₂ al giorno, producendo nello stesso periodo circa 3,8 litri di carburante.
È una scala ancora piccola se pensiamo ai consumi di un’automobile, ma l’idea dell’azienda parte proprio dalla modularità. Le macchine possono lavorare singolarmente, per una produzione locale, oppure essere installate in gruppi di decine, centinaia o potenzialmente migliaia di unità. Una specie di produzione distribuita del carburante, senza una grande raffineria centrale e senza dover trasportare petrolio da una parte all’altra del mondo.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Aircela immagina applicazioni anche in località remote o dove portare carburante attraverso le infrastrutture tradizionali è complicato: servono aria, acqua e una fonte di elettricità.
Sì, serve parecchia elettricità
La macchina, naturalmente, non crea energia dal nulla. Aircela stima che, raggiunta un’efficienza complessiva superiore al 50%, per produrre un gallone di benzina siano necessari circa 75 kWh di elettricità. È quindi fondamentale da dove arrivi quell’energia. Il sistema è progettato per essere alimentato da fonti rinnovabili; se viene collegato direttamente alla rete elettrica, la sua impronta climatica dipende invece dal mix utilizzato in quel momento.
È anche uno dei motivi per cui gli e-fuel vengono studiati soprattutto dove continuare ad avere un combustibile liquido può essere particolarmente utile. L’Agenzia internazionale dell’energia indica i carburanti sintetici tra le opzioni che possono contribuire alla decarbonizzazione soprattutto nei settori più difficili da elettrificare direttamente, come aviazione e navigazione.
La macchina di Aircela aggiunge però un elemento particolare a questo scenario: porta l’intero processo in un sistema compatto e modulare, con l’ambizione di produrre il carburante vicino al luogo in cui verrà utilizzato.
La CO₂ viene presa dall’aria prima di tornare nell’aria
©Aircela
Quando questa benzina viene bruciata, dal tubo di scarico esce nuovamente CO₂. La differenza rispetto alla benzina convenzionale sta nella provenienza del carbonio. Nel carburante fossile viene estratto dal sottosuolo carbonio rimasto fuori dal ciclo atmosferico per milioni di anni. Qui viene invece utilizzata CO₂ già presente nell’atmosfera, catturata dalla macchina e successivamente restituita durante la combustione.
Per questo Aircela parla di carburante carbon neutral, a condizione che l’energia utilizzata per produrlo sia rinnovabile. La stessa Agenzia internazionale dell’energia, nel suo rapporto sulla Direct Air Capture, considera la CO₂ catturata direttamente dall’aria una possibile materia prima per produrre combustibili sintetici, distinguendo questo utilizzo dalla rimozione permanente del carbonio.
Dalla macchina funzionante alla produzione commerciale
Per ora Aircela sta ancora lavorando sulla fase che separa una macchina funzionante da un prodotto fabbricato su larga scala. L’azienda non ha ancora comunicato un prezzo commerciale definitivo e indica tra le voci decisive il costo dell’elettricità rinnovabile e quello della produzione industriale delle unità. Conta di ridurli aumentando i volumi e sottolinea che il sistema è stato progettato utilizzando materiali comuni, senza ricorrere a metalli preziosi.
La commercializzazione dovrebbe cominciare in forma limitata in alcuni mercati statunitensi dalla fine del 2026, mentre sono già in corso test con partner selezionati. Sul sito dell’azienda è aperta anche una lista d’attesa per ricevere informazioni sull’arrivo delle prime macchine.
Rimane un oggetto parecchio curioso: prende aria e acqua da una parte e, con l’aiuto dell’elettricità, dall’altra fa uscire benzina che può finire direttamente nel serbatoio di un’auto già esistente. Quattro litri al giorno non sostituiranno domani mattina una raffineria. Per una macchina che parte dall’aria, però, sono già quattro litri che fino a pochi anni fa avremmo probabilmente cercato solo in un laboratorio.
