Un’ondata di calore può lasciare il segno nel giro di pochi giorni. Per capire cosa può succedere, invece, quando l’esposizione a eventi climatici estremi avviene durante la gravidanza o nei primissimi anni di vita, i ricercatori arriveranno a guardare perfino la metilazione del DNA nella saliva di 400 bambini, confrontando campioni raccolti a 1 e 13 anni.
È solo uno dei tasselli di E-CHANGE, il progetto appena partito all’Università di Torino per capire quanto il cambiamento climatico incida sulla salute, dai decessi durante le ondate di calore agli effetti che potrebbero comparire molti anni dopo una gravidanza trascorsa sotto temperature anomale.
Il progetto è iniziato il 1° settembre 2026, durerà tre anni ed è finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza del Ministero dell’Università e della Ricerca con circa 1,32 milioni di euro. A coordinarlo è Giovenale Moirano, ricercatore del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino. Il programma mette insieme epidemiologia, biostatistica, biologia molecolare e scienze del clima. Il termometro, da solo, qui non basta. La scheda ufficiale del progetto fissa la conclusione al 31 agosto 2029.
Dal caldo alla West Nile, il calendario si allunga
La prima parte della ricerca guarda agli effetti che arrivano in fretta. E-CHANGE metterà in relazione ondate di calore, alluvioni e incendi boschivi con il numero giornaliero dei decessi, comune per comune, sull’intero territorio italiano. Poi allargherà il tempo di osservazione ai mesi successivi, studiando temperatura, precipitazioni ed eventi estremi insieme alla diffusione di due malattie trasmesse da vettori già presenti nel nostro Paese: virus West Nile e neuroborreliosi di Lyme.
Zanzare e zecche, del resto, rispondono anche alle condizioni ambientali che trovano intorno. Temperature e piogge possono modificare habitat, stagioni di attività e possibilità di trasmissione. Qui entrano però parecchie altre variabili, quindi il progetto analizzerà le associazioni senza trasformare automaticamente una coincidenza climatica in una causa. La parte più lunga comincia addirittura prima della nascita.
Oltre 10mila bambini e una storia iniziata in gravidanza
E-CHANGE userà i dati raccolti da due grandi coorti italiane madre-bambino che, insieme, superano i 10mila partecipanti. Una è NINFEA, coordinata dall’Unità di Epidemiologia dell’Università di Torino e della Città della Salute: dal 2005 segue circa 7.500 mamme e bambini attraverso questionari periodici.
L’altra è PiccoliPiù, avviata nel 2011 in ospedali di Firenze, Roma, Torino, Trieste e Viareggio, che ha seguito circa 3mila bambini dalla nascita, raccogliendo nel tempo informazioni sull’ambiente, la crescita e lo stato di salute.
Sono dati già accumulati nel corso degli anni e ora verranno riletti con una domanda diversa: cosa succede se gravidanza e primi due anni di vita coincidono con esposizioni ripetute a caldo estremo, alluvioni o altri eventi climatici? I ricercatori cercheranno eventuali associazioni con le curve di crescita e la salute respiratoria.
Poi ci sono quei 400 bambini e i campioni di saliva. E-CHANGE confronterà i pattern di metilazione del DNA misurati a 1 e 13 anni, cercando possibili segnali molecolari collegati alle esposizioni climatiche precoci. La metilazione può modificare il modo in cui alcuni geni vengono regolati senza cambiare la sequenza del DNA. Se emergerà un’associazione, da sola non basterà a dimostrare che un’ondata di calore o un’alluvione l’abbia provocata: in tredici anni dentro un organismo succedono parecchie altre cose.
Separare il clima che abbiamo da quello che avremmo avuto
C’è infine la parte forse più ambiziosa del progetto: provare a mettere un numero sul carico di malattia attribuibile al cambiamento climatico causato dalle attività umane.
I ricercatori lavoreranno con due climi. Il primo è quello realmente osservato, con le temperature e gli eventi estremi registrati negli ultimi anni. Il secondo esisterà nei modelli: sarà una ricostruzione di come quelle esposizioni avrebbero potuto distribuirsi in assenza delle forzanti antropogeniche che hanno riscaldato il pianeta. Le relazioni epidemiologiche tra clima e salute verranno applicate a entrambi gli scenari.
Da quel confronto E-CHANGE proverà a stimare quanta parte degli effetti sanitari osservati possa essere attribuita al riscaldamento antropogenico. È qualcosa di più preciso del contare quante persone muoiono durante un’estate molto calda: significa chiedersi quanta parte di quel rischio sarebbe rimasta anche nel clima che avremmo avuto senza l’aumento delle temperature prodotto dalle attività umane.
Serviranno dati sulla mortalità, sistemi di sorveglianza delle infezioni, informazioni climatiche, ambientali e socioeconomiche, oltre alle due coorti di nascita. Il risultato dovrebbe essere anche un’infrastruttura riutilizzabile per altre ricerche e, nelle intenzioni del gruppo, per costruire sistemi di allerta precoce e interventi sanitari più mirati verso chi è maggiormente esposto.
Per avere le risposte bisognerà aspettare. Intanto sul tavolo ci sono decessi registrati giorno per giorno, infezioni trasmesse da zanzare e zecche, oltre diecimila bambini seguiti per anni e 400 campioni di saliva conservati abbastanza a lungo da raccontare due età molto diverse della stessa persona. E-CHANGE proverà a capire quanta parte di quella storia porta anche l’impronta del clima che abbiamo cambiato.