Le ecomafie sono sempre più ricche, con business che crescono in continuazione, soprattutto quelli legati alla gestione illecita dei rifiuti. Ma nel 2025, per la prima volta, sono calati i reati ambientali. Si parla comunque di 35.735 reati ambientali accertati, un –12% rispetto al 2024 che non basta. Lo riferisce Legambiente nel suo rapporto Ecomafia 2026.
Gli affari delle ecomafie
Il primato dei reati è tristemente raggiunto dalla gestione illecita dei rifiuti, su cui le ecomafie si sono concentrate, facendo registrare 10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno). Questa situazione non si verificava dal 2018 ed è un segnale molto preoccupante, così come preoccupa anche la forte crescita degli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%).
Menzione a parte, purtroppo, meritano gli incendi boschivi di origine dolosa, che nel 2025 sono stati ben 3.586, il 10,7% in più del 2024: oltre 90mila ettari sono andati letteralmente in fumo, provocando un’immensa perdita di storia, biodiversità e bellezze naturali.
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Come dimostrato infatti da uno studio guidato dall’Università di Gottinga (Germania), gli incendi boschivi, anche se possono essere domati in poco tempo, sono in grado di provocare danni al suolo molto pesanti, che persistono anche per decenni.
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Purtroppo a tutto questo si aggiunge l’incremento del numero dei clan mafiosi coinvolti che raggiungono quota 393 secondo il censimento effettuato dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia. Dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, inoltre, l’associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, purtroppo, ovvero Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, dove l’incidenza dei reati accertati nel 2025 è salita al 44,3%.
I reati ambientali e gli illeciti amministrativi
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Nel 2025 nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati, –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023.
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Al calo dei reati ambientali, che comunque non basta, si affianca purtroppo l’aumento degli illeciti amministrativi, che raggiungono quota 77.895, con un +11,4% rispetto al 2024. Questi, sommati ai 35.735 reati ambientali, portano ad un terrificante totale di 113.630 violazioni, una spaventosa media di 311 al giorno, 13 ogni ora.
In mezzo a tutte queste cifre che sembrano lasciarci senza speranza, si registra però un dato importante: l’applicazione della Legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi.
Infatti, accanto a una riduzione complessiva del numero di reati, crescono anche i casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale).
Il business del cemento e l’abusivismo
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Secondo l’ultima stima sull’abusivismo elaborata dall’Istat, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità.
I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi – commenta Enrico Fontana responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente – non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo
Il cemento è un business enorme, che si scontra “inevitabilmente” con la tutela ambientale. E quando lo scontro non può risolversi, scatta l’abusivismo, E poi spesso, purtroppo, il condono, il colpo di spugna che ogni tanto qualche Governo lancia con obbiettivi del tutto diversi dal rispetto per i territori.
Il 2025 – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. […] ma ci sono ancora molto norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti
Fonte: Legambiente
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