Questa è la serra sul tetto più grande del mondo: così si coltivano in città 45 tonnellate di cibo al mese senza terreno

Sopra un vecchio magazzino Sears di Montréal ci sono 15.217 metri quadrati di vetro, tubi, pomodori, cetrioli e melanzane. È la serra commerciale costruita su un tetto più grande del mondo secondo il Guinness World Records: 163.800 piedi quadrati nel quartiere di Ville Saint-Laurent, completati nel 2020 dove prima c’era, molto semplicemente, un tetto industriale.

A costruirla è stata Lufa Farms, azienda nata a Montréal nel 2009. La sua prima serra commerciale sul tetto aprì ad Ahuntsic nel 2011 e occupava circa 2.880 metri quadrati. Quella di Ville Saint-Laurent è più di cinque volte tanto e, una volta entrata a pieno regime, ha raddoppiato la capacità produttiva dell’azienda. La stima dichiarata allora era sufficiente a servire l’equivalente di circa 10mila famiglie, circa il 2% dei nuclei familiari della città secondo Guinness.

Un tetto industriale trasformato in terreno agricolo

La scelta del tetto risolve innanzitutto un problema piuttosto concreto: trovare spazio per coltivare dentro una città senza occupare nuovo suolo. La serra di Ville Saint-Laurent utilizza un edificio già esistente e concentra la produzione soprattutto sulle colture rampicanti e verticali. Pomodori, cetrioli e melanzane salgono verso il vetro invece di allargarsi su ettari di terreno ai margini della città.

È la versione cresciuta parecchio di un esperimento cominciato quindici anni fa. La prima serra Lufa misurava 31mila piedi quadrati; poi sono arrivati Laval nel 2013, Anjou nel 2017 e infine il gigantesco impianto di Saint-Laurent. Il principio è rimasto quello: usare superfici urbane che normalmente servono soprattutto a prendere sole, pioggia e neve. Non esattamente il curriculum agricolo più promettente.

L’acqua fa più di un giro

La parte interessante si trova anche sotto le piante. L’acqua piovana e quella proveniente dallo scioglimento della neve vengono raccolte e integrate in un sistema idroponico a circuito chiuso. L’acqua d’irrigazione e i nutrienti vengono filtrati e rimessi in circolo invece di essere scaricati dopo un solo utilizzo.

Secondo i dati pubblicati da Lufa Farms, questo sistema consente di risparmiare oltre la metà dell’acqua rispetto a una serra che non pratica il ricircolo. È un confronto molto più preciso del generico “l’idroponica consuma pochissima acqua”: dipende dal sistema utilizzato e, soprattutto, da quante volte quell’acqua viene recuperata.

Anche il tetto stesso entra nel bilancio energetico. Il calore proveniente dall’edificio sottostante aiuta a mantenere più alta la temperatura della serra, mentre il doppio vetro e due serie di tende termiche riducono le dispersioni. Secondo Lufa, le sue serre richiedono circa metà del riscaldamento necessario a strutture analoghe costruite a livello del suolo.

Questo non rende però la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico: nelle notti invernali più fredde l’azienda dichiara di utilizzare anche riscaldatori ad alta efficienza alimentati a gas naturale. Un dettaglio meno fotogenico dei pomodorini sospesi sopra Montréal, ma abbastanza importante per capire come funziona davvero il sistema.

Contro gli afidi arrivano le vespe

Poi ci sono i lavoratori più piccoli della serra, e decisamente meno sindacalizzabili. Lufa utilizza il controllo biologico degli insetti dannosi invece di affidarsi ai pesticidi sintetici: tra gli organismi introdotti ci sono anche vespe parassitoidi impiegate contro gli afidi.

Quando il biocontrollo non basta, il personale controlla direttamente le colture, individua le piante colpite e rimuove quelle compromesse. È agricoltura ad alta tecnologia, quindi, ma con una parte del lavoro affidata a insetti che fanno esattamente quello che farebbero altrove: mangiare o parassitare altri insetti. Solo con una job description più elegante.

Nel 2024 è arrivata un’altra serra, più piccola e più tecnologica

Nel frattempo Lufa ha continuato a occupare tetti. Nel 2023 nello stesso edificio di Ville Saint-Laurent ha aperto anche una fattoria indoor con coltivazione idroponica su un unico livello per ortaggi a foglia ed erbe aromatiche. Nel 2024 è arrivata poi la quinta serra costruita dall’azienda, sopra il complesso commerciale Marché Central.

Misura 127mila piedi quadrati, circa 11.800 metri quadrati, ed è stata realizzata sopra gli edifici che ospitano Walmart e Decathlon. È più piccola della primatista, ma Lufa la definisce la propria serra più avanzata: utilizza LED ad alta intensità, vetri doppi isolanti, copertura in vetro diffusore e tende oscuranti.

Il progetto è cresciuto anche fuori dalle serre. Lufa Farms parla di oltre 400 produttori e aziende partner e circa 25mila ceste spedite ogni settimana attraverso il suo mercato online. Dentro finiscono i prodotti coltivati sui tetti, ma anche quelli di agricoltori, fornai e altri produttori locali. La fattoria urbana, insomma, è diventata anche una rete di distribuzione.

La visione dichiarata dall’azienda resta quella di una città piena di fattorie sui tetti. Per ora il suo esempio più grande è ancora lì: oltre 15mila metri quadrati di coltivazioni sopra un ex magazzino Sears. Un terreno agricolo che, sulle mappe, continua a sembrare semplicemente un edificio.

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