Il Regno Unito vieta le salviette umidificate con plastica: perché in Italia le usiamo ancora ogni giorno?

Le usiamo per struccarci, pulire le mani dei bambini, igienizzare il bagno o dare una passata veloce al pavimento. Sembrano poco più che pezzi di tessuto imbevuto, ma molte delle salviette umidificate che finiscono ogni giorno nella spazzatura, e troppo spesso nel WC, contengono in realtà plastica.

Il Regno Unito ha deciso di intervenire alla radice: tra la fine del 2026 e il 2027 entrerà progressivamente in vigore il divieto di vendita e fornitura ai consumatori delle salviette umidificate monouso contenenti plastica.

Il primo a partire sarà il Galles, il 18 dicembre 2026. Seguiranno l’Irlanda del Nord il 18 maggio 2027, l’Inghilterra il 19 maggio e infine la Scozia l’11 agosto 2027.

Una decisione che riguarda prodotti comunissimi e che apre inevitabilmente una domanda: cosa succede invece in Italia?

Quali salviette saranno vietate

Il divieto britannico non significa che dagli scaffali spariranno tutte le salviette. Nel mirino ci sono quelle monouso che contengono plastica: dalle salviette per neonati a quelle struccanti, dalle maschere viso in tessuto alla carta igienica umidificata, fino alle salviette antibatteriche, per l’igiene personale e per la pulizia della casa. In Inghilterra il divieto riguarderà sia le vendite nei negozi sia quelle online.

Continueranno invece a essere disponibili le salviette prive di plastica e quelle riutilizzabili. Sono inoltre previste alcune eccezioni, soprattutto per esigenze mediche e sanitarie, con modalità leggermente diverse nelle quattro nazioni britanniche.

Il punto, dunque, non è eliminare la salvietta in sé, ma la componente plastica che spesso permette al materiale di essere più resistente e di non disfarsi facilmente quando viene bagnato.

Ed è proprio questa caratteristica a trasformarsi in un problema quando la salvietta finisce dove non dovrebbe.

Perché le salviette sono un problema enorme per le fogne

A differenza della carta igienica, le salviette non si disgregano rapidamente nell’acqua. Quando vengono buttate nel WC possono impigliarsi nelle tubature e unirsi a oli e grassi formando i famigerati “fatberg”, enormi masse compatte capaci di ostruire le reti fognarie.

Secondo Water UK, le salviette sono coinvolte nel 94% delle ostruzioni delle fogne britanniche e la loro rimozione costa al settore idrico circa 200 milioni di sterline ogni anno. Ogni anno nel Regno Unito verrebbero gettate nel WC circa 2,9 miliardi di salviette.

Il problema, però, non finisce sottoterra. Le salviette contenenti plastica disperse nell’ambiente possono degradarsi nel tempo rilasciando microplastiche nei corsi d’acqua e nei mari. Il governo britannico cita anche dati di monitoraggio secondo cui tra il 2015 e il 2020 sono state trovate in media 20 salviette ogni 100 metri di spiaggia monitorata nel Regno Unito.

Ed è importante chiarire un’altra cosa: togliere la plastica non trasforma automaticamente una salvietta in carta igienica.

Water UK sottolinea infatti che anche le salviette plastic-free possono provocare ostruzioni se vengono gettate nel WC, perché possono impiegare molto più tempo della carta igienica a disfarsi. La regola più semplice resta quindi una: le salviette vanno nel cestino, non nel water.

E in Italia? Le salviette con plastica non sono vietate

Ed eccoci alla differenza più interessante, in Italia, almeno per ora, non esiste un divieto generalizzato di vendita delle salviette umidificate contenenti plastica come quello deciso dal Regno Unito.

Il nostro Paese applica invece la direttiva europea sulla plastica monouso, la cosiddetta direttiva SUP 2019/904, recepita con il decreto legislativo 196 del 2021, entrato in vigore nel gennaio 2022.

La direttiva europea ha vietato alcuni prodotti usa e getta in plastica, come posate, piatti, cannucce e bastoncini cotonati in determinate forme. Ma le salviette umidificate hanno ricevuto un trattamento diverso. Non sono inserite tra i prodotti di cui è vietata l’immissione sul mercato.

Sono invece sottoposte a tre tipi principali di misure: marcatura, responsabilità estesa del produttore e sensibilizzazione dei consumatori.

Tradotto: una salvietta umidificata monouso contenente plastica può ancora essere venduta in Italia.

Avete mai notato quel simbolo sulla confezione?

La normativa europea obbliga le confezioni delle salviette contenenti plastica a riportare una marcatura ben visibile che informi il consumatore della presenza di plastica nel prodotto e degli effetti ambientali derivanti dalla sua dispersione o da uno smaltimento scorretto.

È lo stesso principio applicato, per esempio, anche ad alcuni prodotti per l’igiene femminile e ai prodotti del tabacco con filtri.

Le linee guida europee precisano inoltre cosa si intende per salvietta contenente plastica. Rientrano nella direttiva, per esempio, quelle realizzate con polimeri sintetici o con determinati polimeri modificati chimicamente; sono invece fuori da questa specifica disciplina le salviette costituite interamente da polimeri naturali non modificati chimicamente, come viscosa e lyocell.

Per il consumatore significa una cosa molto concreta: vale la pena leggere non soltanto la scritta “biodegradabile” o “flushable”, ma controllare la composizione e la presenza della marcatura relativa alla plastica.

Dal 2024 anche i produttori devono contribuire ai costi ambientali

C’è poi un altro aspetto meno visibile, la normativa italiana prevede per le salviette umidificate contenenti plastica un sistema di responsabilità estesa del produttore.

In base al D.lgs. 196/2021, i produttori devono contribuire, in proporzione alla quantità di plastica presente nel prodotto, ai costi delle campagne di sensibilizzazione, della rimozione dei rifiuti dispersi nell’ambiente e del loro trasporto e trattamento. La scadenza prevista dalla normativa per l’operatività di questi sistemi era il 31 dicembre 2024.

Il principio è quello ormai noto del “chi inquina paga”: una parte dei costi legati al fine vita di questi prodotti non dovrebbe ricadere esclusivamente sulla collettività.

Ma resta una differenza sostanziale rispetto alla scelta britannica, l’Europa e l’Italia, per le salviette, hanno scelto finora soprattutto di regolamentare la plastica presente nel prodotto; il Regno Unito ha deciso invece di arrivare alla sua eliminazione dal mercato consumer.

“Flushable” non significa che dovremmo buttarle nel WC

C’è infine un’abitudine che il nuovo divieto britannico non risolverà da solo: una salvietta può essere senza plastica e continuare a non essere una buona candidata per il water.

Proprio per questo le autorità britanniche stanno insistendo affinché sulle confezioni il messaggio sia inequivocabile: le salviette usate devono finire nel cestino.

È forse la lezione più semplice da portare anche in Italia. In attesa di capire se l’Unione europea o il nostro Paese sceglieranno in futuro di seguire Londra con un vero divieto, c’è già qualcosa che possiamo fare ogni volta che ne utilizziamo una: controllare se contiene plastica, preferire quando possibile alternative riutilizzabili o plastic-free e, soprattutto, non farla sparire tirando lo sciacquone. Perché sparire dalla nostra vista non significa affatto sparire dall’ambiente.

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