Una banana sbucciata e tagliata che rimane gialla più a lungo non è fantascienza: l’ha sviluppata la società britannica Tropic Biosciences, che ha usato l’editing genetico per intervenire sul processo di imbrunimento.
Tutti abbiamo visto una banana scurirsi, ma pochi sanno perché succede. All’interno delle cellule del frutto, alcuni componenti che normalmente restano separati vengono a contatto tra loro e con l’ossigeno dell’aria quando la polpa si danneggia, per esempio con la sbucciatura, il taglio o un semplice urto. A guidare la reazione sono gli enzimi chiamati polifenolossidasi (PPO), che trasformano queste sostanze in pigmenti bruni.
Il risultato non è solo estetico, l’annerimento altera infatti aspetto, gusto e consistenza e rende la banana meno appetibile, anche se è ancora perfettamente commestibile.
I ricercatori di Tropic sono partiti da una varietà di banana appartenente alla specie Musa acuminata, una delle due specie selvatiche da cui derivano le banane che mangiamo, comprese quelle che troviamo al supermercato. Per modificarla hanno usato una tecnica chiamata CRISPR/Cas9, una specie di forbici molecolari che tagliano il DNA in un punto preciso.
Il bersaglio è stato un gene chiamato PPO1, una sorta di ricetta che contiene le istruzioni per produrre uno degli enzimi responsabili dell’annerimento. La banana ha tre copie di questa ricetta e le hanno modificate tutte. Il cambiamento è minimo: poche lettere del DNA aggiunte o tolte, quanto basta per rovinare le istruzioni, così la cellula non riesce più a costruire l’enzima completo. Con meno enzima in azione, la polpa si annerisce molto meno.
Un punto importante è che non è stato aggiunto nessun gene di un’altra specie e che nella banana finale non è rimasto DNA estraneo. Per far funzionare CRISPR nelle cellule della pianta servono alcuni strumenti molecolari, ma secondo le analisi di Tropic, compreso il sequenziamento dell’intero genoma, questi elementi non sono rimasti nella banana. In altre parole, la pianta conserva la modifica mirata al gene coinvolto nell’imbrunimento, ma non il DNA usato per realizzarla.
Resta infine la prova dei test dopo la raccolta: confrontata con una banana convenzionale, quella modificata ha mostrato una riduzione dell’imbrunimento della polpa statisticamente significativa. Va detto però che questi risultati provengono dalla documentazione dell’azienda stessa.
È una banana OGM?
Veniamo alla domanda che viene un po’ spontanea leggendo questa notizia: parliamo di una banana OGM? Nel Regno Unito la banana è stata notificata come precision bred organism, una categoria prevista dal Precision Breeding Act che distingue le piante editate dagli OGM transgenici, a patto che contengano solo modifiche che potrebbero comparire anche con incroci o mutazioni tradizionali e nessun DNA estraneo.
Per l’Europa il discorso è un po’ diverso. Attualmente le piante ottenute con l’editing genetico sono trattate come OGM, in base a una sentenza della Corte di giustizia UE del 2018, e dovrebbero quindi seguire le complesse autorizzazioni previste per gli OGM.
Nel 2026 è arrivata però una riforma: il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (NGT), che i critici chiamano “nuovi OGM”. È stato approvato dal Consiglio il 21 aprile e in via definitiva dal Parlamento europeo il 17 giugno, ma le nuove regole si applicheranno solo dal 17 luglio 2028, fino ad allora vale la disciplina OGM.
Con la riforma, le piante con modifiche limitate, quelle della categoria NGT-1, saranno trattate come quelle ottenute con l’incrocio tradizionale e non saranno considerate OGM, mentre quelle con modifiche più complesse (NGT-2) resteranno soggette alle regole degli OGM. Le NGT-1 dovranno comunque essere iscritte in un registro pubblico, non potranno essere usate nel biologico e saranno etichettate solo come semi, non come prodotto finito.
La banana di Tropic potrebbe rientrare nella categoria NGT-1, ma al momento non c’è nessuna conferma.
La banana che non si annerisce è già in vendita?
Non ancora, nemmeno nel Regno Unito. La notifica è solo un passo avanti, serve adesso la valutazione di sicurezza alimentare della Food Standards Agency, con tempi ancora incerti, e per ora nessun organismo ottenuto con il precision breeding ha ricevuto l’autorizzazione alla vendita in Inghilterra.
Tropic ha invece già ottenuto il via libera in altri dieci Paesi, tra cui Giappone, Brasile e Filippine, e ha avviato coltivazioni in America Latina per servire quei mercati.
L’obiettivo dichiarato dall’azienda è ridurre gli sprechi. Secondo le sue stime, le banane che non annerisce potrebbero tagliare di oltre il 25% sprechi ed emissioni di CO2 lungo la filiera, e uno studio del governo britannico ha rilevato che nel Regno Unito ogni giorno si buttano 1,4 milioni di banane ancora commestibili. Il vantaggio riguarderebbe soprattutto la frutta già sbucciata, tagliata e pronta al consumo, come le macedonie da supermercato, ma sono dati dichiarati dall’azienda e non verificati su larga scala, l’impatto reale dipenderà anche da conservazione, trasporto e abitudini dei consumatori.
Fonte: Gov UK