In questo Paese rischi la pena di morte se appicchi un incendio boschivo

Appiccare volontariamente un incendio a un bosco, in Algeria, potrebbe costare la vita. La Camera bassa del Parlamento ha infatti appena approvato una modifica del Codice penale che estende la pena di morte a una serie di reati legati agli incendi dolosi e al rapimento di bambini.

Il testo riguarda in particolare i roghi appiccati intenzionalmente a foreste e campi e alcune forme di distruzione volontaria di proprietà pubbliche e private. Una riforma che ha ottenuto 221 voti favorevoli sui 407 membri dell’Assemblea Popolare Nazionale, con il sostegno della maggioranza presidenziale e dei partiti islamisti. Contrarie, invece, le forze della sinistra e quelle laiche.

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Non è ancora, però, l’ultimo passaggio. Il provvedimento dovrà essere esaminato dal Consiglio della Nazione, la Camera alta del Parlamento, prima di poter arrivare alla ratifica definitiva.

Ma restano, intanto, parecchi dubbi.

Perché l’Algeria vuole arrivare fino alla pena capitale

La stretta arriva dopo gli incendi che tra il 26 e il 30 agosto hanno colpito duramente il nord-est del Paese. Il bilancio ufficiale parla di almeno 12 morti, ma le cifre potrebbero essere molto più alte. Amnesty International sottolinea che le autorità non hanno ancora diffuso un conteggio complessivo delle vittime e cita fonti considerate credibili che parlano di oltre 70 morti in un solo comune.

Pochi giorni dopo gli incendi, il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva ordinato al ministro della Giustizia di intervenire sul Codice penale per “reintrodurre” la pena di morte nei confronti di chi appicca o istiga incendi dolosi. E soprattutto aveva avvertito che, una volta esauriti tutti i gradi di ricorso, le condanne avrebbero dovuto essere eseguite.

La pena capitale non è una novità nel sistema giudiziario algerino. Qui, i tribunali continuano a pronunciare condanne a morte, soprattutto per omicidio, ma il Paese non esegue una sentenza capitale dal 1993. Di fatto esiste quindi una moratoria che dura da oltre trent’anni.

Ora, però, la novità della riforma non sta soltanto nell’allargamento dei reati punibili con la morte, ma nella possibilità concreta che quella moratoria venga interrotta.

Non solo incendi: le modifiche al Codice penale intervengono, infatti, anche sui sequestri di minori. Il testo prevede la pena capitale per il rapimento di bambini e un ulteriore aggravamento nei casi accompagnati da tortura, violenza sessuale o altri maltrattamenti. Per alcuni dei reati coinvolti vengono inoltre escluse le circostanze attenuanti.

L’intervento di Amnesty

Amnesty International chiede alla Camera alta del Parlamento algerino di respingere le modifiche al Codice penale che ampliano l’uso della pena di morte, approvate dalla Camera bassa dopo oltre trent’anni senza esecuzioni nel Paese.

Secondo l’organizzazione, la riforma rappresenta un grave passo indietro sul fronte dei diritti umani. Le modifiche sono arrivate a poche settimane dai devastanti incendi che tra il 26 e il 30 agosto hanno colpito il nord-est dell’Algeria e dopo che il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva chiesto di inasprire le pene contro gli incendiari.

Il nuovo testo prevede la pena capitale anche per condotte formulate in modo molto ampio, come l’incitamento, l’incoraggiamento o la facilitazione di incendi dolosi, anche attraverso i social network, oltre che per alcuni gravi reati contro i minori.

Amnesty contesta inoltre la rapidità con cui gli emendamenti sono stati approvati, senza un confronto significativo con organizzazioni per i diritti umani e avvocati, e teme che norme così estese possano favorire abusi.

L’organizzazione ricorda che l’Algeria non esegue condanne a morte dal 1993, pur continuando a pronunciarle, e invita il Paese a trasformare questa moratoria di fatto in un passo verso l’abolizione definitiva della pena capitale.

Per Amnesty, gli incendi devono essere indagati a fondo e i responsabili perseguiti, ma la perdita di vite umane non può essere usata per giustificarne altre. La risposta dello Stato, sottolinea l’organizzazione, dovrebbe concentrarsi anche sulle cause dei roghi, sulle eventuali responsabilità nella prevenzione e nella gestione delle emergenze e sulle misure necessarie per evitare che tragedie simili si ripetano.

Insomma, se ci sarà l’approvazione anche della Camera alta, l’Algeria non si limiterà ad avere sulla carta la pena di morte per chi incendia deliberatamente boschi e campi: potrebbe anche riaprire, dopo più di trent’anni, la porta alle esecuzioni.

Fonte: Amnesty International

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