Case senza gas fossile, Roma resta indietro nella corsa alla transizione energetica: è penultima fra 15 capitali europee

Mentre l’Europa prova a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili, una parte decisiva della transizione si gioca dentro le nostre case. Caldaie, reti di riscaldamento, riqualificazione degli edifici e pompe di calore possono fare la differenza. È proprio su questo terreno che Roma arranca: tra 15 capitali europee analizzate da Greenpeace, la nostra Capitale si piazza al penultimo posto, davanti soltanto a Bucarest.

A dirlo è il nuovo rapporto “Gas-Free Cities? European Urban Heat Transition Ranking” di Greenpeace Europa centro-orientale, che mette a confronto proprio 15 grandi città europee per capire quanto siano realmente avanti nell’abbandono del gas fossile per il riscaldamento degli edifici. Uno studio che guarda alle emissioni, ma anche a politiche e pianificazione, infrastrutture, investimenti, governance e misure di protezione sociale.

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Il risultato per Roma è tutt’altro che lusinghiero: 49,8 punti su 100, “transizione limitata” e quattordicesimo posto in classifica.

La classifica

In testa troviamo Stoccolma, con 91,8 punti, seguita da Parigi con 83,5 e Vienna con 81,4. Le tre città arrivano ai vertici per ragioni differenti. Stoccolma ha ridotto al minimo il consumo diretto di combustibili fossili negli edifici e dispone di un sistema di riscaldamento ormai molto sviluppato, anche se – secondo il report – la forte dipendenza dall’incenerimento dei rifiuti, comprese le plastiche di origine fossile, impedisce di considerarlo completamente rinnovabile.

Parigi viene premiata per la rapida riduzione delle emissioni degli edifici, gli investimenti nelle reti di calore e le misure sociali. Vienna, invece, dispone di uno dei percorsi più chiari: il suo piano al 2040 prevede la sostituzione di circa 600mila impianti di riscaldamento a gas.

Sul fondo della classifica ci sono Atene, Roma e Bucarest. Secondo Greenpeace, in queste tre capitali la dipendenza dai combustibili fossili, una pianificazione ancora incompleta e un’attuazione limitata della transizione pesano più delle iniziative già avviate nel campo della riqualificazione e dell’elettrificazione.

La classifica:

  1. Stoccolma – 91,8
  2. Parigi – 83,5
  3. Vienna – 81,4
  4. Copenaghen – 78,9
  5. Amsterdam – 71,4
  6. Budapest – 61,8
  7. Praga – 61,4
  8. Berlino – 61,2
  9. Varsavia – 60,5
  10. Bruxelles – 60,3
  11. Madrid – 58,2
  12. Lisbona – 56,5
  13. Atene – 50,7
  14. Roma – 49,8
  15. Bucarest – 49,0
capitali gas

@Greenpeace

Perché Roma è così indietro

Anche se il rapporto riconosce una tendenza crescente verso l’elettrificazione e la riqualificazione energetica degli edifici, la sua trasformazione resta ancora “in fase embrionale”.

Il Climate City Contract di Roma collega la decarbonizzazione del patrimonio edilizio a una serie di investimenti pianificati e sono già in corso interventi sulle scuole e su altri edifici pubblici, con progetti che prevedono energie rinnovabili e sistemi di riscaldamento a basse emissioni, ma a pesare è il fatto che qui il gas continua ad avere un ruolo centrale per il riscaldamento e la produzione di acqua calda.

Circa il 57,6% dell’energia utilizzata direttamente negli edifici proviene ancora da combustibili fossili, secondo i dati riportati nello studio. Le emissioni degli edifici sono diminuite del 6,5% tra il 2020 e il 2024, ma restano relativamente elevate: 1,674 tonnellate di CO2 per abitante derivanti dall’uso di combustibili fossili negli edifici nel 2024.

Roma gas

@Greenpeace

Inoltre, la Capitale non ha ancora fissato una data ufficiale entro la quale abbandonare il riscaldamento alimentato da gas e dagli altri combustibili fossili. E manca anche un piano termico territoriale dedicato, cioè uno strumento che permetta di stabilire quartiere per quartiere quali tecnologie e infrastrutture utilizzare per sostituire progressivamente il gas.

La strategia di riqualificazione energetica del 2026 prevede una graduale sostituzione del gas con pompe di calore, isolamento degli edifici, fotovoltaico, solare termico e geotermia. Ma, sottolinea il rapporto, questa impostazione non si è ancora trasformata in una transizione su scala cittadina.

C’è poi un altro elemento destinato a pesare sulle scelte future: la concessione di lungo periodo relativa alla distribuzione del gas nell’ATEM Roma 1, che, secondo Greenpeace, introduce ulteriore incertezza sui tempi con cui la rete fossile potrà essere progressivamente smantellata.

In generale, le politiche stanno spingendo sempre di più verso pompe di calore e fonti rinnovabili e diversi progetti già finanziati vanno in questa direzione, ma le caldaie a gas continuano a essere contemplate nel percorso di trasformazione e non esiste ancora una tempistica definita per la loro eliminazione.

C’è però anche qualche esempio concreto di cambiamento: a Torrino-Mezzocammino Roma sta realizzando la prima scuola a energia quasi zero, progettata con un sistema geotermico per riscaldamento e raffrescamento, solare termico e un impianto fotovoltaico da 192 kWp, con l’obiettivo di rendere l’edificio energeticamente autosufficiente.

La nuova campagna “Gas-Free Cities”

Greenpeace ha lanciato la campagna “Gas-Free Cities”, chiedendo ai sindaci e alle amministrazioni locali di aderire alla Dichiarazione delle Città libere dal gas. L’obiettivo è ottenere impegni precisi: stabilire una data per l’abbandono del gas fossile e mettere in campo politiche locali coerenti con quel traguardo.

Le prime città a aderire sono state Chortkiv e Trostyanets, in Ucraina, e Vienna, che è diventata la prima capitale europea a firmare la Dichiarazione.

Per Roma, le priorità indicate nel rapporto sono molto chiare: fissare una data per l’eliminazione del riscaldamento a combustibili fossili, completare un piano termico territoriale, accelerare la diffusione di pompe di calore e sistemi alimentati da fonti rinnovabili e fare in modo che i futuri programmi di ristrutturazione non prevedano più l’installazione di nuove caldaie fossili.

Greenpeace chiede inoltre ai governi europei di fissare l’abbandono del gas entro il 2035, accompagnando le città con investimenti in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica.

Insomma, la transizione energetica si decide certamente nelle strategie nazionali ed europee, ma alla fine prende forma nei quartieri, nei condomini, nelle scuole e nelle case. Ed è proprio qui che, secondo questa classifica, Roma ha ancora molta strada da fare.

Il report integrale di Greenpeace CEE lo trovi QUI.
La sintesi in italiano con la scheda su Roma la trovi QUI.

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