Non solo acqua, cibo, vino e falde sotterranee. L’acido trifluoroacetico, meglio conosciuto come TFA, è stato individuato anche nel sangue di tutte le 110 persone europee coinvolte in un nuovo studio commissionato dai Verdi al Parlamento europeo.
Il dato è significativo soprattutto per le concentrazioni rilevate: il valore mediano è risultato pari a 21,22 nanogrammi per millilitro, con livelli compresi tra 4,67 e 58,35 ng/mL. Secondo PAN Europe, che ha diffuso i risultati, si tratta di alcuni dei valori di TFA più elevati finora misurati direttamente nel sangue umano.
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Il campione dello studio è limitato e non permette naturalmente di stabilire quanto quelle concentrazioni siano rappresentative dell’intera popolazione europea, ma il fatto che il TFA sia stato trovato in tutti i campioni analizzati aggiunge un nuovo tassello a un quadro di contaminazione ambientale che negli ultimi anni è diventato sempre più difficile da ignorare.
Che cos’è il TFA e perché preoccupa
Il TFA, acido trifluoroacetico, appartiene alla vasta famiglia delle sostanze per- e polifluoroalchiliche, i PFAS, ed è uno dei composti fluorurati a catena ultracorta. Può essere rilasciato direttamente nell’ambiente oppure formarsi dalla degradazione di diverse sostanze contenenti gruppi fluorurati -CF3, tra cui alcuni pesticidi PFAS.
La sua caratteristica è la persistenza: una volta immesso nell’ambiente, il TFA è estremamente difficile da degradare ed è molto mobile. Ha quindi la capacità di spostarsi facilmente tra suolo, acque superficiali e falde, entrando nella catena alimentare.
A differenza di diversi PFAS a catena lunga, non tende ad accumularsi nei tessuti umani nello stesso modo. Ciò non significa però che l’esposizione sia trascurabile: proprio perché viene continuamente rilasciato nell’ambiente e si muove facilmente nell’acqua, possiamo entrarvi in contatto ripetutamente attraverso ciò che beviamo e mangiamo.
PAN Europe sottolinea inoltre che il TFA è stato classificato come tossico per la riproduzione e richiama studi che, a determinate dosi, hanno osservato possibili effetti sullo sviluppo nelle prime fasi della vita, sulla tiroide e sul sistema immunitario.
Lo studio
I ricercatori hanno analizzato il sangue dei 110 partecipanti per rintracciare sia PFAS a catena lunga sia quelli a catena corta e ultracorta. Il TFA è stato rilevato nel 100% dei campioni e, secondo i dati riportati, le sue concentrazioni erano mediamente da quattro a cinque volte superiori a quelle complessivamente osservate per gli altri PFAS a catena lunga analizzati.
C’è poi un particolare interessante: i livelli di TFA nel siero mostravano soltanto una debole correlazione con quelli del PFOA e poca o nessuna correlazione con gli altri PFAS a catena lunga. Un elemento che, secondo gli autori, suggerisce che le fonti di esposizione al TFA possano essere almeno in parte diverse da quelle degli altri composti fluorurati.
@Pan Europe
Il risultato si inserisce in una letteratura ancora relativamente scarsa: le misurazioni dirette del TFA nel sangue umano sono infatti molto meno comuni rispetto a quelle dedicate ai PFAS più noti.
Quanto TFA era stato trovato negli studi precedenti
Alcune ricerche condotte negli ultimi anni permettono però di fare un confronto. Uno studio su 252 adulti in Cina aveva rilevato TFA nel 97% dei campioni, con una concentrazione mediana di 8,5 ng/mL. Un’altra ricerca statunitense lo aveva trovato nel 74% di 81 partecipanti, mentre uno studio condotto su 119 adulti della Carolina del Nord aveva registrato una mediana di 17 ng/mL.
Più recentemente, uno studio sulla coorte norvegese EuroMix ha individuato il TFA come il singolo PFAS più abbondante tra quelli analizzati. Tra le persone che non assumevano fluoxetina, un farmaco fluorurato noto anche attraverso alcuni dei suoi nomi commerciali, la concentrazione mediana era di 6,22 ng/mL. Tra gli utilizzatori del farmaco saliva invece a 27,7 ng/mL.
È un dato importante perché mostra come anche alcuni medicinali fluorurati possano contribuire all’esposizione al TFA e ricorda quanto sia complesso ricostruire tutte le fonti di questa sostanza.
PAN Europe punta soprattutto il dito contro i pesticidi PFAS. Secondo l’organizzazione, sul mercato europeo sono presenti circa 30 sostanze attive pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS, utilizzate in centinaia di prodotti, e quasi tutte possono degradarsi formando TFA.
Secondo i dati richiamati dall’organizzazione, negli alimenti le concentrazioni possono risultare anche molto superiori rispetto a quelle presenti nell’acqua, rendendo il cibo una possibile fonte importante di esposizione per la popolazione.
Un recente studio sulle acque sotterranee austriache ha inoltre osservato un aumento significativo delle concentrazioni di TFA nell’arco di quattro anni. I livelli risultavano associati ad alcuni indicatori agricoli, come concentrazioni di nitrati e utilizzo di pesticidi, mentre non mostravano la stessa associazione con altri PFAS.
Il limite sanitario
Al momento non esiste una soglia di sicurezza specifica per il TFA nel sangue. L’EFSA ha però fissato una dose giornaliera accettabile di 0,014 mg per kg di peso corporeo, sulla base degli effetti osservati sulla tiroide. Nel rapporto questa dose viene associata, con una stima indicativa, a una concentrazione nel sangue di circa 24 ng/mL: un valore molto vicino alla mediana di 21,22 ng/mL rilevata nei 110 partecipanti. Il confronto va però interpretato con cautela, perché non si tratta di una soglia clinica e perché nella vita reale siamo esposti contemporaneamente a molti PFAS.
Per PAN Europe il problema è soprattutto la persistenza del TFA: continuando a immetterlo nell’ambiente, le concentrazioni sono destinate ad aumentare. Per questo l’organizzazione chiede il divieto dei pesticidi PFAS che possono generarlo e una più ampia restrizione europea su queste sostanze.
Insomma, lo studio non dimostra che i livelli rilevati causino effetti sulla salute, ma mostra quanto l’esposizione sia diffusa. Ed è chiaro che il TFA è stato trovato in tutti i campioni analizzati.
