Una petroliera carica di greggio prende fuoco nel Mar Nero, spiagge chiuse dopo l’attacco: si teme il disastro ambientale

Una colonna di fumo nero che sale dal mare e si allunga verso la costa e, sotto, una petroliera in fiamme. È questa l’immagine arrivata nelle ultime ore da Sochi, sul Mar Nero, dove la Aframax Rio, una grande nave cisterna battente bandiera liberiana, sarebbe stata colpita da un’imbarcazione senza equipaggio.

L’incendio è scoppiato nelle scorse ore al largo della celebre località turistica russa e ha costretto le autorità a chiudere temporaneamente spiagge e lungomare. A bordo c’erano 23 membri dell’equipaggio, tutti cittadini indiani: sono stati evacuati e nessuno risulta ferito.

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Ma è soprattutto quello che sta accadendo intorno alla nave a destare preoccupazione: secondo il ministero dei Trasporti russo, dopo l’attacco, del petrolio ha preso fuoco direttamente nelle acque del Mar Nero e per parecchio tempo l’intensità delle fiamme ha impedito alle unità di soccorso di avvicinarsi in sicurezza alla petroliera.

Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità russe, la Aframax Rio sarebbe stata raggiunta da una o più unità navali senza equipaggio, ossia mezzi che possono essere utilizzati come droni marini. Al momento, però, non è stato accertato in modo indipendente chi abbia condotto l’attacco. Se Mosca parla di mezzi senza equipaggio, l’Ucraina non ne ha rivendicato la responsabilità e attribuire con certezza l’azione a Kiev, dunque, sarebbe al momento prematuro.

La nave, costruita nel 2004 e con una portata lorda superiore alle 100 mila tonnellate, è stata associata negli ultimi anni al trasporto di petrolio russo verso mercati esteri. A febbraio 2026 l’Ucraina l’ha inserita nella propria lista di sanzioni, indicandola tra le imbarcazioni riconducibili alla cosiddetta “shadow fleet”, la “flotta ombra” utilizzata per il commercio del petrolio russo. Non risulta invece inserita nelle liste delle sanzioni dell’Unione europea o degli altri principali alleati occidentali di Kiev.

Intanto, i primi dati diffusi dalle autorità locali indicano che le concentrazioni degli inquinanti atmosferici rilevate a Sirius sarebbero rimaste al di sotto dei limiti massimi consentiti e, secondo l’amministrazione, non rappresenterebbero al momento un pericolo per la salute. Si tratta però di dati forniti dalle autorità russe e il monitoraggio continua.

Quanto petrolio è finito in mare?

È il punto su cui, al momento, resta maggiore incertezza. Il ministero russo dei Trasporti ha parlato esplicitamente di “combustione aperta di petrolio” nelle acque del Mar Nero, ma non è stata ancora resa pubblica una stima attendibile sulla quantità di greggio eventualmente fuoriuscita dai serbatoi.

Le immagini mostrano fiamme sulla superficie marina e un’enorme colonna di fumo scuro, elementi compatibili con la presenza di idrocarburi, ma parlare già di una grande marea nera o quantificare lo sversamento sarebbe prematuro.

Ed è proprio questa la parte dell’incidente da osservare nelle prossime ore.

Una petroliera di queste dimensioni può trasportare centinaia di migliaia di barili di greggio. La sua capacità teorica, però, non dice automaticamente quanto petrolio fosse effettivamente presente a bordo né, soprattutto, quanto ne sia eventualmente finito in mare.

Il Mar Nero sempre più coinvolto nella guerra

L’incendio della Aframax Rio arriva mentre il Mar Nero sta vivendo una nuova e pericolosa escalation degli attacchi contro la navigazione commerciale.

Nelle stesse ore, due navi mercantili sono state colpite da droni nella zona economica esclusiva della Bulgaria: una è affondata, mentre dall’altra l’equipaggio è stato evacuato, con due feriti. Le autorità bulgare hanno precisato che l’origine dei droni non è ancora stata accertata.

Nei giorni scorsi, poi, un’altra nave commerciale, di proprietà turca e carica di mais, era stata colpita nella zona economica esclusiva della Romania: nell’attacco sono morte due persone e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha attribuito quell’azione alla Russia.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito “inaccettabili” gli attacchi contro la navigazione civile, sottolineando il crescente rischio per navi ed equipaggi nel Mar Nero.

Ogni nave colpita porta con sé carburante, oli, merci e sostanze potenzialmente inquinanti. Ogni incendio in acqua può diventare anche un problema ambientale. E quando la guerra si sposta sulle rotte commerciali del Mar Nero, a trovarsi sempre più spesso sulla linea del fuoco non sono soltanto gli eserciti.

Fonte: Reuters

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