Habemus Stabilicum (o Melonellum): approvata la nuova legge elettorale che permette di votare anche a caregiver e fuorisede

Oggi, 8 ottobre 2026, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale, introducendo anche il voto fuorisede permanente per studenti, lavoratori, persone in cura e alcuni caregiver familiari. La riforma consentirà di votare nel Comune di domicilio temporaneo, senza dover tornare in quello di residenza, alle elezioni politiche, europee e ai referendum. Per studenti e lavoratori, però, serviranno almeno nove mesi di permanenza fuori regione, contro i tre mesi richiesti durante la sperimentazione del 2025. Il diritto diventa permanente, mentre i requisiti si fanno più rigidi. Una curiosa interpretazione del concetto di semplificazione.

La riforma, ribattezzata “Stabilicum” dalla maggioranza e “Melonellum” dalle opposizioni, sostituisce il Rosatellum e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Ma tra le modifiche che incidono direttamente sulla vita degli elettori c’è anche quella contenuta nell’articolo 8 del testo approvato dal Parlamento: il voto lontano dal Comune di residenza sarà possibile alle elezioni politiche, alle europee e ai referendum abrogativi e costituzionali, senza dover ricorrere ogni volta a una nuova sperimentazione. Prima dell’entrata in vigore mancano ancora la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Voto fuorisede, cosa cambia rispetto al 2025

La novità arriva dopo due sperimentazioni. Alle europee del 2024 potevano votare fuori sede soltanto gli studenti, mentre per i referendum dell’8 e 9 giugno 2025 la possibilità era stata estesa anche ai lavoratori e alle persone lontane da casa per cure mediche. Allora bastavano tre mesi di permanenza in un Comune situato in una provincia diversa da quella di residenza, come specificava il Ministero dell’Interno nelle istruzioni per i referendum del 2025.

Con la nuova legge, per studenti e lavoratori i mesi diventano nove e bisogna trovarsi in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale. Il diritto diventa permanente, mentre la permanenza richiesta si triplica. Facciamo due esempi. Uno studente residente a Palermo che frequenta l’università a Torino per l’intero anno accademico potrà chiedere di votare nel capoluogo piemontese, purché soddisfi i requisiti. Un lavoratore trasferitosi per quattro mesi da Bari a Milano, invece, resterà escluso dalla nuova possibilità.

E attenzione ai confini regionali: chi si trasferisce da Roma a Milano potrà accedere al voto fuorisede, mentre chi si trasferisce da Roma a Viterbo no, anche se la distanza dal seggio di residenza può essere comunque significativa. Per la legge elettorale, il confine regionale conta più dei chilometri.

Come funzionerà il voto fuorisede e quali documenti serviranno

Per votare nel Comune di domicilio temporaneo bisognerà iscriversi in un apposito elenco presso l’ufficio elettorale comunale. La domanda potrà essere presentata personalmente oppure attraverso strumenti telematici, allegando un documento di riconoscimento valido e la documentazione che attesta la condizione di fuorisede.

Per studenti e lavoratori che possiedono già i requisiti, la richiesta andrà presentata entro il 31 dicembre dell’anno precedente alle consultazioni. Chi acquisisce la condizione di fuorisede successivamente avrà trenta giorni dalla maturazione dei requisiti, fermo restando il limite di 45 giorni prima delle elezioni.

Il Comune di domicilio dovrà verificare con quello di residenza che l’elettore abbia diritto al voto. Entro il decimo giorno precedente la consultazione, poi, rilascerà un’attestazione con il numero e l’indirizzo del seggio assegnato. Naturalmente, per votare lontano da casa bisognerà prima dimostrare di vivere lontano da casa. Domanda, documentazione, verifica tra Comuni e attestazione finale.

Un’altra novità riguarda la scelta dei rappresentanti. Gli elettori fuorisede voteranno per le liste e i candidati del collegio e della circoscrizione in cui si trova il domicilio temporaneo, anziché per quelli del Comune di residenza. È una differenza rispetto alle europee del 2024, quando gli studenti ammessi alla sperimentazione potevano votare per i candidati della circoscrizione di origine.

Anche caregiver e persone fuori regione per curarsi potranno votare dove si trovano

Per chi si trova lontano dalla propria regione per ragioni sanitarie, il requisito temporale resta di tre mesi, comprendenti il giorno delle elezioni. La norma riguarda chi riceve assistenza sanitaria, terapia o trattamenti medici presso una struttura sanitaria di un’altra regione.

Durante l’esame al Senato è arrivata un’estensione importante: potranno votare fuori sede anche i caregiver familiari che assistono persone sottoposte a cure mediche o riabilitative in strutture sanitarie fuori regione. La disposizione riguarda i caregiver individuati dall’articolo 1, comma 255, della legge 205 del 2017, oltre ai genitori e ai familiari conviventi che accompagnano o assistono un minore sottoposto a cure nelle condizioni previste dalla nuova disciplina.

Anche qui, però, ci sono limiti precisi. L’assistenza dovrà durare almeno tre mesi, comprendenti la data della consultazione, e riguardare una persona in cura presso una struttura sanitaria situata in un’altra regione. Chi assiste un familiare a domicilio, senza soddisfare queste condizioni, non rientra automaticamente nella nuova possibilità.

Per chi trascorre mesi lontano da casa accanto a un figlio ricoverato o a un familiare sottoposto a terapie, la modifica può evitare un viaggio e soprattutto l’interruzione dell’assistenza nel giorno delle elezioni. Un problema concreto, che finora la sperimentazione del voto fuorisede non aveva affrontato in modo specifico.

Quanti italiani hanno già votato fuori sede?

La richiesta di votare lontano dal Comune di residenza esiste da anni, ma le prime aperture sono piuttosto recenti. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, alle elezioni europee del 2024 furono 23.734 gli studenti che presentarono regolarmente domanda per votare fuori sede. Un anno dopo, con l’estensione a lavoratori e persone in cura, gli ammessi ai referendum del giugno 2025 salirono a circa 67.300.

Nel dettaglio, il dossier ufficiale del Viminale contava 38.105 studenti, 28.430 lavoratori e 770 persone fuori sede per motivi sanitari. Sono dati relativi alle persone ammesse a votare con la procedura speciale, quindi non rappresentano tutti gli italiani che vivono lontano dal Comune di residenza.

La nuova legge trasforma queste esperienze temporanee in una disciplina stabile, ma il passaggio dai tre ai nove mesi e dal confine provinciale a quello regionale potrebbe escludere persone che nel 2025 avevano i requisiti per presentare domanda. Non ci sono ancora dati sufficienti per quantificare quanti elettori saranno interessati da questa restrizione.

Cos’altro cambia con la nuova legge elettorale?

La riforma interviene anche sul modo in cui saranno eletti deputati e senatori. Il Rosatellum lascia spazio a un sistema proporzionale con un premio di maggioranza di 105 seggi, distribuiti tra 70 deputati e 35 senatori, per la lista o coalizione che ottiene più voti e raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. È previsto un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, esclusi i seggi della circoscrizione Estero.

Tornano inoltre le preferenze, fino a tre con alternanza di genere, ma restano i capilista bloccati. Le coalizioni dovranno indicare il nome del candidato che intendono proporre come Presidente del Consiglio, senza modificare le prerogative costituzionali del Capo dello Stato. Restano le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni, mentre aumenta il numero di firme richieste ai partiti non esentati per presentarsi alle elezioni: da un minimo di 1.500 a 6.000 per collegio.

Cambiano anche le ripartizioni della circoscrizione Estero, che alla Camera passano da quattro a due, mentre al Senato viene prevista un’unica area. Per gli elettori che vivono temporaneamente lontano da casa, però, la novità più immediata resta la possibilità di votare nel luogo in cui studiano, lavorano o assistono un familiare. Per loro il viaggio verso il seggio resta necessario.

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