Granchi e aragoste reagiscono agli antidolorifici: è la prova che soffrono (e che è ora di dire basta alla crudele bollitura)

Per anni sono finiti nelle pentole bollenti nel silenzio più assoluto, considerati organismi incapaci di percepire la sofferenza. Oggi la scienza smantella questa comoda convinzione grazie a una ricerca condotta dall’Università di Göteborg e firmata dalla professoressa di zoofisiologia Lynne Sneddon. Pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, lo studio dimostra che i crostacei reagiscono agli stimoli dolorosi e, soprattutto, che l’uso di comuni antidolorifici riesce ad attenuare o azzerare questa risposta.

La prova regina con aspirina e lidocaina

Durante la sperimentazione di laboratorio guidata da Lynne Sneddon, 105 esemplari di aragoste norvegesi (Nephrops norvegicus) sono stati sottoposti a brevi shock elettrici controllati. I risultati sono inequivocabili: gli animali non trattati hanno reagito agitando e perdendo il controllo della coda, mentre l’iniezione preventiva di 10 milligrammi per chilogrammo di aspirina o l’immersione in acqua con 80 milligrammi per litro di lidocaina hanno ridotto drasticamente o completamente azzerato la reazione di fuga. Il fatto che farmaci sviluppati per gli esseri umani funzionino sugli invertebrati marini testimonia quanto il sistema nervoso dei crostacei elabori il dolore attraverso percorsi simili ai vertebrati.

Un cortocircuito etico tra cucina e allevamento

Le implicazioni di questa scoperta travolgono direttamente le abitudini della ristorazione globale e le pratiche di mercato. In molti Paesi europei e nel mondo, i crostacei vengono ancora immersi vivi in acqua bollente o immobilizzati sul ghiaccio per la vendita. Di fronte all’evidenza scientifica che i decapodi provano dolore, nazioni come Norvegia, Nuova Zelanda, Austria, Svizzera e Regno Unito – che nel 2022 ha riconosciuto legalmente la senziente dei decapodi – hanno introdotto divieti o normative restrittive sulla bollitura da vivi.

L’industria alimentare sta valutando metodi alternativi come l’elettrostordimento, sebbene la ricerca dimostri che campi elettrici troppo bassi rischiano di infliggere sofferenza prima di indurre l’incoscienza. La richiesta di associazioni e ricercatori è unanime: occorre sviluppare protocolli di abbattimento etici e non traumatici, trattando i crostacei con lo stesso rispetto riservato ad altri animali.

Fonte: Scientific Reports

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