Padelle antiaderenti, PFAS in 17 modelli su 31: come capire se la tua li contiene

Ormai se ne parla sempre più spesso: i PFAS, sostanze chimiche eterne, possono essere presenti nei rivestimenti delle padelle che usiamo ogni giorno. Ma capire se una padella antiaderente li contiene o meno non è sempre facile, nemmeno consultando le informazioni disponibili online. A metterlo in evidenza è un controllo di mercato condotto dalla Verbraucherzentrale NRW, l’organizzazione per la tutela dei consumatori della Renania Settentrionale-Vestfalia, in Germania.

L’indagine ha preso in esame 31 padelle vendute online, verificando le informazioni pubblicate dai produttori e dai distributori sui rivestimenti antiaderenti. Quando i dati non erano disponibili, i ricercatori hanno contattato direttamente le aziende, anche tramite e-mail e chatbot, oppure hanno consultato i manuali d’uso.

Cosa hanno scoperto? Dalle informazioni raccolte dai ricercatori è emerso che 17 delle 31 padelle esaminate avevano un rivestimento indicato come contenente PFAS, mentre per 9 i produttori o i rivenditori dichiaravano l’assenza di queste sostanze. Per altre 5, invece, non è stato possibile chiarire la composizione del rivestimento.

Un dato significativo riguarda proprio la trasparenza delle informazioni: per ben 18 padelle su 31, inizialmente non era possibile capire, consultando i siti online, se il rivestimento contenesse o meno PFAS. Per ottenere risposte, i ricercatori hanno dovuto rivolgersi direttamente ai produttori e ai rivenditori.

È importante precisare che non si è trattato di un test di laboratorio, la Verbraucherzentrale NRW ha raccolto e confrontato le informazioni fornite dalle aziende, presumendone l’attendibilità, senza analizzare direttamente i rivestimenti. I risultati riguardano quindi i modelli specifici selezionati e non possono essere estesi automaticamente a tutte le padelle degli stessi marchi.

padelle pfas tabella

Perché i PFAS vengono utilizzati nelle padelle

I PFAS, sigla che indica le sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una vasta famiglia di composti chimici impiegati in numerosi prodotti grazie alle loro proprietà, tra cui la resistenza all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Alcuni vengono utilizzati anche nella produzione dei rivestimenti antiaderenti.

Tra i materiali da conoscere c’è il PTFE, noto anche attraverso il marchio commerciale Teflon. Appartiene alla famiglia dei PFAS e permette agli alimenti di aderire meno facilmente alla superficie della padella, rendendo più semplice cucinare e pulire.

Il problema riguarda soprattutto la persistenza ambientale di queste sostanze: molti PFAS si degradano molto lentamente e possono accumularsi nell’ambiente. Alcuni composti sono inoltre associati a effetti avversi sulla salute, tra cui alterazioni del sistema immunitario, del fegato e della funzione tiroidea, oltre a un aumento del rischio di alcuni tumori. Gli effetti, però, variano in base alla sostanza e al tipo di esposizione.

Le padelle antiaderenti sono pericolose per la salute?

La presenza di un rivestimento contenente PFAS non significa automaticamente che cucinare con quella padella comporti un rischio immediato. Secondo il Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR), l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi, le padelle con rivestimento in PTFE possono essere utilizzate nella vita quotidiana senza particolari rischi se impiegate correttamente.

La situazione cambia in caso di surriscaldamento. Se una padella in PTFE viene lasciata vuota su una fonte di calore, la temperatura può salire rapidamente e, intorno ai 360 °C, il rivestimento può iniziare a decomporsi liberando fumi pericolosi. L’inalazione può provocare sintomi simili a quelli influenzali; questi fumi sono particolarmente pericolosi per gli uccelli domestici, molto sensibili.

Un altro aspetto riguarda l’usura. I rivestimenti graffiati o deteriorati possono rilasciare particelle di PTFE. Per questo è opportuno seguire le indicazioni del produttore e sostituire le padelle quando il rivestimento è molto danneggiato.

Come riconoscere una padella con PFAS

Uno dei problemi evidenziati dall’indagine tedesca è la difficoltà di identificare la composizione dei rivestimenti. Un primo elemento da controllare è la presenza di PTFE, il polimero appartenente alla famiglia dei PFAS e noto anche attraverso il marchio Teflon. Nomi commerciali come Titanium, Stone, Diamond o ceramico, invece, non sono sufficienti, da soli, per stabilire se una padella sia priva di PFAS: descrivono spesso caratteristiche commerciali o tecnologiche, non necessariamente la composizione chimica completa.

Anche la dicitura “PFOA-free” o “senza PFOA” non equivale a “senza PFAS”. Il PFOA è una specifica sostanza appartenente a questa famiglia, il cui impiego è stato fortemente limitato. La sua assenza non esclude automaticamente la presenza di altri PFAS, compreso il PTFE.

Prima dell’acquisto è quindi utile verificare che il produttore dichiari esplicitamente che il rivestimento è privo di PFAS, anziché limitarsi a indicazioni come “senza PFOA” o “senza PFOS”. Se la descrizione non è chiara, si può consultare la scheda tecnica o chiedere conferma scritta al servizio clienti, domandando in particolare se il rivestimento contenga PTFE o altri composti fluorurati.

Le istruzioni d’uso possono offrire qualche indizio, ma non sono sufficienti per identificare con certezza il materiale del rivestimento. Per avere informazioni più affidabili, la conferma del produttore resta quindi il riferimento più utile. Se non si ottiene una risposta chiara, non è possibile stabilire con certezza la presenza o l’assenza di PFAS basandosi soltanto sul nome commerciale o sull’aspetto della superficie.

Il problema riguarda anche chi compra padelle in Italia?

Sì, la questione interessa anche i consumatori italiani. L’indagine è stata realizzata in Germania e non dimostra che le stesse percentuali valgano per il mercato italiano, ma mette in luce una difficoltà che può presentarsi anche quando si acquistano padelle online in altri Paesi europei: le informazioni sulla composizione dei rivestimenti non sono sempre facilmente reperibili.

Diversi marchi commercializzano prodotti in più mercati europei, ma non è possibile presumere che tutti i modelli, le versioni o i rivestimenti siano identici. Per capire se una specifica padella venduta in Italia contenga PFAS, è quindi necessario verificare le informazioni relative proprio a quel prodotto.

Inoltre, le restrizioni europee su determinati PFAS non equivalgono a un divieto generalizzato di tutte queste sostanze in ogni tipo di padella. È importante distinguere le limitazioni già applicabili a specifici composti e prodotti dalle eventuali misure più ampie ancora in discussione.

Padelle senza PFAS, quali alternative scegliere

Chi preferisce evitare del tutto i rivestimenti contenenti PFAS può orientarsi verso padelle non rivestite in acciaio inox, ferro o ghisa. Sono materiali che non richiedono uno strato antiaderente in PTFE, ma presentano caratteristiche e modalità d’uso differenti.

  • Acciaio inox: è robusto, versatile e adatto a molti tipi di cottura. Per evitare che il cibo si attacchi, è importante imparare a gestire correttamente il preriscaldamento e la quantità di grassi utilizzata.
  • Ferro e ghisa: possono durare a lungo se mantenuti correttamente. Con la stagionatura e l’uso si forma una patina che migliora il comportamento antiaderente, ma richiedono alcune attenzioni nella pulizia e nell’asciugatura.
  • Rivestimento ceramico: può rappresentare un’alternativa, purché il produttore confermi che il prodotto sia effettivamente privo di PFAS. La dicitura “ceramico”, da sola, non basta a garantire l’assenza di tutti i composti fluorurati. Inoltre, la capacità antiaderente può diminuire con l’usura.

Non esiste quindi una padella perfetta per ogni esigenza, la scelta dipende dal tipo di cottura, dalla manutenzione che si è disposti a fare e dalla durata che ci si aspetta dal prodotto. Chi desidera ridurre l’esposizione ai PFAS può partire da un criterio semplice: privilegiare materiali non rivestiti oppure prodotti per i quali il produttore fornisca una dichiarazione chiara e verificabile sulla composizione.

Fonte: Verbraucherzentrale NRW

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