Mentre si percorrono in auto, in moto o ancora meglio in bici i tornanti immersi nei boschi che da Bellagio portano a Magreglio siamo stati subito avvolti da un fascino particolare che ci ha fatto intuire che ci trovavamo su una strada diversa da tutte le altre. Stavamo scalando un vero e proprio tempio laico dello sport. Affrontare la celebre salita del Ghisallo significa infatti ripercorrere lo stesso asfalto che ha scritto pagine indelebili del Giro d’Italia e del Giro di Lombardia, la celebre Classica Monumento delle Foglie Morte che qui ha trovato il suo cuore pulsante fin dal 1919 con la mitica ascesa dal versante di Bellagio inaugurata nel 1923.
Ogni curva racconta la fatica e la gloria dei campioni, mentre il paesaggio del Triangolo Lariano si apre maestoso, regalandoci scorci spettacolari e un’impagabile vista incorniciata dai monti sullo specchio d’acqua del lago di Como. Le origini di questo luogo affondano persino nel Medioevo, legate secondo la leggenda a un nobile, il conte Ghisallo, che – assalito dai briganti mentre valicava il passo – trovò rifugio in un sacello facendo un voto alla Madonna: edificarne un santuario se fosse sopravvissuto. La struttura attuale risale al 1623, arricchita alla fine del XVII secolo dal portico antistante.
@RebeccaManzi/GreenMe
Il santuario custode delle due ruote
Arrivati in cima, a 754 metri d’altitudine, si respira un’atmosfera unica varcando la soglia del Santuario della Madonna del Ghisallo. Proclamata ufficialmente Patrona dei ciclisti da Papa Pio XII nel 1946, questa piccola chiesa medievale custodisce un’anima profondamente legata allo sport. All’interno, l’aula a navata unica custodisce testimonianze artistiche e storiche come l’ancona marmorea e l’affresco di una Madonna del latte risalente alla metà del XVI secolo, oltre alla fiaccola del 1949 opera dello scultore Carmelo Cappello.
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Alzando lo sguardo e scrutando le pareti, veniamo letteralmente catturati da una selva di cimeli sacri al ciclismo: maglie storiche, gagliardetti, medaglie e, soprattutto, le biciclette dei campioni che hanno reso immortale questa disciplina.
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Anche l’esterno riserva grandi omaggi alla memoria sportiva: il piazzale ospita infatti i cippi con i busti bronzei dedicati a indimenticabili leggende come Gino Bartali e Fausto Coppi, mentre sul piazzale laterale si erge il Monumento al ciclista, un’opera in bronzo realizzata da Elio Ponti nel 1973.
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Il tempio tecnologico del Museo del Ciclismo
Ma la nostra immersione nello sport che amiamo e che seguiamo assiduamente non si è fermata alla spiritualità della chiesetta, perché proprio sul piazzale sorge il Museo del Ciclismo, voluto fortemente dal leggendario Fiorenzo Magni e inaugurato nel 2006. Varcare questo ingresso significa compiere un vero e proprio salto temporale nell’evoluzione tecnologica e umana delle due ruote.
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Il grande museo, inserito armoniosamente nel territorio e privo di barriere architettoniche, accoglie una collezione straordinaria suddivisa in sei sezioni: la collezione storica dei trofei, le maglie, i cimeli e le bici dei campioni (con esemplari appartenuti a miti come Fausto Coppi, Gino Bartali, Marco Pantani, Eddy Merckx, Fiorenzo Magni, Ecole Baldini e Franco Ballerini), il design e la tecnologia della bicicletta da corsa (dai primissimi esemplari in legno fino alle modernissime creazioni in carbonio), le sezioni audiovisive e di raccolte testuali, la collaborazione con la Gazzetta dello sport e il Giro d’Italia, l’area dei “48 grandi”, e gli spazi dedicati a mostre, eventi temporanei e didattica.
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Inevitabilmente siamo rimasti ore ad ammirare tutto questo, tornando indietro a epoche d’oro e rivalità mitiche che hanno caratterizzato questo sport. Una volta usciti all’aperto, ci siamo affacciati sul belvedere e abbiamo respirato l’aria frizzante di questo colle godendoci a pieno tutte le emozioni che abbiamo provato e che ci hanno fatto capire come il Ghisallo sia una meta imprescindibile per chiunque ami la storia e le imprese che hanno fatto grande il ciclismo.
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