Così il parco fotovoltaico sta proteggendo dall’estinzione le gazzelle delle sabbie in Arabia Saudita

Trentotto gazzelle delle sabbie hanno trovato casa tra i pannelli di una centrale fotovoltaica in Arabia Saudita. Sono 33 femmine e cinque maschi, ospitati da maggio in un impianto da 250 megawatt all’interno della Riserva reale principe Mohammed bin Salman, lungo la costa del Mar Rosso. Qui possono muoversi, nutrirsi e riprodursi al riparo dai predatori, mentre sopra le loro teste i pannelli continuano a produrre elettricità. Le prime nascite sono attese per dicembre.

L’iniziativa si chiama ReWildingVoltaics e nasce dalla collaborazione tra la riserva naturale e le società che gestiscono l’impianto solare destinato ad alimentare AMAALA, un grande complesso turistico sulla costa saudita. L’obiettivo, come spiegato dalla riserva nel comunicato ufficiale, è far crescere una popolazione di gazzelle abbastanza numerosa da poter essere reintrodotta in natura.

I pannelli solari diventano un riparo dal caldo

La centrale si estende su 505 ettari, una superficie che offre agli animali spazio per spostarsi e cercare cibo. Secondo i responsabili del progetto, circa il 73% dell’area è utilizzabile per l’allevamento e la riproduzione delle gazzelle, tra superfici ombreggiate, vegetazione naturale e zone rocciose.

I pannelli fotovoltaici offrono anche un vantaggio piuttosto apprezzabile nel deserto saudita: all’ombra dei moduli, la temperatura del terreno può essere inferiore di circa 5-10 °C rispetto alle superfici esposte al sole.

La recinzione che protegge l’impianto impedisce inoltre l’ingresso dei predatori, creando un ambiente dove gli animali possono vivere sotto la sorveglianza dei ranger della riserva. Le gazzelle, grazie alle loro dimensioni, riescono a muoversi anche sotto i pannelli senza interferire con le strutture.

L’idea è sfruttare una superficie già occupata dalla produzione di energia per aiutare una specie che ha bisogno di protezione. Secondo la riserva, il progetto ha permesso di aumentare di quindici volte la capacità di ospitare animali destinati ai programmi di riproduzione.

Le gazzelle delle sabbie rischiano di scomparire

La protagonista dell’iniziativa è la gazzella araba delle sabbie (Gazella marica), un piccolo ungulato originario degli ambienti desertici della penisola arabica e delle regioni vicine. La specie è classificata come vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che nel suo rapporto regionale del 2023 riportava una stima di appena 1.750-2.100 individui maturi in natura. La caccia e il deterioramento degli habitat hanno contribuito alla diminuzione delle popolazioni selvatiche.

Questi animali hanno anche un ruolo importante nell’equilibrio del deserto: mangiando erbe e arbusti, aiutano a gestire la vegetazione e a disperdere i semi. Il progetto saudita è partito nell’ottobre 2025 con una sperimentazione che ha coinvolto anche gazzelle di montagna e lepri arabiche. Dopo sette mesi di osservazioni, i responsabili hanno avviato la fase riproduttiva introducendo le 38 gazzelle delle sabbie nella centrale. Da allora una squadra specializzata ne segue la salute, gli spostamenti e i comportamenti riproduttivi.

Dalle 38 gazzelle di oggi alle 600 previste entro il 2031

Il programma ha un obiettivo ambizioso: arrivare a circa 600 gazzelle entro il 2031, secondo le proiezioni elaborate dalla divisione scientifica della riserva. Per avviare con successo la reintroduzione nell’area protetta, che si estende per 24.500 chilometri quadrati, i responsabili ritengono necessario disporre di almeno 500 animali.

Andrew Zaloumis, amministratore delegato della riserva, ha spiegato che l’obiettivo è ricostituire popolazioni selvatiche capaci di sopravvivere e riprodursi autonomamente, senza dipendere continuamente dall’intervento umano. L’iniziativa rientra anche negli obiettivi della Saudi Green Initiative, che punta a proteggere il 30% del territorio terrestre e marino del Paese e a produrre il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030.

Per la riserva, l’esperimento potrebbe diventare un modello da applicare anche in altri impianti fotovoltaici, dove la produzione di energia e la tutela della biodiversità possono trovare spazio nello stesso terreno. Intanto, le 38 gazzelle hanno già a disposizione un ambiente protetto di oltre 500 ettari. Le prime nascite sono previste a dicembre. Da lì comincerà il percorso per riportare i loro discendenti nel deserto, dove questi animali vivevano ben prima dell’arrivo dei pannelli solari.

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