Prima dei biscotti industriali c’erano loro: i dolcetti salentini con farina d’orzo e marmellata che meritano di essere riscoperti

pitteddhe salentine

Per una colazione diversa dal solito o una merenda dal sapore rustico, vi proponiamo una rivisitazione delle tradizionali Pitteddhe salentine, piccoli dolci della cucina contadina pugliese preparati con farina d’orzo e farciti con marmellata d’uva. Una ricetta semplice che racconta i sapori di un tempo, quando bastavano pochi ingredienti per portare in tavola qualcosa di buono.

In realtà, per rendere più gradevole il gusto di questi dolcetti abbiamo apportato qualche piccola modifica alla ricetta originale, che non prevede l’uso dello zucchero, un ingrediente davvero molto raro nelle cucine dei contadini di un tempo.

Le origini di un dolce della tradizione contadina

Le Pitteddhe salentine sono un esempio della cucina povera pugliese, fatta di ingredienti semplici, facilmente reperibili e legati alla produzione agricola del territorio. Nelle famiglie contadine, dove nulla andava sprecato, anche i dolci venivano preparati con ciò che si aveva a disposizione: farine di cereali, olio d’oliva e conserve di frutta fatte in casa.

Uno degli ingredienti più caratteristici è proprio la farina d’orzo, un cereale che per secoli ha avuto un ruolo importante nell’alimentazione delle popolazioni rurali. La marmellata d’uva, tradizionalmente utilizzata per il ripieno, aggiungeva dolcezza senza bisogno di ricorrere allo zucchero, un tempo meno accessibile rispetto a oggi.

Ingredienti

  • 250 gr di farina d’orzo
  • 100 gr di zucchero di canna grezzo
  • 100 g di olio extra vergine di oliva delicato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo
  • marmellata di uva (o quella che preferite per la farcitura)
  • Tempo Preparazione:
    15 minuti
  • Tempo Cottura:
    20-25 minuti
  • Tempo Riposo:
    30 minuti
  • Dosi:
    per 5-6 persone
  • Difficoltà:
    bassa

Preparazione

Prendete una terrina di vetro capiente e versateci la farina d’orzo, l’olio, l’uovo e lo zucchero, impastate energicamente e velocemente fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea (la farina d’orzo è molto meno raffinata di quella di grano tenero, quindi ci vorrà qualche minuto in più per amalgamarla rispetto ad una normale pasta frolla).

Una volta ottenuto un impasto liscio, avvolgetelo con della pellicola e fatelo riposare in frigo per circa 30 minuti.

Quindi preriscaldate il forno a 180 gradi, stendetela la pasta con il mattarello fino ad ottenere uno spessore di circa mezzo centimetro e con delle formine per biscotti ritagliate tanti biscotti (di numero pari); poi farcite la metà dei biscotti con la marmellata d’uva, (o quella che preferite), accoppiateli uno ad uno con l’altra metà priva di farcia, premete leggermente con le dita e sistemateli su una teglia coperta con carta da forno.

Fate cuocere per circa 20-25 minuti, o fino a quando i dolcetti non avranno assunto un colore chiaro, quindi sfornate, lasciate freddare e servite.

Perché utilizzare la farina d’orzo per preparare i biscotti?

La farina d’orzo conferisce a questi dolcetti un sapore rustico, leggermente tostato, e una consistenza diversa da quella dei classici biscotti preparati con farina di grano tenero. Contiene inoltre fibre, tra cui i beta-glucani, particolarmente interessanti dal punto di vista nutrizionale.

Rispetto alla comune farina bianca, soprattutto se utilizzata nella versione integrale, permette di ottenere dolci dal gusto più intenso. Bisogna però ricordare che l’orzo contiene glutine e non è quindi adatto alle persone celiache.

Varianti e consigli per renderle ancora più gustose

Sebbene la marmellata d’uva sia il ripieno più legato alla tradizione, potete sperimentare anche altre farciture. Sono particolarmente indicate le confetture di fichi, albicocche o prugne, che si sposano bene con il sapore rustico dell’orzo.

Per ottenere biscotti più profumati potete aggiungere all’impasto un po’ di scorza grattugiata di limone o di arancia non trattati. Se invece la pasta dovesse risultare troppo friabile durante la lavorazione, provate a stenderla tra due fogli di carta da forno, in modo da evitare che si rompa.

Un altro piccolo accorgimento riguarda la farcitura: non esagerate con la quantità di marmellata e lasciate un po’ di spazio lungo i bordi, così da evitare che fuoriesca durante la cottura.

Come conservare le pitteddhe salentine

Una volta cotte, lasciate raffreddare completamente le pittedhre prima di riporle in un contenitore ermetico, preferibilmente di vetro o di latta. Conservatele in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e umidità.

Se preparate con una confettura dalla consistenza piuttosto densa, i dolcetti possono mantenersi per circa 3-4 giorni a temperatura ambiente, purché siano conservati correttamente. Con il passare del tempo, la pasta tenderà ad ammorbidirsi leggermente a contatto con il ripieno.

Sono ideali da accompagnare a una tazza di tè, a una tisana oppure al caffè del mattino, per riscoprire un piccolo dolce della tradizione salentina.

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