Sulla spiaggia della Feniglia, all’altezza dello stabilimento balneare La Zonca nel comune di Orbetello, in provincia di Grosseto, nella mattinata di venerdì 9 ottobre è stato rinvenuto il corpo privo di vita di un raro esemplare di tartaruga liuto, nome scientifico Dermochelys coriacea. La prima segnalazione è giunta da Massimo, operatore dello stabilimento, attivando un tempestivo e articolato intervento di recupero coordinato dalla Capitaneria di Porto insieme agli esperti dell’associazione tartAmare, ai tecnici dell’Arpat e ai ricercatori dell’Università di Siena.
I rilevamenti biometrici eseguiti sulla carcassa hanno rivelato dimensioni imponenti: un carapace lungo 139 centimetri e una lunghezza totale di 180 centimetri tra testa e coda. Secondo le stime degli esperti, si trattava di una femmina con un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, spinta a riva dalle correnti dopo essere rimasta drammaticamente intrappolata in un groviglio di reti da posta che non le ha lasciato scampo.
L’incredibile biologia del gigante evolutivo dei mari
La presenza della tartaruga liuto nel Mar Mediterraneo rappresenta un evento eccezionale e rarissimo, trattandosi della specie di tartaruga marina più grande del pianeta e dell’unico rettile privo di un guscio osseo rigido. La sua storia evolutiva affonda le radici a oltre 100 milioni di anni fa, attraversando l’era dei dinosauri giungendo fino a noi praticamente immutata.
Al posto del classico guscio scaglioso della Caretta caretta, questo gigante possiede una robusta pelle cuoiosa rinforzata da migliaia di placche ossee, una caratteristica che gli consente di immergersi a profondità da record superiori ai 1.200 metri senza che la corazza flessibile si frantumi sotto la devastante pressione dell’acqua. Inoltre la specie sfrutta il fenomeno della gigantotermia: un’imponente massa corporea combinata con uno spesso strato adiposo le permette di mantenere la temperatura interna fino a 18 °C sopra quella dell’acqua, consentendole di nuotare persino nei mari gelidi del Nord Atlantico.
L’ennesima morte causata dalle attività umane
Il drammatico episodio di Orbetello riaccende i riflettori sulla fragilità degli ecosistemi marini e sui pericoli mortali che minacciano questi animali millenari. La cattura accidentale negli attrezzi da pesca e l’ingestione di rifiuti o plastica rappresentano le minacce principali per una specie classificata come vulnerabile e in pericolo. Di fronte a simili tragedie, l’associazione tartAmare e le autorità rinnovano l’accorato invito a diportisti e pescatori a segnalare immediatamente ogni avvistamento di fauna in difficoltà contattando il numero gratuito 1530 della Guardia Costiera o i centri di recupero locali.