La Bluetongue continua ad avanzare nel Regno Unito, dove dall’inizio della stagione 2026-2027 sono stati confermati oltre 3300 focolai. La malattia, nota anche come febbre catarrale degli ovini, è causata da un virus che colpisce i ruminanti e si trasmette attraverso la puntura di piccoli insetti.
Ora, di fronte a una diffusione sempre più ampia, la Scozia ha cambiato strategia, estendendo la zona di restrizione all’intero territorio nazionale e puntando sulla vaccinazione per proteggersi dalle conseguenze più gravi dell’infezione.
L’epidemia di Bluetongue nel Regno Unito
I numeri restituiscono la portata dell’emergenza. Secondo l’ultimo aggiornamento del governo britannico, pubblicato il 12 ottobre 2026, nella stagione in corso sono stati confermati 3.338 focolai di Bluetongue nel Regno Unito: 2.812 in Inghilterra, 478 in Galles e 48 in Scozia. Il conteggio riguarda gli allevamenti o le aziende in cui la presenza del virus è stata confermata, non il numero complessivo degli animali infetti.
Il sierotipo responsabile dell’attuale epidemia è principalmente il BTV-3, già individuato in Inghilterra nel 2023. Nella stagione in corso la diffusione ha raggiunto anche la Scozia, dove i primi casi hanno interessato il sud-ovest del Paese. Il quadro è in continua evoluzione e richiede attenzione soprattutto per gli allevamenti di bovini e ovini, tra le specie maggiormente esposte alle conseguenze della malattia.
Ma di cosa si tratta esattamente? La Bluetongue, o febbre catarrale degli ovini, è una malattia virale che colpisce i ruminanti domestici e selvatici. Non si trasmette direttamente da un animale all’altro nella normale convivenza, ma soprattutto attraverso la puntura di piccoli insetti ematofagi del genere Culicoides.
Può provocare febbre, lesioni e infiammazioni, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, la morte. La gravità varia in base alla specie, alla situazione sanitaria e al sierotipo coinvolto.
Tutta la Scozia è zona di restrizione
Dal 3 ottobre 2026 la zona di restrizione per la Bluetongue è stata estesa a tutta la Scozia, mentre in precedenza comprendeva soltanto alcune aree del sud-ovest. La decisione, concordata dal governo scozzese con le organizzazioni del settore zootecnico, nasce da una valutazione pratica: la malattia non scomparirà a breve e mantenere una zona delimitata solo in una parte del Paese comportava ulteriori procedure per gli spostamenti degli animali.
Che cosa cambia, concretamente? Con tutta la Scozia soggetta allo stesso status sanitario, non sono più necessarie le licenze di movimentazione specifiche che prima servivano per trasferire bovini, ovini e altri ruminanti sensibili dentro, all’interno e fuori dalla precedente zona del sud-ovest. La modifica dovrebbe quindi facilitare il commercio del bestiame, riducendo gli adempimenti per allevatori, trasportatori e mercati d’asta proprio in vista dell’intensa stagione autunnale.
Non si tratta, però, di un ritorno alla normalità: gli animali che presentano sintomi clinici della Bluetongue non possono essere movimentati, quelli colpiti dalla malattia devono restare negli allevamenti per 60 giorni e continuano ad applicarsi restrizioni specifiche per i trasferimenti verso l’Irlanda del Nord.
La scelta comporta un compromesso sanitario. Da quando era stata istituita la zona di restrizione nel sud-ovest, il virus era stato rilevato in 40 aziende, quattro delle quali al di fuori dell’area delimitata, i casi erano stati individuati tracciando gli spostamenti di animali provenienti dagli allevamenti infetti. Semplificare le movimentazioni significa dunque accettare un possibile aumento delle occasioni di diffusione del virus, facendo affidamento anche sulla riduzione stagionale dell’attività dei Culicoides, i piccoli insetti che lo trasmettono.
La strategia di protezione degli animali
Accanto alla revisione delle regole sugli spostamenti, le autorità scozzesi insistono sulla necessità di proteggere gli animali attraverso la vaccinazione. Il governo raccomanda agli allevatori di confrontarsi con il proprio veterinario per valutare come organizzare la profilassi, tenendo conto delle caratteristiche dell’allevamento e del rischio legato alla circolazione del virus.
Anche NFU Scotland, l’organizzazione che rappresenta gli agricoltori scozzesi, ha sostenuto l’estensione della zona di restrizione, sottolineando l’importanza di rendere più agevole la movimentazione del bestiame senza trascurare la prevenzione. La vaccinazione è considerata uno strumento fondamentale per ridurre le conseguenze più gravi del BTV-3, ma non offre una garanzia assoluta contro ogni infezione.
La decisione scozzese riflette dunque la necessità di conciliare due esigenze: da una parte, limitare i disagi economici e burocratici per il settore zootecnico; dall’altra, contenere gli effetti di un’epidemia che ha già raggiunto numeri rilevanti.
Fonti: UK Government – Scottish Government