Ci voleva Greta Thunberg per ricordarci che Bagnoli aspetta la bonifica da oltre 30 anni (mentre si prepara l’America’s Cup)

C’è un quartiere di Napoli che aspetta di riavere il suo mare. Praticamente da sempre. È Bagnoli, dove le ciminiere dell’ex Italsider ancora svettano lì, a caratterizzare lo skyline dei Campi Flegrei. Ma non tutti sanno che quelle ciminiere, e tutto ciò che si muoveva attorno, hanno lasciato in eredità un territorio contaminato, una costa a lungo sottratta ai cittadini e una bonifica che continua a far discutere.

È da quasi quarant’anni che Bagnoli aspetta di essere bonificata. Quarant’anni di promesse, progetti, annunci e rinvii, mentre l’ex area industriale continua a rappresentare una ferita aperta per Napoli e per chi in quel quartiere ci vive.

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Ora, con l’America’s Cup del 2027 alle porte, da mesi sembra che tutto debba correre. Il sindaco Gaetano Manfredi e l’amministrazione comunale sono convinti che la competizione velica sia l’occasione decisiva per accelerare la riqualificazione dell’area. La risposta che torna puntualmente ogni volta che si sollevano dubbi sui cantieri e sulle scelte progettuali.

Ma accelerare cosa, esattamente?

È questa la domanda che pongono cittadini e comitati. Perché, secondo chi lì ci vive e contesta il progetto, gli interventi più invasivi sarebbero legati soprattutto alle necessità dell’evento sportivo, e non certo alla bonifica definitiva del territorio. Opere che, denunciano gli oppositori, potrebbero comportare ulteriori rischi per la salute e per l’ambiente. Eppure, alcuni interventi a terra, a partire dalla messa in sicurezza della linea di costa e della spiaggia, potrebbero rappresentare un passo concreto verso il risanamento di Bagnoli. Il problema è che non sarebbero concepiti come soluzioni definitive.

Dopo quarant’anni di attesa, insomma, Bagnoli rischia di essere pronta per ospitare una competizione internazionale prima ancora di essere davvero restituita ai suoi abitanti. Signori, eccovi servito il paradosso.

Greta Thunberg a Bagnoli: “La giustizia climatica passa anche da qui“

Ed è proprio qui che, sabato 10 ottobre, è arrivata anche Greta Thunberg, ospite del Marea Village al Parco San Laise, negli spazi dell’ex base NATO. Insieme a lei, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Le due hanno partecipato a un incontro dedicato alla Palestina, nell’ambito di una manifestazione che ha riunito attivisti, studenti e movimenti sociali intorno ai temi della pace, dei diritti e della giustizia ambientale.

Ma la visita di Greta è stata anche l’occasione per riportare l’attenzione su quello che sta accadendo proprio nell’area ex Italsider in vista dell’America’s Cup. Ed è proprio su quei lavori che l’ambientalista svedese ha pronunciato dure parole, schierandosi a sostegno delle rivendicazioni dei comitati locali. A colpirla, come ha raccontato alla stampa, è stata soprattutto la mobilitazione di una comunità che da decenni chiede di poter tornare a vivere la propria costa, senza dover convivere con l’eredità dell’inquinamento industriale.

Il giorno successivo, dal belvedere del Parco Virgiliano a Posillipo, con Bagnoli e Nisida alle spalle, ha registrato un videomessaggio per sostenere lo sciopero climatico del 16 ottobre.

Siamo a Bagnoli, un quartiere operaio della periferia di Napoli, che è stato devastato da decenni da contaminazione tossica e cancerogena dalle grandi industrie ed è stato anche sede di una base NATO, ha dichiarato.

Poi l’accusa alle istituzioni: per Greta, la vicenda di Bagnoli è un esempio concreto di come la crisi climatica e le disuguaglianze sociali possano intrecciarsi. Da qui l’invito a partecipare alla mobilitazione del 16 ottobre per rivendicare una costa bonificata e un futuro sostenibile per il quartiere.

Bagnoli e i decenni di attesa

Per gran parte del Novecento questa meravigliosa zona affacciata sul Golfo di Napoli è stata occupata da grandi impianti siderurgici. Lo stabilimento Italsider, poi passato sotto il controllo di Ilva, è stato per generazioni un importante polo occupazionale, ma ha anche lasciato una pesante eredità ambientale.

Dopo la chiusura definitiva delle attività siderurgiche nel 1992, la riconversione dell’area avrebbe dovuto restituire alla città spazi pubblici, spiagge e un litorale risanato. Eppure, a distanza di oltre trent’anni, Bagnoli resta un territorio in cui la bonifica e la rigenerazione urbana non sono ancora concluse.

Uno degli elementi più controversi è la cosiddetta colmata a mare, una superficie artificiale realizzata durante l’attività industriale, che occupa parte della fascia costiera e contiene materiali di origine industriale. La sua sorte è da anni al centro del confronto tra istituzioni, tecnici, ambientalisti e abitanti.

America’s Cup 2027: cosa sta succedendo davvero a Bagnoli?

Napoli ospiterà nel 2027 la 38ª edizione dell’America’s Cup, una delle competizioni veliche più importanti al mondo. Le regate si svolgeranno nelle acque del Golfo, mentre Bagnoli ospiterà le basi operative dei team internazionali, con piazzali, strutture tecniche, pontili e infrastrutture di servizio.

Per rendere possibile l’evento, sono stati avviati lavori che comprendono interventi a terra e a mare: il dragaggio dei fondali, la realizzazione di opere di protezione marittima, la predisposizione delle aree destinate alle squadre e la messa in sicurezza della colmata.

Secondo il Governo e la struttura commissariale guidata dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, la competizione rappresenta un’opportunità per accelerare interventi di bonifica e rigenerazione rimasti a lungo incompiuti. Il programma di risanamento prevede investimenti complessivi per circa 1,25 miliardi di euro, destinati a diversi interventi sull’area Bagnoli-Coroglio.

Le istituzioni sostengono che le opere necessarie all’America’s Cup non sostituiscano il progetto complessivo di bonifica, ma ne anticipino alcune componenti. Per i residenti e i comitati ambientalisti, invece, la questione resta aperta: accelerare i lavori significa davvero restituire ai cittadini un territorio risanato, oppure si sta adattando il quartiere alle esigenze di un grande evento?

Il nodo della colmata

Al centro della controversia c’è soprattutto la decisione di mantenere la colmata dell’ex Italsider, anziché procedere alla sua completa rimozione. La superficie artificiale, che per decenni ha separato il quartiere dal suo litorale originario, verrebbe oggi messa in sicurezza e utilizzata anche per ospitare infrastrutture legate alla competizione velica.

Secondo le istituzioni, questa scelta è compatibile con il programma di risanamento e con l’obiettivo di restituire progressivamente la costa alla fruizione pubblica. Secondo i comitati, invece, proprio no. E per questo chiedono una bonifica più radicale, maggiore trasparenza sulle valutazioni ambientali e garanzie sulla futura accessibilità del mare.

La distinzione è importante: la messa in sicurezza della colmata non equivale alla sua rimozione, e proprio questa differenza è uno dei principali motivi del dissenso.

ex ilva bagnoli

@Germana Carillo/GreenMe

ex ilva bagnoli

@Germana Carillo/GreenMe

Gli effetti dei cantieri su ambiente e salute

Nel febbraio 2026, dopo che ARPAC aveva segnalato valori elevati di PM10 nell’area di Città della Scienza, la struttura commissariale ha comunicato l’attivazione di misure di mitigazione delle polveri generate dalle lavorazioni. Un episodio che ha contribuito ad alimentare le richieste di controlli ambientali puntuali durante tutte le fasi dell’intervento.

La domanda che pongono i residenti non riguarda soltanto come apparirà Bagnoli durante l’America’s Cup, ma soprattutto che cosa resterà al quartiere quando le imbarcazioni, i turisti e i riflettori internazionali se ne saranno andati.

Gli scioperi del 16 e del 30 ottobre

L’attivista ha sostenuto lo sciopero climatico del 16 ottobre, al quale sono chiamati a partecipare i movimenti che chiedono una bonifica effettiva e una maggiore tutela ambientale per Bagnoli.

Ha inoltre rilanciato lo sciopero generale nazionale del 30 ottobre, proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB) e sostenuto anche da Potere al Popolo e da organizzazioni studentesche.

Quest’ultima mobilitazione mette insieme rivendicazioni sul costo della vita, sui salari, sulla spesa militare e sulla situazione in Palestina.

Sono due appuntamenti distinti, ma accomunati, nella prospettiva dei promotori, dalla richiesta di maggiore giustizia sociale e ambientale.

La vera sfida? Restituire Bagnoli a chi ci vive

Non è la prima volta che un grande evento internazionale venga presentato come un’occasione per rilanciare un territorio. E non è nemmeno scontato che le infrastrutture costruite per una manifestazione lascino benefici duraturi alle comunità locali (vedi le Olimpiadi invernali Milano-Cortina…).

Nel caso di Bagnoli, il tema è ancora più delicato perché riguarda un’area industriale dismessa e contaminata, nella quale i cittadini attendono da decenni il completamento del risanamento ambientale. I lavori avviati sono reali, così come gli investimenti stanziati. Ma urge ogni giorno verificare i risultati effettivi, la qualità della bonifica, l’impatto delle nuove infrastrutture e la possibilità per gli abitanti di tornare a utilizzare liberamente la costa.

Bagnoli non ha bisogno soltanto di essere pronta per l’America’s Cup del 2027, ma di essere finalmente risanata e restituita a chi ci vive.

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