Pasta con grano italiano, è davvero più buona e sicura? Cosa hanno scoperto i test di Altroconsumo

Quando acquistiamo la pasta al supermercato, la dicitura “100% grano italiano” può influenzare la nostra scelta, perché richiama la qualità della filiera nazionale e la possibilità di sostenere gli agricoltori del nostro Paese. Ma siamo sicuri che significhi automaticamente portare in tavola una pasta più buona e più sicura?

Per rispondere, Altroconsumo ha messo a confronto i risultati delle proprie indagini sugli spaghetti, testati nel gennaio 2026, e sulle penne, analizzate nel gennaio 2025. Il quadro che emerge è meno scontato del previsto: anche i prodotti realizzati con grano estero possono ottenere ottimi risultati, mentre alcune paste con grano italiano non raggiungono le stesse valutazioni.

La provenienza, insomma, è un’informazione utile, ma da sola non basta a stabilire la qualità di ciò che mangiamo.

Grano italiano o estero: quali paste hanno ottenuto i risultati migliori?

Partiamo dalla qualità complessiva. Nel test sugli spaghetti del 2026, a ottenere il punteggio più alto sono stati La Molisana Spaghetti n. 15 e gli spaghettoni di Alce Nero, entrambi con 82 punti e prodotti con grano italiano. Anche Esselunga, realizzata con grano nazionale, ha ottenuto il riconoscimento di Migliore Acquisto.

Eppure, tra le paste valutate molto positivamente compare anche Garofalo, che nella confezione esaminata dichiarava l’impiego di grano italiano e statunitense. All’estremo opposto, Barilla Spaghetti n. 5, pur utilizzando grano italiano, ha raggiunto una valutazione complessiva media.

Una situazione simile si ritrova nel test sulle penne del 2025. Conad e La Molisana, entrambe con grano italiano, hanno ottenuto risultati di vertice, ma anche Garofalo, che in quel caso utilizzava grano italiano e australiano, è salita tra i prodotti migliori. Altre paste realizzate con grano nazionale hanno invece ottenuto risultati meno brillanti: tra queste Felicetti, penalizzata dalla presenza di micotossine.

Il punto, quindi, non è stabilire che il grano italiano sia peggiore o migliore di quello estero. I test mostrano piuttosto che la qualità finale dipende da diversi fattori e non può essere dedotta semplicemente leggendo il Paese di origine della materia prima.

La pasta con grano italiano ha più proteine?

Un altro aspetto interessante riguarda il contenuto proteico, spesso considerato un indicatore importante quando si sceglie la pasta. Anche in questo caso, però, i risultati non dimostrano un vantaggio generalizzato legato alla provenienza del grano.

Tra gli spaghetti più ricchi di proteine figuravano Le Stagioni d’Italia, con il 15%, e Liguori, con il 14,5%, entrambi prodotti con grano italiano. Lo stesso valore, il 14,5%, è stato raggiunto anche da Rummo, che nelle confezioni esaminate utilizzava grano italiano e australiano.

Un quadro analogo emerge dalle penne: i valori proteici variavano da un prodotto all’altro, senza una corrispondenza sistematica con l’origine nazionale o estera del grano. Non basta quindi conoscere la provenienza della materia prima per sapere quante proteine contiene la pasta che portiamo in tavola.

Pesticidi nella pasta

La provenienza del grano viene spesso associata anche alla questione dei pesticidi. L’idea che un prodotto nazionale sia necessariamente più pulito di uno realizzato con materia prima importata, tuttavia, non trova conferma nei risultati riportati da Altroconsumo.

Nei test sono stati rilevati residui di pesticidi soltanto in pochi campioni, in quantità molto basse e ampiamente inferiori ai limiti di legge. Le tracce comparivano sia in paste prodotte con grano italiano sia in quelle realizzate con grano estero. In entrambi i gruppi erano presenti anche prodotti nei quali non sono stati rilevati residui.

Occorre inoltre ricordare che gli alimenti commercializzati nell’Unione europea devono rispettare i limiti massimi di residui previsti dalla normativa, indipendentemente dal Paese in cui sono stati coltivati gli ingredienti. Anche il grano importato da Paesi extra-UE deve quindi soddisfare i requisiti europei di sicurezza alimentare.

Micotossine

Un discorso simile vale per le micotossine, sostanze tossiche prodotte da alcune muffe che possono svilupparsi sui cereali prima o dopo il raccolto, in funzione di diversi fattori ambientali e delle condizioni di conservazione.

Tra quelle ricercate nei test di Altroconsumo c’è il DON, o deossinivalenolo. Negli spaghetti, tutti i valori rilevati erano molto inferiori al limite di legge. Tra i campioni analizzati, Armando e Le Stagioni d’Italia, entrambe con grano italiano, presentavano i livelli più bassi. Ma anche De Cecco, realizzata con grano proveniente da Paesi UE e non UE, mostrava un valore contenuto: 25 microgrammi per chilo, contro i 50 microgrammi per chilo rilevati in Felicetti, prodotta con grano nazionale.

Nel test sulle penne il confronto è stato altrettanto significativo. In De Cecco il DON non è stato rilevato, mentre Le Stagioni d’Italia e Felicetti, entrambe con grano italiano, figuravano tra i prodotti con i valori più elevati. In due paste con grano nazionale è stata rilevata anche ocratossina A, un’altra micotossina che può contaminare i cereali, comunque in quantità ampiamente inferiori al limite di legge.

Ma è importante non trarre conclusioni affrettate da questi singoli risultati: non dimostrano infatti che il grano estero sia più sicuro. Mostrano, invece, che la presenza di micotossine dipende da condizioni che non possono essere riassunte nel solo Paese di coltivazione. Clima, pratiche agricole, raccolta e conservazione possono incidere sulla contaminazione.

La pasta con grano italiano è più buona?

Oltre alle analisi di laboratorio, Altroconsumo ha preso in considerazione anche il gusto e le caratteristiche sensoriali dei prodotti. Neppure in questo caso emerge una superiorità costante della pasta realizzata esclusivamente con grano italiano.

Tra gli spaghetti più apprezzati figuravano diverse paste con grano nazionale, ma anche Garofalo, prodotta con grano italiano e statunitense. Barilla Spaghetti n. 5, pur utilizzando grano italiano, rientrava invece tra i prodotti meno graditi. Anche Selex, realizzata con grano UE e non UE, ha raccolto giudizi migliori di alcune paste prodotte esclusivamente con grano nazionale.

Risultati analoghi per le penne: La Molisana e Conad hanno ottenuto valutazioni elevate, ma anche Rummo e Garofalo, con grano di diversa provenienza, hanno convinto all’assaggio. Tra i prodotti meno apprezzati figurava invece Voiello, realizzata con grano italiano.

Il gusto dipende da numerose caratteristiche del prodotto, dalla materia prima alla lavorazione, e non può essere previsto soltanto in base all’origine del grano.

Da dove arriva il grano delle marche più note di pasta?

C’è poi un aspetto che merita attenzione: la provenienza del grano può cambiare anche all’interno dello stesso marchio. Altroconsumo lo ha verificato confrontando le etichette delle penne analizzate nel 2025 con quelle degli spaghetti testati nel 2026. Nelle confezioni esaminate, La Molisana, Voiello, Armando e Barilla dichiaravano di utilizzare grano italiano. Lo stesso valeva per la linea Dedicato di Granoro e per Felicetti.

Rummo indicava invece grano italiano e australiano, mentre per Divella compariva la dicitura «Italia e Paesi UE e non UE». De Cecco e Selex riportavano «Paesi UE e non UE».

Particolarmente significativo è il caso di Garofalo: nelle penne del 2025 l’etichetta indicava grano italiano e australiano, mentre negli spaghetti del 2026 comparivano grano italiano e statunitense, proveniente in particolare dall’Arizona.

Differenze sono emerse anche per Tre Mulini, il marchio di Eurospin: nelle penne della linea Bronzo esaminate nel 2025 il grano era italiano, mentre negli spaghetti classici del 2026 proveniva da Paesi UE e non UE. Per Conad, le penne della linea Sapori e Idee riportavano grano italiano, mentre gli spaghetti classici indicavano una miscela di grano italiano e di altri Paesi UE e non UE.

Insomma, non basta conoscere il marchio per sapere da dove arriva il grano della pasta che stiamo acquistando.  

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Come capire da dove arriva il grano della pasta

Per chi desidera acquistare pasta prodotta con grano italiano, lo strumento più utile resta l’etichetta. Dal 2018, sulle confezioni di pasta secca commercializzate in Italia devono essere indicate sia l’origine del grano, cioè il Paese di coltivazione, sia quella della molitura, il processo attraverso il quale il grano viene trasformato in semola.

Le due informazioni non vanno confuse: il Paese di molitura indica dove il grano è stato lavorato, non necessariamente dove è stato coltivato.

Quando viene utilizzato grano di più provenienze, possono comparire indicazioni come «Paesi UE», «Paesi non UE» oppure «Paesi UE e non UE». L’etichetta può anche riportare il nome di un singolo Paese insieme a riferimenti ad altre provenienze, secondo le regole previste.

Leggere queste indicazioni permette di fare una scelta più consapevole, ma è importante controllare la confezione specifica, senza dare per scontato che tutte le paste della stessa marca utilizzino la medesima materia prima.

Scegliere una pasta con grano 100% italiano può essere una preferenza del tutto legittima, soprattutto per chi desidera sostenere la filiera agricola nazionale e conoscere meglio l’origine degli ingredienti. Non bisogna però confondere questo criterio con una garanzia automatica di maggiore qualità o sicurezza.

Per scegliere, quindi, è utile leggere l’etichetta e considerare le caratteristiche del prodotto nel suo insieme. Se l’obiettivo è individuare una pasta di buona qualità, i risultati dei test comparativi e le analisi di laboratorio offrono indicazioni più concrete del solo richiamo al grano italiano sulla confezione.

Fonte: Altroconsumo

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