Stop agli allevamenti intensivi di polpi e tonni: arriva alla Camera la proposta di legge per proteggere il Mediterraneo

Allevare polpi in grandi vasche, trasformandoli in animali da produzione intensiva, come già accade per polli e maiali. È questa una delle nuove frontiere dell’industria alimentare. E mentre la ricerca cerca di rendere possibile la riproduzione e l’allevamento commerciale di questi animali, crescono gli interrogativi sulle conseguenze per il loro benessere e per la salute degli oceani.

Alla Camera dei deputati è stata appena presentata un’iniziativa legislativa per impedire lo sviluppo degli allevamenti intensivi di polpi e tonni rossi e limitare l’espansione dell’acquacoltura di specie carnivore.

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A illustrarla è stato il deputato Devis Dori di Alleanza Verdi e Sinistra, insieme a Compassion in World Farming (CIWF) Italia, e dovrebbe essere formalmente depositata entro la fine di ottobre.

Cosa prevede la proposta contro gli allevamenti di polpi e tonni

L’iniziativa illustrata alla Camera si concentra su due questioni strettamente collegate: il benessere degli animali allevati e l’impatto ambientale dell’acquacoltura carnivora. Lo scopo è quello di introdurre norme capaci di impedire la nascita di allevamenti intensivi di polpi e tonni rossi e contrastare l’espansione di sistemi produttivi che richiedono grandi quantità di pesce per alimentare altre specie ittiche.

Un polpo non è un animale qualunque. È capace di apprendere, risolvere problemi, esplorare ambienti complessi e modificare il proprio comportamento in base alle esperienze. Possiede un sistema nervoso particolarmente sviluppato e distribuito in larga parte anche nei tentacoli. In natura, inoltre, molte specie conducono una vita prevalentemente solitaria e utilizzano tane e rifugi, interagendo continuamente con l’ambiente circostante.

Sono tutte caratteristiche che rendono particolarmente problematico immaginare il loro allevamento in vasche industriali, dove lo spazio, gli stimoli ambientali e le possibilità di esprimere comportamenti naturali sarebbero inevitabilmente limitati.

In cattività non può esprimere i suoi comportamenti naturali, e oggi non esiste un metodo per ucciderlo senza sofferenza. Non dobbiamo allevarlo, dobbiamo proteggerlo, spiega il biologo e ricercatore Andrea Spinelli.

Una delle preoccupazioni principali riguarda proprio la macellazione: attualmente non esiste un metodo scientificamente validato e universalmente riconosciuto come umanitario per uccidere polpi su scala industriale. A questo si aggiungono i problemi legati alla densità degli animali, alle condizioni di confinamento e alla possibile comparsa di aggressività e cannibalismo, comportamenti che possono emergere quando individui normalmente solitari vengono costretti a convivere in spazi ristretti.

acquacoltura globale

@CIWF

Il problema ambientale

Non tutti si rendono conto che polpi e tonni sono predatori e che, per crescere, hanno bisogno di alimentarsi con altri organismi marini. Nell’acquacoltura industriale questo può tradursi in una domanda significativa di pesce e derivati ittici da destinare ai mangimi. È uno dei principali paradossi dell’acquacoltura carnivora: per produrre una certa quantità di carne destinata al consumo umano può essere necessario utilizzare una quantità maggiore di altre risorse ittiche.

La pressione sulle popolazioni selvatiche dipende naturalmente dalla specie allevata, dalla composizione dei mangimi e dalla provenienza delle materie prime. Non tutte le forme di acquacoltura hanno lo stesso impatto, ma l’allevamento di grandi predatori marini pone criticità specifiche.

Nel caso del progetto di allevamento di polpi alle Canarie, per esempio, e poi abbandonato, CIWF aveva stimato che sarebbero servite circa 28.000 tonnellate di pesce pescato in natura per produrre 3.000 tonnellate di carne di polpo nel primo anno di attività.

allevamenti polpi

@CIWF

Una quantità che, secondo l’organizzazione, avrebbe aumentato la pressione sugli stock ittici e sulle comunità costiere che dipendono dalla pesca per la propria alimentazione e sussistenza.

A questi problemi si aggiungono la gestione dei reflui, il rilascio di nutrienti nelle acque e le possibili conseguenze sugli ecosistemi circostanti. È proprio per queste ragioni che le associazioni chiedono di non considerare automaticamente l’espansione dell’acquacoltura come una soluzione sostenibile alla crescente domanda globale di prodotti ittici.

Il progetto alle Canarie

La proposta italiana arriva pochi mesi dopo una decisione importante: nel luglio 2026, la società spagnola Nueva Pescanova ha ufficialmente rinunciato al progetto per costruire nel porto di Las Palmas, a Gran Canaria, quello che sarebbe dovuto diventare il primo grande allevamento commerciale di polpi al mondo.

La struttura avrebbe potuto ospitare circa un milione di esemplari ogni anno, destinati alla produzione alimentare. Ma il progetto ha poi incontrato una forte opposizione da parte di associazioni animaliste, scienziati e organizzazioni ambientaliste, e la società ha poi comunicato formalmente all’Autorità portuale di Las Palmas nel luglio 2026 la sua rinuncia, dopo un iter autorizzativo complesso e la richiesta di ulteriori approfondimenti ambientali.

Anche il tonno rosso al centro del dibattito

Accanto ai polpi, la proposta richiama l’attenzione sull’allevamento del tonno rosso, una delle specie simbolo del Mediterraneo. In questo caso il settore è già attivo, soprattutto attraverso sistemi di ingrasso in gabbie marine, dove gli esemplari catturati in natura vengono mantenuti e alimentati fino alla commercializzazione. Una pratica diversa dall’allevamento a ciclo chiuso, ma che solleva comunque interrogativi sulla sostenibilità della filiera.

Oltre alle condizioni degli animali confinati, uno dei nodi riguarda l’impiego di altre specie ittiche come alimento.

La gestione della pesca del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo ha consentito negli ultimi decenni una ripresa degli stock, dopo un periodo di grave sovrasfruttamento. Questo risultato non elimina però la necessità di controllare le catture, monitorare gli allevamenti e valutare gli impatti ambientali delle attività di ingrasso.

allevamenti tonno

L’iniziativa di CIWF punta proprio a evitare che l’aumento della produzione commerciale comprometta gli obiettivi di conservazione e la salute degli ecosistemi marini.

La petizione

In occasione della presentazione dell’iniziativa legislativa, Compassion in World Farming Italia ha lanciato anche una petizione rivolta al Governo italiano.

La richiesta è impedire l’apertura di allevamenti di polpi e intervenire sull’espansione dell’acquacoltura carnivora, in coerenza con gli impegni internazionali assunti per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2030.

Fonti: Camera dei deputati, conferenza del 13 ottobre 2026

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