Sfregiata (di nuovo) con una bomboletta spray la roccia con le orme di dinosauro sulle Tre Cime di Lavaredo: “rispettate la nostra storia”

Un nuovo episodio di vandalismo ha scosso il territorio patrimonio naturale delle Tre Cime di Lavaredo, sul versante bellunese situato a 2.400 metri di altitudine. Un visitatore ancora da identificare munito di bomboletta spray ha deciso di imbrattare con graffiti un prezioso masso di dolomia posizionato lungo il sentiero che collega il Rifugio Auronzo al Rifugio Lavaredo. Il blocco roccioso non rappresenta una semplice pietra di passaggio: la roccia conserva infatti impresse due rarissime orme fossili di Eubrontes, un grande dinosauro carnivoro del Triassico, scoperte dagli esperti nel 1992.

L’allarme è stato lanciato sui canali social con grande amarezza da Daniel Rogger, guida alpina, istruttore di sci e vicedirettore della Scuola Alpina delle Tre Cime, che ha pubblicato le immagini del danno scatenando l’indignazione del pubblico. Nel suo sfogo diventato virale, l’accompagnatore ha voluto lanciare un messaggio durissimo a chi frequenta la montagna senza rispetto:

Diamo volentieri il benvenuto sulle Dolomiti a tutti gli amanti della natura: scalatori, escursionisti, appassionati di vie ferrate, turisti, fotografi, biker, parapendisti e chiunque voglia semplicemente godersi i panorami mozzafiato.

Un’accoglienza calorosa subito seguita da una severa presa di posizione contro il turismo superficiale e dannoso:

Ma se venite qui solo per scattare un selfie e poi distruggere la natura e i siti preistorici, per favore restate dove siete. Rispettate le Dolomiti. Rispettate la loro storia. Lasciatele belle come le avete trovate.

I precedenti di vandalismo e l’intervento del rifugista per ripulire la roccia

Questo gesto incivile è il secondo in due anni ai danni dello stesso reperto paleontologico. Già l’8 ottobre 2024, infatti, il medesimo masso con le impronte preistoriche era stato preso di mira da vandali che vi avevano bombolettato a grandi lettere lo slogan Tourists go home. All’epoca, così come avvenuto in questo nuovo caso dell’autunno 2026, ad attivarsi immediatamente per limitare i danni è stato Simone Corte Pause, guida alpina e gestore del Rifugio Lavaredo. Salito sul posto munito di solventi chimici e spazzola, il rifugista si è rimboccato le maniche per rimuovere la vernice fresca prima che penetrasse a fondo nella roccia porosa.

Il gestore della struttura ha raccontato il suo tempestivo intervento di ripristino condividendo il rammarico per l’accaduto:

E anche quest’anno come due anni fa è toccato pulire. Ho fatto del mio meglio e direi che è venuto abbastanza bene. Il resto lo farà la neve quest’inverno.

Fortunatamente la montagna può contare su persone sensibili che se ne prendono cura con amore e prontezza, ma questo non basta. È fondamentale un cambio di mentalità profondo che porti tutti a comprendere come un patrimonio storico e geologico inestimabile vada protetto ogni giorno, evitando di scambiare vette millenarie per una lavagna su cui lasciare una firma o scattare un selfie prima di tornare a valle.

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