Da oggi, 15 ottobre 2026, si possono riaccendere i termosifoni in buona parte del Nord Italia, ma non ovunque. Diverse città hanno deciso di rimandare l’avvio degli impianti di riscaldamento, approfittando delle temperature ancora miti per ridurre i consumi energetici, alleggerire le bollette e limitare le emissioni inquinanti. Il via libera riguarda principalmente la zona climatica E, che comprende circa 4.000 Comuni italiani, tra cui Milano, Torino e Aosta. Non tutti, però, seguiranno il calendario nazionale: da Bergamo a Bologna, sono diverse le amministrazioni che hanno scelto di posticipare l’accensione.
Riscaldamenti dal 15 ottobre: dove si possono accendere
In Italia le date di accensione degli impianti termici dipendono dalla zona climatica di appartenenza. Il territorio nazionale è infatti suddiviso in sei fasce, dalla A alla F, sulla base delle condizioni climatiche locali.

Dal 15 ottobre possono partire i riscaldamenti nella zona E, che interessa gran parte delle città settentrionali e numerosi Comuni dell’entroterra. La normativa nazionale consente di mantenere gli impianti in funzione per un massimo di 14 ore al giorno, generalmente tra le 5 del mattino e le 23. A Milano, tuttavia, sono state introdotte regole più restrittive: fino al 30 ottobre i termosifoni potranno restare accesi per non più di 8 ore al giorno. Dal 31 ottobre e fino al 15 aprile 2027, il limite salirà a 13 ore quotidiane.
Le città che rinviano l’accensione dei termosifoni
Nonostante il via libera nazionale, diversi Comuni hanno scelto di aspettare ancora qualche giorno prima di accendere gli impianti. A Monza, Bergamo e Brescia la data è stata spostata al 22 ottobre. Stessa decisione per Corsico e Buccinasco, due Comuni della provincia di Milano. Il rinvio sarà invece più lungo a Bologna e nelle zone di pianura dell’Emilia-Romagna, dove l’accensione è stata posticipata al 1° novembre. Anche Venezia ha scelto di intervenire sul calendario, rinviando al 1° novembre l’avvio del riscaldamento negli edifici pubblici, negli uffici, nei negozi e nelle attività commerciali.
L’obiettivo è evitare consumi non necessari in un periodo in cui le temperature consentono ancora di fare a meno dei termosifoni. Le amministrazioni potranno comunque prevedere deroghe qualora dovesse arrivare un’ondata di freddo.
Il calendario delle accensioni nelle altre zone climatiche
Per le altre aree del Paese bisognerà attendere le prossime settimane. La zona D, che comprende città come Roma e Firenze, potrà accendere i riscaldamenti dal 1° novembre, per un massimo di 12 ore al giorno. Dal 15 novembre toccherà alla zona C, nella quale gli impianti potranno funzionare fino a 10 ore quotidiane.
Le zone A e B, caratterizzate da un clima generalmente più mite, dovranno invece aspettare il 1° dicembre. Nella zona A sono consentite fino a 6 ore giornaliere, mentre nella B il limite è di 8 ore. Nessuna restrizione ordinaria di calendario, invece, per la zona F, che comprende le località più fredde del Paese, soprattutto quelle montane.
Le date rappresentano comunque il calendario generale previsto dalla normativa nazionale: ordinanze comunali e disposizioni locali possono introdurre modifiche.
Qual è la temperatura massima consentita in casa?
Oltre ai giorni e agli orari, esistono limiti anche per le temperature degli ambienti interni. La normativa nazionale stabilisce per le abitazioni una temperatura massima di 20 °C, con una tolleranza di 2 gradi. In Lombardia, invece, il limite è stato abbassato a 19 °C, sempre con una tolleranza di 2 gradi. Per gli edifici destinati ad attività industriali e artigianali il limite di riferimento è di 18 °C, con la stessa tolleranza. Sono previste esenzioni specifiche per strutture come ospedali, case di riposo, asili nido e scuole dell’infanzia.
Accendere più tardi per risparmiare energia e ridurre le emissioni
Rinviare l’accensione dei riscaldamenti non è soltanto una questione economica. Gli impianti alimentati da combustibili fossili contribuiscono infatti alle emissioni di gas serra e, a seconda della tecnologia utilizzata, di sostanze che peggiorano la qualità dell’aria. Ridurre le ore di funzionamento e mantenere temperature interne adeguate permette di contenere gli sprechi energetici senza necessariamente rinunciare al comfort domestico.
È importante ricordare, inoltre, che il calendario stabilisce quando è possibile accendere il riscaldamento, non quando diventa obbligatorio farlo. Se le temperature esterne restano miti e gli ambienti domestici sono sufficientemente caldi, aspettare qualche giorno prima di riattivare i termosifoni può essere una scelta vantaggiosa per il portafoglio e per l’ambiente.
