Hai smesso di allenarti? I tuoi muscoli possono ricordare gli esercizi anche dopo mesi

Hai smesso di allenarti per qualche mese, hai perso resistenza, magari anche un po’ di massa muscolare, e adesso l’idea di ricominciare ti fa sentire come se dovessi ripartire da zero. Eppure, il tuo corpo potrebbe ricordare molto più di quanto immagini. Alcune ricerche mostrano che le cellule muscolari conservano tracce biologiche degli allenamenti precedenti, anche quando i benefici più visibili dell’esercizio cominciano a diminuire.

La cosiddetta memoria cellulare dell’allenamento potrebbe aiutare l’organismo a recuperare alcuni adattamenti quando si torna a fare attività fisica. E la parte interessante è che questa capacità potrebbe riguardare anche il fegato, un organo fondamentale per la gestione dell’energia durante lo sforzo.

A studiare questi meccanismi è anche un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, che sta cercando di capire come le cellule conservino le tracce dell’attività fisica e che cosa accada quando, dopo una pausa, vengono nuovamente sollecitate.

I muscoli conservano una memoria dell’allenamento

Siamo abituati a considerare i risultati dell’esercizio fisico come qualcosa che richiede una manutenzione continua. Smettiamo di correre e la resistenza diminuisce. Interrompiamo gli allenamenti di forza e, con il passare del tempo, parte della massa muscolare conquistata comincia a ridursi.

Il corpo, però, sembra conservare alcune informazioni anche quando questi cambiamenti diventano evidenti. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha individuato nel muscolo umano una forma di memoria epigenetica legata all’allenamento. In sostanza, l’attività fisica può lasciare modificazioni nel modo in cui alcuni geni vengono regolati, senza alterare direttamente la sequenza del DNA.

Queste modificazioni possono persistere durante un periodo di inattività e influenzare la risposta a un successivo allenamento. È un po’ come se il muscolo conservasse alcune istruzioni già utilizzate, pronte a essere richiamate quando si torna a lavorare. Un’altra ricerca pubblicata sull’American Journal of Physiology-Cell Physiology ha seguito 20 adulti sani sottoposti a due mesi di allenamento ad alta intensità, tre mesi di pausa e un successivo periodo di ripresa.

Le analisi delle biopsie muscolari hanno mostrato che alcune modificazioni molecolari associate all’esercizio erano ancora presenti dopo tre mesi senza allenamento. Una parte delle tracce lasciate dall’attività fisica, quindi, aveva resistito alla sospensione. La ricerca aiuta a comprendere perché il ritorno all’esercizio possa seguire dinamiche diverse rispetto al primo approccio all’allenamento, anche se la rapidità del recupero dipende da numerosi fattori individuali.

Anche il fegato partecipa alla memoria dell’esercizio

Quando corriamo, solleviamo pesi o pedaliamo, i muscoli consumano energia. Per sostenere quello sforzo hanno bisogno di un rifornimento continuo, e il fegato svolge una parte importante di questo lavoro.

Una ricerca pubblicata su Molecular Metabolism ha approfondito proprio il rapporto tra allenamento, fegato e metabolismo energetico, individuando meccanismi che potrebbero contribuire a conservare gli effetti di precedenti periodi di attività fisica. I ricercatori hanno concentrato l’attenzione su una famiglia di enzimi chiamati carbossilesterasi, coinvolti nella trasformazione dei lipidi e nella disponibilità dei grassi che possono essere utilizzati come fonte energetica.

L’attività di questi enzimi sembra essere influenzata dall’esercizio. Nella componente umana dello studio, dopo sei settimane di allenamento, i ricercatori hanno osservato cambiamenti della loro attività nel sangue, con differenze legate anche alla forma fisica precedente. Questi risultati suggeriscono che la storia di allenamento possa contribuire a modulare il modo in cui l’organismo gestisce l’energia. Un meccanismo interessante anche per comprendere il rapporto tra esercizio fisico, controllo della glicemia e metabolismo dei grassi.

Le cellule possono ricordare molto più di quanto pensassimo

Per molto tempo abbiamo associato la memoria quasi esclusivamente al cervello, dove i neuroni conservano e rielaborano informazioni attraverso le loro connessioni. Il sistema immunitario possiede a sua volta una memoria, che permette di riconoscere più rapidamente alcuni agenti patogeni già incontrati. Le ricerche degli ultimi anni stanno mostrando che anche altri tipi di cellule possono conservare tracce delle esperienze biologiche precedenti.

Uno studio pubblicato su Nature ha mostrato, per esempio, che alcune cellule staminali della pelle possono mantenere una memoria dell’infiammazione, favorendo una risposta più rapida a successive lesioni. Un’altra ricerca pubblicata sulla stessa rivista ha individuato nelle cellule adipose una memoria dell’obesità che può persistere anche dopo una consistente perdita di peso. Un fenomeno che potrebbe contribuire a spiegare la tendenza a recuperare i chili persi.

La memoria cellulare dell’allenamento si inserisce in questo filone di studi: le cellule possono modificare il loro funzionamento in risposta agli stimoli e conservare alcune di queste modificazioni nel tempo. I ricercatori stanno ora cercando di comprendere per quanto tempo tali informazioni possano rimanere disponibili, quali meccanismi ne permettano la conservazione e come possano essere riattivate.

Cosa succede quando riprendiamo ad allenarci dopo una pausa

La prospettiva è particolarmente interessante per chi deve interrompere l’attività fisica a causa di un infortunio, una malattia, una gravidanza o semplicemente per un periodo di lavoro particolarmente impegnativo. La sospensione dell’allenamento può provocare una diminuzione della capacità cardiovascolare, della forza e di alcuni adattamenti metabolici. I tempi dipendono dal tipo di esercizio, dalla durata dell’interruzione e dalle condizioni individuali.

Eppure, alcune delle modificazioni costruite con l’esercizio possono sopravvivere più a lungo delle prestazioni fisiche che siamo abituati a misurare. Questo potrebbe diventare utile anche nello studio dei programmi di riabilitazione e dell’attività fisica destinata alle persone che hanno difficoltà ad allenarsi con regolarità.

Per ora gli scienziati stanno cercando di capire quanto duri questa memoria biologica e se sia possibile sfruttarla per favorire il recupero dopo periodi prolungati di inattività. Nel frattempo, chi torna in palestra dopo qualche mese può almeno concedersi una buona notizia: la resistenza andrà ricostruita, i muscoli dovranno ricominciare a lavorare, ma una parte del lavoro svolto in passato potrebbe essere ancora scritta nelle cellule.

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