Litigare senza trasformare tutto in una guerra: lo psicologo svela la strategia della “concessione parziale”

Si comincia con una spesa fatta senza avvisare, un appuntamento dimenticato o una frase detta male. Dieci minuti dopo si sta discutendo di quella volta nel 2019, dei difetti caratteriali dell’altro e probabilmente anche di sua madre. Il problema iniziale è ormai disperso, ma entrambi ricordano benissimo ogni torto subito negli ultimi cinque anni. Secondo lo psicologo Mark Travers, specializzato nelle relazioni di coppia, esiste un modo per evitare questa escalation: ammettere subito la piccola parte di torto che ci appartiene.

La tecnica si chiama partial yield, traducibile come concessione parziale. Consiste nel riconoscere una responsabilità specifica senza assumersi la colpa dell’intera discussione e senza rinunciare alle proprie ragioni. Una frase come “Hai ragione, avrei dovuto avvisarti” può abbassare la tensione prima che la conversazione si trasformi in una gara a chi ha sofferto di più. Certo, richiede di pronunciare due parole che, durante un litigio, sembrano pesare quanto un frigorifero: “Hai ragione”.

Come funziona la concessione parziale durante una lite

Immaginiamo che il partner si arrabbi perché abbiamo preso una decisione importante senza consultarlo. Possiamo difendere la nostra scelta, spiegare perché fosse ragionevole, ricordare tutte le occasioni in cui anche l’altro ha agito allo stesso modo. Magari tirando fuori qualche precedente che risale a quando ancora ci davamo del lei.

Oppure possiamo riconoscere subito una cosa: “Avrei dovuto parlarne con te prima”. La differenza sta nel momento in cui arriva l’ammissione. Travers osserva che, durante un conflitto, chi si sente ignorato o contraddetto tende ad accumulare argomenti per dimostrare di avere ragione. La voce sale, gli esempi si moltiplicano e la discussione comincia a riguardare la persona anziché il comportamento contestato.

Riconoscere spontaneamente una responsabilità può interrompere questa dinamica, perché l’altro non deve più impegnarsi a dimostrare qualcosa che abbiamo già ammesso. Naturalmente bisogna essere sinceri. Il classico “Va bene, hai ragione tu”, pronunciato con l’espressione di chi sta valutando un omicidio, difficilmente produce lo stesso risultato.

Lo psicologo suggerisce anche di evitare un’altra abitudine diffusissima: aggiungere immediatamente un «ma» alla propria ammissione. “Hai ragione, avrei dovuto dirtelo, ma anche tu…” è un modo particolarmente efficiente per riprendere la discussione esattamente dove l’avevamo lasciata. Il consiglio è lasciare che il riconoscimento venga ascoltato, senza trasformarlo subito in un’occasione per contrattaccare. Le nostre ragioni possono aspettare qualche istante. Sopravvivranno.

Cosa dice la scienza sulle coppie che sanno riconoscere le ragioni dell’altro

La concessione parziale descritta da Travers è una strategia suggerita sulla base della sua esperienza professionale. Non risulta, con questo nome, una tecnica la cui efficacia immediata sia stata dimostrata da uno specifico esperimento clinico. Esistono però ricerche interessanti su un comportamento molto vicino: la validazione emotiva, cioè la capacità di riconoscere e comprendere ciò che il partner sta comunicando.

Uno studio pubblicato sul Journal of Family Psychology ha osservato 93 coppie in attesa di un figlio durante discussioni di 15 minuti, registrate e analizzate per seguire i cambiamenti emotivi dei partecipanti.

I ricercatori hanno rilevato che, quando una persona mostrava comprensione, interesse e riconoscimento verso il partner, quest’ultimo aveva maggiori probabilità di passare da uno stato emotivo negativo a uno neutro o positivo. Una maggiore validazione durante il conflitto era inoltre associata a una migliore qualità della relazione dopo la nascita del bambino.

Parliamo di coppie in una fase particolare della vita, quella della gravidanza, e di associazioni osservate dai ricercatori. Sarebbe quindi prematuro sostenere che la stessa strategia funzioni sempre, per chiunque e in qualsiasi discussione. Il risultato suggerisce però che sentirsi ascoltati può modificare il clima emotivo di un litigio, anche mentre questo è ancora in corso.

Un’altra ricerca pubblicata nel 2018 ha seguito 3.405 coppie attraverso cinque rilevazioni, esaminando i rapporti tra conflitti, comunicazione e soddisfazione sentimentale.

I risultati hanno associato discussioni più frequenti, atteggiamenti di chiusura e minore comunicazione costruttiva a una soddisfazione successiva più bassa. Le relazioni erano però bidirezionali: anche la percezione della qualità del rapporto influenzava il modo di litigare. Insomma, il problema non si esaurisce contando quante volte una coppia discute. Anche il modo in cui affronta e gestisce i contrasti contribuisce alla qualità della relazione.

Attenzione, però: dare sempre ragione al partner può diventare un problema

C’è un dettaglio che rischia di andare perso tra tutti questi buoni propositi: riconoscere un errore ha senso soltanto quando quell’errore esiste davvero. Chi tende già a chiedere scusa per qualsiasi cosa, magari per evitare il malumore del partner, potrebbe leggere la concessione parziale come l’ennesimo invito a essere comprensivo, paziente e accomodante.

Anche quando avrebbe ottime ragioni per arrabbiarsi. Sarebbe un’applicazione piuttosto discutibile della tecnica. Una revisione scientifica pubblicata su Current Opinion in Psychology dai ricercatori Nickola Overall e James McNulty ha evidenziato che la comunicazione più utile dipende anche dalla natura del problema.

Mostrare comprensione e disponibilità può aiutare quando si affrontano difficoltà minori o poco modificabili. Davanti a comportamenti seri che richiedono un cambiamento, invece, una comunicazione diretta e persino apertamente contraria può essere necessaria. Essere sempre concilianti rischia, in certe circostanze, di lasciare irrisolto proprio ciò che dovrebbe cambiare.

La distinzione è importante soprattutto nelle relazioni in cui uno dei due partner finisce sistematicamente per assumersi ogni responsabilità. E nelle situazioni di intimidazione, manipolazione o violenza, una strategia pensata per gestire i normali disaccordi non può sostituire la tutela della propria sicurezza. La concessione parziale, dunque, ha senso quando permette a due persone di riconoscere le rispettive responsabilità senza trasformare ogni discussione in un processo.

Dire “Avrei dovuto avvisarti” può essere un buon inizio. Poi si può discutere della decisione, spiegare le proprie ragioni e ascoltare quelle dell’altro. Senza riesumare ogni precedente, senza compilare un casellario giudiziario sentimentale e soprattutto senza pretendere che qualcuno debba necessariamente uscire sconfitto. Anche perché vincere una lite contro il proprio partner offre una soddisfazione piuttosto breve. Il giorno dopo, di solito, bisogna continuare a viverci insieme.

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