Hanufa Begum mette insieme foglie di neem, peperoncino, zenzero, aglio e cipolla e porta la miscela nei campi. Per questa agricoltrice del Bangladesh il pesticida fatto in casa è diventato un modo molto concreto per comprare meno prodotti commerciali e abbassare i costi di produzione. La spinta è arrivata anche dalla crisi in Medio Oriente, che nel 2026 ha reso più complicato e costoso far arrivare nel Paese fertilizzanti e altri input agricoli.
Il suo è un caso individuale, raccontato sul campo, quindi sarebbe azzardato trasformarlo nella ricetta pronta per milioni di aziende agricole. Dentro quella bottiglia, però, finisce un problema molto più grande del suo appezzamento: il Bangladesh dipende pesantemente dall’estero per ciò che serve a nutrire le colture. A giugno la Banca Mondiale ha approvato un finanziamento d’emergenza per la sicurezza alimentare del Paese, indicando che il Bangladesh importa oltre l’85% del proprio fabbisogno di fertilizzanti. Il progetto finanzierà, tra le altre cose, l’acquisto di 600 mila tonnellate di fertilizzanti per le stagioni risicole Aman e Boro.
La vulnerabilità arriva da due lati. Da una parte ci sono le importazioni; dall’altra la produzione interna di urea, che richiede grandi quantità di gas. Nel suo rapporto 2026 sulla spesa agricola del Bangladesh, la Banca Mondiale osserva che la capacità nazionale resta frenata proprio da carenze di gas, impianti anziani e strozzature nell’approvvigionamento. Per la sola urea, le importazioni coprono circa il 75% della domanda nazionale.
Neem, aglio e peperoncino non sono arrivati ieri nei campi
La soluzione scelta da Hanufa Begum ha un aspetto domestico, quasi da dispensa, ma l’uso agricolo di estratti vegetali ha alle spalle parecchia ricerca. Si parla di pesticidi botanici: sostanze ottenute da piante e utilizzate per respingere, limitare o controllare determinati parassiti.
Il neem, in particolare, è tutt’altro che uno sconosciuto nell’agricoltura del Bangladesh. Il servizio agrometeorologico nazionale BAMIS include estratti di semi di neem tra gli interventi utilizzabili contro alcuni afidi e acari, sempre all’interno di indicazioni specifiche per coltura e infestazione.
Anche il Bangladesh Agricultural Research Institute ha provato sul campo soluzioni vegetali. In un esperimento sul peperoncino Naga, i ricercatori del BARI hanno confrontato olio di neem, estratto di aglio, estratto di semi di mogano e pesticidi convenzionali. I trattamenti botanici hanno dato risultati migliori rispetto alle piante non trattate; il neem è stato il migliore tra quelli vegetali. Il trattamento chimico utilizzato dagli agricoltori, però, ha prodotto la resa commerciabile più alta. Una differenza abbastanza utile per evitare di trasformare un’alternativa interessante in una pozione miracolosa.
La stessa politica nazionale del Bangladesh per la gestione integrata dei parassiti punta da anni a ridurre la dipendenza dai pesticidi attraverso tecniche diverse combinate tra loro, comprese pratiche sviluppate localmente dagli agricoltori. L’obiettivo dichiarato è tenere sotto controllo i parassiti diminuendo rischi, costi e uso di prodotti chimici.
Naturale, però, non significa innocuo per definizione
Peperoncino, aglio, cipolla e neem crescono dalle piante. Questo non rende automaticamente qualsiasi miscela sicura, efficace o adatta a qualunque coltura. La FAO ricorda che i pesticidi botanici possono colpire anche organismi utili e che la loro efficacia dipende dalla sostanza, dalla concentrazione, dal parassita e dal modo in cui vengono applicati.
La miscela di Hanufa Begum, quindi, non va letta come una formula universale da replicare a occhio. Non abbiamo una sperimentazione controllata sulla sua preparazione specifica né dati pubblicati sulla resa del suo campo prima e dopo il passaggio. Sappiamo ciò che riferisce lei: spende meno per i pesticidi commerciali e alcuni clienti sono disposti a pagare di più per prodotti coltivati senza fertilizzanti e pesticidi di sintesi.
Sono due informazioni diverse. La prima riguarda il costo sostenuto dall’agricoltrice; la seconda descrive la risposta di alcuni suoi clienti e non misura l’esistenza di un vero premio di prezzo sul mercato bengalese.
C’è poi una distinzione che rischia di perdersi tra neem e peperoncini: un pesticida vegetale serve a controllare determinati organismi dannosi, non sostituisce automaticamente i nutrienti forniti dai fertilizzanti. Ridurre la dipendenza da urea, fosfati e altri concimi richiede pratiche agronomiche e fonti nutritive diverse.
La storia di Hanufa Begum è interessante senza bisogno di gonfiarla. Nel Paese che sta spendendo centinaia di milioni di dollari per garantirsi i fertilizzanti necessari ai prossimi raccolti, una contadina ha cominciato a togliere almeno qualche voce dalla lista della spesa agricola. Il suo pesticida “profuma” di aglio, cipolla e neem. La dipendenza dalle importazioni, invece, è molto più difficile da frullare via.