Una tazza di tè nero è un rituale quotidiano per molte persone, soprattutto a colazione o a metà pomeriggio. Ma cosa c’è davvero nelle foglie che finiscono nella nostra tazza? A provare a rispondere è la rivista svizzera Gesundheitstipp, che ha analizzato 14 tè neri venduti sul mercato elvetico, cercando sia sostanze tossiche di origine vegetale sia residui di pesticidi.
I risultati non sono particolarmente incoraggianti: 13 prodotti su 14 contenevano alcaloidi pirrolizidinici, sostanze naturali prodotte da alcune piante infestanti che possono essere raccolte accidentalmente insieme alle foglie di tè. In diversi campioni il laboratorio ha inoltre individuato residui di pesticidi.
Nel complesso, 10 dei 14 prodotti hanno ricevuto una valutazione insufficiente o scadente. Soltanto un tè nero biologico ha ottenuto un giudizio molto buono, ma si tratta di una referenza tipica del mercato svizzero.
Twinings English Breakfast è il peggiore del test
A distinguersi in negativo è stato il tè nero English Breakfast di Twinings, che ha ottenuto la valutazione complessiva peggiore: “scadente”. Il prodotto è risultato particolarmente problematico per la combinazione di alcaloidi pirrolizidinici e residui di pesticidi.
Nel campione analizzato, il laboratorio ha rilevato 443 microgrammi di residui di pesticidi per chilogrammo di tè, il valore più alto tra i 14 prodotti analizzati. Un risultato che colpisce anche considerando il prezzo, questo tè era infatti tra i più costosi del confronto, eppure ha ottenuto il giudizio peggiore.
Quali pesticidi sono stati trovati nel tè Twinings? La rivista segnala in particolare:
- Glifosato, un erbicida impiegato per controllare le erbe infestanti, classificato nel 2015 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) come probabilmente cancerogeno per l’uomo.
- Tiametoxam, un insetticida della famiglia dei neonicotinoidi, noto anche per i suoi effetti sugli insetti impollinatori.
- Clorfenapyr, un insetticida appartenente a una classe diversa dai neonicotinoidi, non approvato per l’impiego fitosanitario nell’Unione europea
La presenza di residui, da sola, non basta a stabilire quale rischio possa esserci per chi beve il tè. Per valutarlo occorre considerare quali sostanze sono state rilevate, in quali quantità e quanta esposizione ne deriva. Allo stesso modo, trovare un pesticida non significa necessariamente che il prodotto superi i limiti di legge: per verificarlo bisogna confrontare la concentrazione rilevata con il limite previsto per quella specifica sostanza.
Twinings ha dichiarato alla rivista che il proprio tè rispetta le normative dell’Unione europea.
Lord Nelson di Lidl e Lipton
Tra i prodotti che non hanno superato positivamente il test figurano anche Lord Nelson, il marchio di tè di Lidl, e Lipton, entrambi classificati come “insufficienti”.
Il tè Lord Nelson di Lidl ha registrato 68 µg/kg di residui complessivi di pesticidi, oltre al valore più alto di alcaloidi pirrolizidinici dell’intero confronto: 65 µg/kg. Nel campione è stato rilevato anche il glifosato. Il prodotto ha ottenuto un voto complessivo di 2,5 ed è stato classificato “insufficiente”.
Anche Lipton Yellow Label Classico è stato giudicato insufficiente, con un voto di 3,5. Il laboratorio ha rilevato 40 µg/kg di residui complessivi di pesticidi e 11 µg/kg di alcaloidi pirrolizidinici. Anche in questo campione era presente glifosato.
È bene ricordare che questi risultati riguardano i singoli campioni analizzati in Svizzera e non dimostrano che tutte le confezioni delle tre marche presentino gli stessi livelli di contaminanti.
Come è stato condotto il test
Il laboratorio incaricato da Gesundheitstipp ha analizzato tutti i campioni di tè neri selezionati per verificare la presenza di alcaloidi pirrolizidinici e residui di pesticidi. Per individuare gli alcaloidi è stata utilizzata una tecnica analitica chiamata SPE-LC-MS/MS, che permette di separare e identificare le sostanze presenti nei campioni.
Per i pesticidi sono state impiegate tecniche di cromatografia liquida e gassosa, con cui sono stati ricercati centinaia di principi attivi. Tra le sostanze ricercate figurava anche l’antrachinone, che non è stato rilevato in nessuno dei 14 prodotti analizzati.
Il test è stato condotto in Svizzera e riguarda specifici prodotti e campioni acquistati sul mercato elvetico. I risultati non possono quindi essere estesi automaticamente a tutte le confezioni vendute in Italia, dove possono cambiare lotti, forniture e caratteristiche dei prodotti.
Alcaloidi pirrolizidinici: cosa sono e perché preoccupano
Gli alcaloidi pirrolizidinici sono sostanze prodotte naturalmente da alcune piante, tra cui specie infestanti che possono crescere nelle piantagioni di tè. Durante la raccolta, frammenti di queste piante possono finire insieme alle foglie destinate alla produzione.
Alcuni alcaloidi pirrolizidinici possono danneggiare il fegato e presentare proprietà genotossiche e cancerogene. L’esposizione è quindi un tema da non sottovalutare, soprattutto quando queste sostanze vengono assunte ripetutamente attraverso alimenti e bevande.
Nel test svizzero soltanto uno dei 14 tè analizzati è risultato privo degli alcaloidi ricercati: il biologico Vier Linden, un tè nero indiano che ha ottenuto una valutazione molto buona. Questo risultato non significa, tuttavia, che tutti i tè biologici siano necessariamente privi di contaminanti o che il metodo di coltivazione biologico garantisca l’assenza assoluta di residui.
Come ridurre l’esposizione ai contaminanti nel tè
Non è necessario rinunciare automaticamente al tè nero dopo aver letto questi risultati. È però ragionevole evitare di consumare sempre la stessa varietà e alternare le bevande, senza fare affidamento esclusivamente sul prezzo o sulla notorietà del marchio come indicatori di qualità.
Può essere utile inoltre scegliere prodotti biologici certificati, ricordando che questa scelta limita l’impiego di pesticidi di sintesi in produzione ma non garantisce l’assenza assoluta di contaminazioni accidentali.
Fonte: Gesundheitstipp