Lavorare cinque giorni anziché sei, avere due giorni di riposo alla settimana e continuare a percepire lo stesso stipendio. È quanto previsto dalla riforma appena approvata in Brasile e inserita nella Costituzione.
Il Congresso brasiliano ha infatti promulgato in questi giorni l’emendamento costituzionale numero 141, che mette fine al modello conosciuto come “6 por 1“, cioè di sei giorni di lavoro e uno soltanto di riposo. Al suo posto arriverà progressivamente il sistema 5×2, con un massimo di 40 ore settimanali.
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Una svolta sostenuta dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, arrivata a pochi giorni dal ballottaggio presidenziale del 25 ottobre contro Flávio Bolsonaro. Il Senato ha approvato la riforma il 14 ottobre con una maggioranza schiacciante: 75 voti favorevoli e uno contrario.
Come cambia la settimana lavorativa in Brasile e da quando
Il cambiamento sarà graduale, per consentire anche alle aziende di riorganizzare turni e attività. Dal 15 dicembre 2026, trascorsi 60 giorni dalla promulgazione, la settimana lavorativa massima scenderà da 44 a 42 ore, con due giorni di riposo retribuiti. Un anno più tardi, a dicembre 2027, il limite sarà ulteriormente abbassato a 40 ore settimanali.
@Agência Senado
La nuova normativa vieta di ridurre gli stipendi a causa della diminuzione dell’orario e prevede che almeno uno dei giorni di riposo cada preferibilmente di domenica. Gli accordi collettivi potranno disciplinare la distribuzione dei turni, rispettando le garanzie previste.
Secondo il Ministero del Lavoro brasiliano, circa 14,9 milioni di lavoratori seguono attualmente il modello 6×1 e potranno beneficiare di un secondo giorno libero. La riduzione delle ore massime interesserà una platea ancora più ampia, soprattutto nel commercio, nei servizi, nell’industria e nella logistica.
La riforma non si applica però indistintamente a tutte le categorie: restano fuori, tra gli altri, i dipendenti pubblici, mentre sono previste specifiche eccezioni per alcune figure professionali.
@Dilson Rodrigues/Agência Senado
Non solo Brasile
Il Brasile non è l’unico Paese latino-americano ad aver deciso di ridurre il tempo trascorso al lavoro. In Cile, una legge del 2023 ha avviato la riduzione graduale della settimana lavorativa da 45 a 40 ore: dall’aprile 2026 il limite è sceso a 42 ore e arriverà a 40 nel 2028, senza tagli agli stipendi.
Anche la Colombia ha intrapreso una strada simile: dal 15 luglio 2026 l’orario ordinario massimo è stato ridotto a 42 ore settimanali, rispetto alle precedenti 48, mantenendo la retribuzione. A differenza del Brasile, però, le ore possono essere distribuite su cinque o sei giorni.
Il Messico, invece, ha approvato una riforma costituzionale che porterà progressivamente la settimana lavorativa da 48 a 40 ore entro il 2030. Le prime riduzioni scatteranno nel 2027, anche in questo caso senza diminuzioni salariali.
E in Italia? Il diritto al tempo libero resta una questione aperta
In Italia l’orario normale di lavoro è fissato a 40 ore settimanali, anche se i contratti collettivi possono prevedere durate inferiori. Il dibattito riguarda soprattutto la possibilità di introdurre una settimana di quattro giorni, a parità di stipendio, attraverso accordi aziendali o nuove disposizioni legislative.
La questione, del resto, non è soltanto quante ore trascorriamo lavorando, ma quanto tempo resta per vivere al di fuori del lavoro. Per prendersi cura dei figli, per riposare, per dedicarsi alle proprie passioni o semplicemente per non arrivare alla fine della settimana completamente esausti.
La riforma brasiliana non garantisce automaticamente una maggiore produttività o migliori condizioni in ogni settore: molto dipenderà dalla sua applicazione concreta e dalla capacità delle imprese di riorganizzarsi. Ma introduce un principio importante: il progresso economico può essere misurato anche attraverso il tempo che una società riesce a restituire alle persone.
Fonte: Agência Senado
