Pensioni, dal 2027 assegni più bassi coi nuovi coefficienti (e un mese di lavoro in più): ecco come cambia il calcolo

Le persone che a partire dal gennaio 2027 lasceranno il lavoro dovranno aspettare un mese in più e, a parità di età e di contributi versati, incasseranno un assegno un po’ più leggero. Sono due effetti dello stesso meccanismo, quello che aggancia la previdenza all’aspettativa di vita: se si vive più a lungo, la pensione arriva più tardi e il montante va spalmato su più anni.

La nuova tabella del ministero

Il ministero del Lavoro, di concerto con l’Economia, ha pubblicato il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 che ridetermina i coefficienti di trasformazione dal 1° gennaio 2027. Sono le percentuali che convertono il montante contributivo, cioè la somma dei contributi versati e rivalutati, in pensione annua lorda. La revisione è biennale e poggia, come prevede la legge 335 del 1995, sulle rilevazioni demografiche e sull’andamento del Pil di lungo periodo, con i dati forniti dall’Istat. I valori calano per tutte le età, da 57 a 71 anni: a 67 anni, l’età della pensione di vecchiaia, il coefficiente scende dal 5,608% fissato dal decreto del 20 novembre 2024 al 5,514%, mentre a 64 anni passa dal 5,088% al 5,009%, ed a 71 dal 6,510% al 6,382%. La sforbiciata va dall’1,2% a quasi il 2% e, curiosamente, pesa di più su coloro che restano al lavoro più a lungo.

Quanto si perde

Con un montante di 300mila euro e uscita a 67 anni, la pensione annua lorda scende da 16.824 a 16.542 euro: 282 euro in meno, poco meno di 22 euro lordi al mese su tredici mensilità. Il coefficiente riguarda soltanto la parte contributiva dell’assegno, per cui chi ha una pensione mista vedrà ridursi la sola quota calcolata con il sistema contributivo. Chi è già in pensione non subisce tagli, perché i nuovi valori varranno per le pensioni con decorrenza dal 2027.

Un mese in più per uscire

Alla revisione dei coefficienti si somma quella dei requisiti. La circolare Inps n. 28 del 16 marzo 2026, che recepisce la legge di bilancio 2026 e il decreto del Mef del 19 dicembre 2025, fissa la pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese dal 2027. Per l’anticipata serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi agli uomini e 41 anni e 11 mesi alle donne. Nel 2028 l’aumento salirà a tre mesi complessivi, con la vecchiaia a 67 anni e 3 mesi. Restano fuori dall’adeguamento, per tutto il biennio, gli addetti ai lavori usuranti.

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