Sul campanile pendente di frazione di Enemonzo (Udine), il Comune ha montato una sirena da far suonare in caso di emergenza. Il sottosuolo del paese si sta svuotando. Sette edifici, campanile compreso, devono essere controllati per stabilire se sono ancora sicuri, una casa è già inagibile.
Via Tarquinis è chiusa per un sinkhole, una voragine che si apre nel suolo, qui proprio in mezzo alla carreggiata. Lo riferisce a L’AltraMontagna il geologo del Comune, Valerio Lupieri.
Una roccia che l’acqua dissolve
Sotto le ghiaie del fiume Tagliamento c’è il gesso. A differenza di molte rocce, si scioglie nell’acqua. Quando la pioggia si infiltra, scava nel sottosuolo vuoti che si allargano. La copertura di terreno resiste fino a un certo punto, poi cede di colpo oppure si abbassa lentamente, inclinando case e campanili.
Lupieri racconta che i ricercatori dell’Università di Trieste hanno inserito blocchi di gesso larghi circa 10 centimetri dentro i piezometri. Sono tubi installati nel terreno che servono a misurare quanto sale e scende la falda, cioè l’acqua che scorre sotto la superficie: “Dopo qualche mese, parallelepipedi di gesso non c’erano più”.
Cosa dicono gli studi
Il primo, pubblicato nel 2015 da Luca Zini e colleghi dell’Università di Trieste nelle Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia, è la mappa del sottosuolo di Quinis. I ricercatori hanno eseguito 25 perforazioni e installato 22 piezometri, i tubi che misurano il livello della falda. Hanno poi integrato i dati con georadar e sismica, metodi geofisici che emettono onde nel terreno e ne analizzano il ritorno per ricostruire la struttura del sottosuolo. Hanno anche immesso nell’acqua sostanze traccianti per seguirne il percorso. Nell’area tra Enemonzo e Quinis hanno censito 64 sinkhole: 38 sono crolli improvvisi, concentrati verso il fiume, e 26 cedimenti graduali, dovuti all’acqua che asporta il materiale dal basso, più frequenti verso i rilievi. In una perforazione, lo strato oltre i 18 metri di profondità si è abbassato di più di 40 centimetri in tre anni. Gli autori individuano quattro zone a rischio, tra cui quella attorno al campanile. Attribuiscono le forti oscillazioni della falda, fino a 15 metri, agli invasi sul Tagliamento e a piogge sempre più intense negli ultimi vent’anni.
Il secondo studio, uscito a gennaio 2026 sui Rendiconti Online della Società Geologica Italiana a firma di Iqra Yaqoob, Alice Busetti e colleghi, verifica come si muove il paese oggi. Si basa su due strumenti. Il primo sono i dati radar dei satelliti europei Sentinel-1 (programma EGMS), che registrano spostamenti del suolo di pochi millimetri. Il secondo è il georadar 3D, che scansiona i primi metri di sottosuolo. Dal 2019 al 2023 la parte a sud della statale 52 si abbassa quattro volte più in fretta di quella a nord, con punte di 30 millimetri, e lì il campanile continua a piegarsi. A nord la roccia è più superficiale e i crolli sono troppo rapidi per il satellite. Nel luglio 2023 in via Tarquinis l’asfalto crepato ha rivelato una cavità di circa 2 metri per 1. Il georadar, ripetuto nel tempo, ha mostrato una tubazione deformata a dicembre 2023 e spezzata per almeno 4 metri a settembre 2024. Gli autori concludono che oggi non esistono soluzioni pratiche per ridurre in modo significativo il pericolo.
Un fenomeno vecchio che accelera
Il Friuli-Venezia Giulia conta 1.491 sinkhole documentati. Enemonzo ne ha 212, di cui 30 nell’area di Quinis dal 1964. Già negli anni Sessanta, ricorda lo studio del 2015, le dighe idroelettriche sugli affluenti del Tagliamento avevano provocato crolli profondi oltre 20 metri. Lupieri collega l’accelerazione attuale ai prelievi d’acqua dal fiume, ma avverte che sono “osservazioni empiriche, non ci sono stati studi a riguardo”.
Il Comune intanto sorveglia il paese con inclinometri, che misurano quanto si inclina un edificio, ed estensimetri, che registrano l’allargarsi delle crepe. I dati arrivano in tempo reale da una centralina sul campanile. “Ma siamo pronti. Anche se non possiamo fermare questo fenomeno”, dice Lupieri.

