La Polonia ha dovuto rinunciare a quasi 1,4 terawattora di energia rinnovabile nel 2025, il doppio rispetto all’anno precedente. Elettricità che gli impianti avrebbero potuto produrre, ma che il gestore della rete ha ordinato di tagliare per mantenere in equilibrio il sistema. Il fotovoltaico continua a crescere, con milioni di pannelli sui tetti e nuovi parchi solari. La rete elettrica, però, fatica a seguirne il ritmo. Così una parte dell’energia disponibile viene lasciata inutilizzata.
Il dato arriva dalle analisi di Forum Energii, centro di ricerca polacco specializzato nel settore energetico. Il 20 ottobre 2026, la presidente dell’autorità nazionale di regolazione dell’energia, Renata Mroczek, ha chiesto di ampliare le eccezioni alle norme europee che limitano la possibilità per i gestori delle reti di possedere batterie di accumulo. Una proposta che riguarda soprattutto le aree in cui lo stoccaggio dell’elettricità è necessario per garantire la stabilità della rete.
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Oltre 1,6 milioni di piccoli impianti solari
La crescita del fotovoltaico polacco è stata impressionante. Secondo il rapporto Energy Transition in Poland 2026, alla fine del 2025 la potenza solare installata aveva raggiunto 25,9 gigawatt, il 22% in più rispetto all’anno precedente. In appena dodici mesi erano stati aggiunti circa 4,7 gigawatt. Dieci anni fa il fotovoltaico era praticamente assente dal sistema elettrico nazionale; oggi produce quasi il 12% dell’elettricità del Paese.
Anche i piccoli impianti hanno contribuito a questa crescita. Secondo i dati dell’autorità polacca per l’energia (URE), alla fine del 2025 erano collegate alla rete 1.636.673 microinstallazioni rinnovabili, con una potenza complessiva di quasi 13,9 gigawatt. Il 99,9% era costituito da impianti fotovoltaici. E ormai crescono rapidamente anche i parchi solari di grandi dimensioni.
Il problema è che gran parte del sistema elettrico polacco è stata costruita per funzionare con centrali a carbone. Impianti che possono garantire una produzione relativamente costante, ma che hanno tempi e vincoli tecnici quando devono ridurre rapidamente la potenza o ripartire.
Il fotovoltaico segue tutt’altro ritmo. Nelle giornate soleggiate produce soprattutto nelle ore centrali, quando la domanda può essere relativamente bassa. Se le centrali convenzionali non riescono a ridurre sufficientemente la loro produzione e mancano batterie, consumi flessibili o possibilità di esportare l’elettricità in eccesso, il gestore deve intervenire. E interviene tagliando la produzione rinnovabile.
Quasi 1,4 TWh di elettricità inutilizzata, soprattutto per problemi di equilibrio
Nel 2025 la quantità di energia rinnovabile tagliata è arrivata a quasi 1,4 TWh, pari a circa il 3% della produzione rinnovabile potenziale. Secondo Forum Energii, sarebbe bastata a soddisfare il consumo elettrico annuale di circa 700mila famiglie polacche. Occorre però distinguere: il dato comprende le riduzioni imposte agli impianti fotovoltaici ed eolici. Non rappresenta esclusivamente energia solare, né riguarda soltanto i piccoli impianti domestici.
C’è poi un dettaglio che aiuta a comprendere il problema. Dall’analisi dei dati del sistema elettrico polacco risulta che il 97,8% dell’energia tagliata nel 2025 è riconducibile a esigenze di bilanciamento, cioè alla necessità di mantenere in equilibrio produzione e consumi. Solo la parte restante dipende da specifiche limitazioni della rete.
La difficoltà principale, quindi, riguarda la capacità dell’intero sistema di adattarsi a una produzione rinnovabile sempre più abbondante. Le vecchie centrali continuano a occupare una parte importante del mercato elettrico: nel 2025 il carbone ha ancora fornito il 52,7% dell’elettricità polacca.
Il fenomeno prosegue anche nel 2026. In un comunicato del 13 ottobre, il gestore nazionale Polskie Sieci Elektroenergetyczne (PSE) ha confermato di aver ordinato riduzioni della produzione fotovoltaica nei giorni 5, 6, 9, 10 e 11 ottobre. Il documento precisa che i proprietari degli impianti interessati possono avere diritto a compensazioni economiche, secondo le condizioni previste dalla normativa europea e nazionale. Un meccanismo necessario per garantire la sicurezza del sistema, ma che comporta la rinuncia a una parte dell’elettricità potenzialmente disponibile.
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La proposta sulle batterie e i limiti delle regole europee
Per affrontare questa situazione, Renata Mroczek ha proposto di ampliare le eccezioni alle norme europee che limitano la proprietà degli accumuli da parte dei gestori delle reti elettriche. La direttiva europea 2019/944, agli articoli 36 e 54, stabilisce infatti che i gestori delle reti di distribuzione e trasmissione, in linea generale, non possano possedere, sviluppare o gestire impianti di accumulo.
La ragione è economica: queste società finanziano le proprie attività regolate anche attraverso le tariffe pagate dagli utenti. Consentire loro di utilizzare quelle risorse per competere liberamente con gli operatori privati potrebbe alterare il mercato.
Le eccezioni esistono già. La direttiva permette, per esempio, di autorizzare accumuli che costituiscono componenti pienamente integrate della rete. Sono previste deroghe anche in altre circostanze, sottoposte a condizioni specifiche e al controllo dell’autorità nazionale, tra cui l’impossibilità di ottenere determinati servizi sul mercato a condizioni adeguate.
Mroczek vorrebbe ampliare queste possibilità dove le batterie sono necessarie per stabilizzare il sistema. La proposta, dunque, riguarda una maggiore flessibilità regolatoria in zone specifiche, senza autorizzare indiscriminatamente tutte le società elettriche a entrare nel mercato degli accumuli.
Le batterie permetterebbero di assorbire almeno una parte dell’elettricità prodotta nelle ore di maggiore disponibilità e di restituirla quando serve. Una soluzione utile, da affiancare agli investimenti sulle reti e alla possibilità di spostare alcuni consumi nelle ore in cui l’energia rinnovabile è più abbondante.
Il fotovoltaico abbassa i prezzi a mezzogiorno, poi arriva la sera
Il problema si riflette già sul mercato elettrico polacco. Nel 2025, secondo Forum Energii, si sono registrate quasi 400 ore con prezzi all’ingrosso negativi, il doppio rispetto all’anno precedente. Significa che, in alcune ore, l’offerta di elettricità è stata così abbondante rispetto alla domanda e alla capacità del sistema di adattarsi da portare il prezzo sotto zero. Sono condizioni particolari del mercato all’ingrosso, che non equivalgono automaticamente a bollette negative per le famiglie.
Durante l’estate il fenomeno è diventato particolarmente evidente. Nelle ore centrali della giornata, la forte produzione fotovoltaica ha abbassato i prezzi. Dopo il tramonto, quando i pannelli hanno smesso di produrre, sono tornate a pesare maggiormente le centrali convenzionali, con prezzi più elevati. Mroczek ha avvertito che senza maggiori possibilità di accumulo e senza un sistema più flessibile sarà molto difficile ridurre i costi dell’elettricità.
Le batterie da sole non risolveranno tutte le criticità, anche perché la capacità di accumulo deve essere dimensionata rispetto ai fabbisogni, alla durata degli squilibri e alla localizzazione degli impianti. Serviranno interventi sulle reti, una gestione più flessibile della domanda e una progressiva trasformazione del parco di generazione.
La Polonia, intanto, ha già dimostrato di saper installare rapidamente il fotovoltaico. Nel giugno 2025, per la prima volta in un intero mese, le fonti rinnovabili hanno prodotto più elettricità del carbone. Un risultato importante per uno dei Paesi europei storicamente più dipendenti da questo combustibile. Adesso deve imparare a utilizzare meglio quella produzione. Perché installare pannelli e poi chiedere loro di lavorare meno, mentre il carbone continua a dominare il sistema elettrico, è un paradosso che comincia a costare parecchio.