Per un attimo provate a immaginare cosa succederebbe se i supermercati di città del Nord Italia come Milano, Parma o Verona restassero con gli scaffali vuoti e se persino comprare un po’ di latte o delle banane diventasse una caccia al tesoro. Provate a immaginare se si bloccassero le autostrade della Lombardia o del Veneto, se ci si ritrovasse impossibilitati ad andare in ufficio perché nei distributori manca il diesel. Quanto ci metterebbe il Governo Meloni a intervenire con misure urgenti? Quanto tempo passerebbe prima di vedere la notizia in apertura dei telegiornali, con tanto di servizi speciali?
Eppure milioni di persone stanno già vivendo tutto questo. E non da un paio di giorni. Da una settimana i supermercati del Sud, dalla Campania alla Sicilia, sembrano essere stati saccheggiati.
Altro che corsa alle scorte di lievito e farina ai tempi del Covid: la situazione è ben più grave. I reparti di frutta, verdura, surgelati e latticini sono ormai vuoti. Persino le confezioni d’acqua iniziano a scarseggiare (e mi sento quasi fortunata ad avere un filtro per bere quella del rubinetto).
@greenMe
Nel frattempo, sulle strade e sulle autostrade proseguono i blocchi e le proteste contro il caro carbuante portati avanti, con straordinaria dignità, da camionisti e agricoltori, ai quali si sono uniti anche panettieri e studenti. Diversi piccoli negozi di ortofrutta e minimarket resteranno chiusi. «Ci scusiamo per il disagio, siamo senza merce a causa degli scioperi», avvertono i proprietari. Il Meridione sta vivendo una paralisi senza precedenti. Strade e autostrade bloccate, file chilometriche, scuole e università costrette a ricorrere alla didattica a distanza. Nel frattempo, gran parte dei distributori di benzina e diesel è a secco e tante persone non sanno più come raggiungere il posto di lavoro. La crisi sta interessando anche gli aeroporti: Crotone, Reggio Calabria e altri scali sono rimasti senza carburante per gli aerei.
“Non avrei mai immaginato che saremmo arrivati a questo punto” mi scrive un’amica. Sinceramente, neanche io. Eppure, nessuno se la sente di prendersela con chi protesta, perché le ragioni di questa mobilitazione sono più che comprensibili. Anzi, numerosi studenti e cittadini stanno offrendo il loro sostegno agli scioperanti: c’è chi porta un panino, chi un caffè, chi semplicemente una parola di incoraggiamento.
L’esasperazione e la rabbia di chi non riesce più ad arrivare a fine mese, pur svolgendo un lavoro fondamentale per tutti, sono più che legittime. Mentre mezzo Paese è in rivolta, il Governo e i telegiornali nazionali continuano a ignorare o sottovalutare questa enorme crisi, spostando i riflettori su altro: la violenza nelle piazze, le vetrine infrante dei negozi di Milano e il “pericolo maranza”.
Riflettori spenti e promesse arrivate in ritardo
“Siamo qui a ridere e scherzare, ma non possiamo fare finta di niente” – Ancora una volta Fiorello è intervenuto per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla gravità della situazione. – “Sapete benissimo quello che sta accadendo nel Paese, accendiamo sempre una luce sugli autotrasportatori. I supermercati al Sud sono vuoti e i prezzi sono ora alle stelle. Il radicchio ha raggiunto i 15 euro al kg. Ormai nei negozi, al posto di “Compro Oro”, scrivono direttamente “Compro Lattuga”! Faccio un appello al Governo: aprite i tavoli. La gente non può aspettare: il cibo e i beni di prima necessità sono sacri”. Oggi, dopo quasi una settimana di vergognosa #indifferenza, lo Stato sembra essersi finalmente svegliato. Come sta reagendo? Fermando i camionisti che attuano «blocchi stradali illegali», denunciandoli e multandoli.
E no, la promessa dei 480 milioni di euro sbloccati da Salvini non basta a calmare gli animi degli autotrasportatori. Sembra piuttosto un contentino.Dal Governo ci saremmo aspettati risposte concrete, parole di solidarietà, non dico compassione ma almeno un po’ di ascolto e comprensione. Invece è arrivato l’ennesimo Decreto sicurezza: l’ottavo in appena quattro anni. Dai telegiornali e dai programmi televisivi ci saremmo aspettati una copertura ampia delle proteste e delle voci dei lavoratori in ginocchio, invece la Tesla che fa acrobazie e le ultime non notizie su Garlasco sembrano avere più importanza. Solo a distanza di una settimana di paralisi, Giorgia Meloni ha annunciato che oggi convocherà il Consiglio dei ministri per varare un nuovo provvedimento urgente a favore del settore dell’autotrasporto.
Ma alla fine cosa volete che sia? Il Sud può aspettare, in qualche modo s’arrangia, ci sono altre priorità. È solo il Sud, bello e dannato. Il Sud dove la vita scorre lenta, sì, ma stavolta soltanto perché su tante strade, intasate da camion e tir, si procede ormai a passo d’uomo. In fondo, è soltanto lo stesso Sud che lo scorso gennaio ha subito la furia del ciclone Harry, che ha devastato oltre 100 chilometri di lungomare nella sola Sicilia, spazzando via abitazioni, ristoranti e altre attività commerciali; tutto nell’indifferenza dei media e della politica, che hanno aperto gli occhi con un ritardo ingiustificabile.
Alla fine, è lo stesso Sud di cui troppo spesso ci si ricorda soltanto quando arriva il momento di prenotare le vacanze al mare. È lo stesso Sud che ogni giorno porta sulle nostre tavole alcune delle eccellenze Made in Italy: l’olio extravergine d’oliva, i pomodori, gli agrumi e tanti prodotti, penalizzati dalla concorrenza straniera. Lo stesso Sud che oggi è allo stremo. E che non ha più intenzione di restare in silenzio né di farsi calpestare ancora
