Importavano cani dall’Est e li spacciavano per esemplari di razza, ma erano malati e imbottiti di farmaci: 5 arresti e 4 negozi sequestrati

Tutto ha avuto inizio con il tragico ritrovamento di un cucciolo abbandonato in strada, spentosi dolorosamente tra le braccia dei soccorritori prima ancora di poter ricevere cure adeguate. Quella morte apparentemente inspiegabile ha fatto scattare le indagini approfondite del nucleo Carabinieri CITES di Napoli, coordinati dalla Procura partenopea e in particolare dal procuratore aggiunto Antonio Ricci della quinta sezione Ambiente. Gli accertamenti investigativi hanno permesso di scoperchiare una spietata associazione a delinquere dedita al traffico illecito di animali da compagnia: un lucido e spregiudicato business criminale.

Il modus operandi: cuccioli dall’Est Europa imbottiti di farmaci

Al centro del sistema illecito c’erano i componenti di una singola famiglia che, attraverso tre rivendite presenti a Napoli, acquistavano cuccioli dall’Est Europa del tutto privi di garanzie sanitarie e genealogiche. Gli animali venivano strappati prematuramente alle madri e trasportati in condizioni igienico-sanitarie precarie, sviluppando gravi patologie e deficit immunitari confermati successivamente anche dalle autopsie eseguite dai veterinari dell’ASL.

Cani malati est

@Carabinieri/Facebook

Per occultare i sintomi delle malattie e venderli come esemplari di pura razza come Chihuahua, Barboncini e Spitz, i cuccioli venivano letteralmente imbottiti di farmaci antibiotici e antinfiammatori fino al momento della consegna agli acquirenti. Le vittime venivano adescate online grazie a inserzioni pubblicitarie corredate da microchip e documenti di pedigree falsificati o privi di valore legale.

Il blitz dell’Arma: 5 misure cautelari e beni sequestrati

L’operazione condotta dall’Arma ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 indagati, tra titolari e gestori di negozi, di cui 3 tradotti in carcere e 2 sottoposti agli arresti domiciliari, oltre alla denuncia a piede libero di una serie di collaboratori. Complessivamente sono stati sequestrati 4 esercizi commerciali specializzati nella vendita di prodotti e accessori per animali, medicinali veterinari, sistemi di videosorveglianza e falsa documentazione fiscale e sanitaria. Le forze dell’ordine hanno inoltre recuperato e sequestrato 43.000 euro in contanti, ritenuti il provento diretto di oltre 50 truffe accertate che hanno lasciato famiglie intere nel dolore dopo la prematura scomparsa dei piccoli amici a quattro zampe.

Un’agghiacciante filiera dell’orrore

Il caso scoperto dai Carabinieri CITES a Napoli non è semplicemente una notizia di cronaca nera: è uno schiaffo morale e una manifestazione di pura barbarie che deve farci indignare profondamente. Quando la vita di esseri viventi indifesi viene ridotta a pura merce da banco, quando la sofferenza animale diventa un business da decine di migliaia di euro, significa che si è superato ogni limite di civiltà. Strappare cuccioli alle loro madri a poche settimane dalla nascita, stiparli in viaggi della speranza dall’Est Europa in condizioni igieniche riprovevoli e, infine, imbottirli di antibiotici e antinfiammatori al solo scopo di mascherare agonie imminenti e vendere un’illusione di salute, è un atto di una perversione e di una spregiudicatezza inaccettabili.

Non c’è solo il reato di truffa, non c’è solo il falso documentale o il guadagno illecito. C’è una totale assenza di empatia verso creature che dovrebbero suscitare soltanto protezione e cura, e un cinismo spietato nei confronti di famiglie ingannate che si sono viste morire tra le braccia, nel giro di pochi giorni, un cucciolo già condannato. Di fronte a tanta ferocia e a un sistema criminale così ben strutturato, non bastano le sole condanne formali: serve una tolleranza zero reale, pene severissime per chi lucra sulla vita degli animali e una presa di coscienza collettiva. E chi compra un cucciolo su internet come se fosse un oggetto al miglior prezzo, senza pretendere garanzie, tracciabilità e rispetto per le madri e per i nati, diventa purtroppo un ingranaggio involontario di questa filiera dell’orrore. La vera civiltà si misura da come trattiamo gli esseri più vulnerabili: tollerare queste ecomafie del mondo animale significa accettare che il profitto valga più della vita stessa.

Fonte: Carabinieri

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