I professori neogenitori potranno essere esentati dalle lezioni per un anno, svolta al Politecnico di Torino: è il primo caso in Italia

Il panorama universitario italiano registra una svolta epocale grazie al Politecnico di Torino, che riscrive le regole della conciliazione tra vita privata e carriera accademica. Sotto la guida del vicerettore Fulvio Corno, l’ateneo ha approvato all’unanimità un regolamento innovativo che consente a professori e professoresse neogenitori di beneficiare di un anno di esonero completo dall’insegnamento. La misura riconosce la genitorialità in tutte le sue forme e si estende dunque anche all’omogenitorialità e all’adozione, sia per mamme che per papà. Inoltre si estende anche ai docenti colpiti da gravi malattie che comportano un congedo pari o superiore a 5 mesi.

Non ci saranno ripercussioni sulla retribuzione

Fino a oggi, l’obbligo normativo di svolgere almeno 120 ore di didattica all’anno – che possono raggiungere quota 350 tra lezioni frontali e attività integrative – rappresentava un ostacolo insormontabile e una fonte di forte stress per chi usufruiva di lunghi permessi, costringendo i docenti a corse affannose per recuperare le ore perse. Con il nuovo provvedimento, invece, l’ateneo azzera il carico didattico annuale senza alcuna ripercussione né sulla retribuzione né sulla progressione professionale.

Restano comunque escluse dall’esonero le attività più flessibili come la ricerca scientifica, la stesura di articoli e il supporto ai tesisti, lasciando piena libertà a chi desidera continuare a insegnare. L’obiettivo dichiarato del vicerettore è duplice: alleggerire il carico di chi affronta una fase di vita così delicata e, al contempo, incentivare concretamente i padri a usufruire dei congedi parentali, promuovendo una reale condivisione delle responsabilità familiari all’interno del mondo accademico

Didattica esperienziale e il taglio dei fuori corso

Le novità non riguardano soltanto il corpo docenti, ma ridisegnano radicalmente l’esperienza formativa degli studenti. L’ateneo dice addio alla didattica puramente frontale e teorica, stabilendo che almeno il 20% delle ore di ogni corso debba essere dedicato ad attività pratiche ed esperienziali. I giovani ingegneri lasceranno l’ascolto passivo per immergersi in laboratori, progettazioni di gruppo, esperimenti scientifici e visite dirette nelle aziende e nei cantieri del territorio.

Questo modello, fortemente ispirato alle migliori università europee, punta a un obiettivo strategico fondamentale: abbattere il numero dei fuori corso. Attraverso l’introduzione di valutazioni intermedie distribuite lungo tutto il semestre, il carico di studio viene spalmato nel tempo, riducendo la pressione degli esami finali e avvicinando la preparazione accademica alle reali esigenze del mondo del lavoro.

Fonte: Politecnico di Torino

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