Crisi climatica, gli italiani non ci stanno: il 76% chiede più azioni concrete (e anche le imprese vogliono accelerare)

Altro che italiani disinteressati alla crisi climatica. Più di tre persone su quattro chiedono di intensificare le azioni contro il riscaldamento globale, mentre il 74% delle imprese considera troppo lenta la transizione energetica.

Sono alcuni dei risultati del sondaggio Ipsos Doxa realizzato in occasione della 29ª edizione di Ecomondo, in programma dal 3 al 6 novembre alla Fiera di Rimini, e della 15ª edizione degli Stati Generali della Green Economy, previsti il 3 e 4 novembre.

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Un’indagine che mette in discussione la narrazione secondo cui la sostenibilità avrebbe perso importanza agli occhi dell’opinione pubblica. E che, soprattutto, racconta una crescente distanza tra ciò che cittadini e imprese chiedono e la rapidità con cui si sta affrontando la crisi climatica.

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Gli italiani chiedono alla politica di intervenire

Il primo dato che emerge è che il cambiamento climatico non viene percepito come una questione di nicchia, né come una battaglia esclusivamente giovanile.

Sei italiani su dieci sono preoccupati per il riscaldamento globale e temono che la situazione possa peggiorare ulteriormente. Una preoccupazione particolarmente diffusa tra le donne, gli under 25 e gli over 55. Solo il 14% degli intervistati manifesta posizioni scettiche sui temi climatici e ambientali. Una minoranza, dunque, rispetto a una larga parte della popolazione che riconosce il problema e chiede interventi.

Il 40,8% ritiene necessarie misure di adattamento per affrontare le conseguenze della crisi climatica. Una percentuale identica sostiene che si debba agire anche se altri Paesi non assumono impegni analoghi.

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Un elemento tutt’altro che secondario: per una parte consistente degli italiani, l’inazione climatica degli altri Stati non può diventare una giustificazione per non intervenire.

E c’è anche una disponibilità personale al cambiamento: oltre sette italiani su dieci dichiarano di essere pronti ad adottare stili di vita più sostenibili e considerano la transizione energetica una priorità per il Paese.

Meno combustibili fossili e più rinnovabili

Ma quali sono, concretamente, le azioni ritenute più importanti per contrastare il cambiamento climatico? Le risposte indicano una direzione precisa: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e investire in un sistema energetico più sostenibile.

Secondo il sondaggio, le priorità sono:

  • 38,45%: ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e aumentare il ricorso alle energie rinnovabili
  • 35,27%: puntare sul risparmio energetico e sull’efficienza
  • 25%: migliorare la comunicazione, rendendo più chiare e comprensibili le informazioni sulla crisi climatica
  • 24,27%: rafforzare la cooperazione internazionale, coinvolgendo tutti i Paesi nelle azioni per il clima
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Il 55% degli italiani, inoltre, ritiene necessario tagliare le importazioni di combustibili fossili e accelerare sulle rinnovabili, non soltanto per ragioni ambientali, ma anche per ridurre i costi e rafforzare la sicurezza energetica nazionale. Restano, tuttavia, orientamenti differenti: il 28% vorrebbe riaprire le centrali termoelettriche a carbone e un italiano su cinque è favorevole al rilancio del nucleare.

Anche le imprese chiedono di accelerare la transizione energetica

Il 64% delle imprese ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica, mentre la percentuale sale al 74% quando si parla specificamente di transizione energetica. Una richiesta di accelerazione che si accompagna a una diversa percezione del rapporto tra tutela ambientale e competitività economica.

Un italiano su due chiede infatti di investire più rapidamente in tecnologie capaci di garantire contemporaneamente competitività e misure efficaci per il clima e l’ambiente. Soltanto uno su quattro ritiene che gli investimenti ambientali possano ridurre la competitività dell’Italia.

In altre parole, per una parte significativa dell’opinione pubblica, proteggere il clima e sostenere l’economia non sono necessariamente obiettivi incompatibili.

Una prospettiva che sposta il dibattito dalla contrapposizione tra ambiente e crescita alla necessità di individuare soluzioni in grado di rispondere a entrambe le esigenze.

Il rapporto ONU

La richiesta di accelerare arriva proprio mentre il nuovo Emissions Gap Report 2026 del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) lancia un avvertimento: il superamento della soglia di 1,5°C di riscaldamento globale è ormai inevitabile e, continuando con le politiche attuali, l’aumento della temperatura potrebbe raggiungere i 2,8°C entro questo secolo.

Per limitare il più possibile il superamento di 1,5°C, le emissioni globali dovrebbero diminuire del 45% entro il 2035 r0ispetto al 225, ben oltre gli impegni assunti finora dai governi. Un dato che rende ancora più urgente quella stessa accelerazione delle politiche climatiche richiesta dagli italiani.

Ne abbiamo parlato qui: Non dovevamo superare 1,5°C di riscaldamento globale, ora rischiamo di arrivare a 2,8°C (entro fine secolo)

QUI trovi il report completo.

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