A 2.200 metri sulle Alpi svizzere riemerge un accampamento romano nascosto da duemila anni

Sulla cima di Colm la Runga, nel Cantone svizzero dei Grigioni, tre fossati correvano attorno a un’altura. Da terra sembravano semplici pieghe del paesaggio. Osservati dall’alto con il LiDAR, però, formavano un recinto troppo preciso per essere naturale.

A circa 2.200 metri di quota, gli archeologi hanno così individuato un accampamento militare romano costruito negli ultimi decenni del I secolo a.C. Si trova quasi 900 metri sopra Crap Ses, dove sono già emerse le tracce di una battaglia combattuta tra le truppe di Roma e una popolazione alpina locale, probabilmente i Suaneti.

La scoperta è stata annunciata dal Cantone dei Grigioni nel 2024, dopo le prime verifiche sul terreno. Gli scavi sono poi proseguiti per capire chi avesse usato il campo, quando e per quanto tempo.

Come il LiDAR ha riconosciuto i fossati

Il LiDAR è una tecnologia che invia impulsi laser verso il terreno da un aereo o da un drone. Misurando il tempo impiegato dalla luce per tornare indietro, costruisce una mappa molto precisa della superficie.

In questo modo riesce a mostrare piccoli dislivelli che possono sfuggire a chi cammina sul posto, soprattutto tra erba, alberi, rocce e ombre. Nel modello digitale di Colm la Runga, le linee attorno alla cima sono apparse subito sospette.

A notarle nell’autunno 2023 è stato un volontario che collaborava con gli archeologi. Le successive indagini geofisiche e i saggi di scavo hanno confermato che quelle linee erano tre fossati difensivi e un terrapieno costruiti dall’uomo.

Dentro l’area fortificata sono stati trovati chiodi appartenuti alle calzature dei soldati, parti di armi e proiettili di piombo scagliati con la fionda. Alcuni portano il marchio della III Legione romana, già documentata nel campo di battaglia di Crap Ses.

Campo e battaglia sembrano quindi appartenere alla stessa operazione militare. Dalla cima i soldati potevano sorvegliare diverse valli e controllare i passaggi attraverso le montagne. A quella quota il panorama aveva soprattutto una funzione pratica: vedere arrivare gli altri prima di essere visti.

Una battaglia raccontata da chiodi e proiettili

Le ricerche fanno parte del progetto CVMBAT, condotto dal Servizio archeologico dei Grigioni insieme all’Università di Basilea. Gli studiosi stanno ricostruendo un’intera zona militare composta dal campo in altura, dal campo di battaglia, da un punto di osservazione e dalle antiche vie attraverso i passi alpini.

Nell’area di Crap Ses sono stati recuperati complessivamente oltre 3.500 oggetti metallici. Tra questi ci sono circa 2.500 chiodi da calzatura, centinaia di proiettili per fionda, monete, punte di freccia e tre pugnali. I numeri riguardano l’intera zona indagata, non il solo accampamento.

I chiodi possono sembrare il reperto meno spettacolare. Per gli archeologi sono invece molto utili: cadevano durante la marcia, una corsa o uno scontro e quasi nessuno si fermava a recuperarli. Disegnando sulla mappa il punto esatto di ogni ritrovamento, è possibile seguire almeno in parte gli spostamenti dei soldati.

È un modo piuttosto concreto per ricostruire una battaglia di cui non esiste un racconto antico dettagliato. Le fonti scritte celebravano generali e imperatori; sul terreno sono rimaste soprattutto le cose perse da chi camminava.

Il collegamento con la conquista romana delle Alpi

Il campo viene associato alle campagne militari avviate da Augusto per conquistare le regioni alpine e controllare le strade tra l’Italia settentrionale, la Gallia, il Reno e il Danubio.

Nel 15 a.C. l’imperatore affidò ai figliastri Tiberio e Druso una grande offensiva contro i popoli della zona. Gli eserciti romani avanzarono lungo più valli, occuparono i passi e integrarono progressivamente queste terre nell’Impero.

La posizione dell’accampamento, le armi e i marchi delle legioni rendono plausibile un collegamento con quella campagna. La data precisa della battaglia, però, è ancora discussa. Una pubblicazione scientifica dedicata ai reperti colloca una parte dei materiali tra il 40 e il 20 a.C., quindi anche qualche anno prima dell’offensiva del 15 a.C.

Rimane aperta anche la funzione esatta del campo. Potrebbe essere stato costruito prima dello scontro per radunare le truppe, durante l’avanzata come punto di controllo oppure dopo la battaglia per sorvegliare il territorio conquistato.

Gli scavi dovranno cercare eventuali ingressi, edifici interni e tracce della permanenza dei soldati. Per ora, il campo mostra almeno una cosa con chiarezza: Roma non attraversò le Alpi soltanto lungo le strade più comode. Portò uomini, armi e sandali chiodati fin sopra i 2.000 metri. Qualche chiodo, duemila anni dopo, è ancora lì.

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