A 25 anni dall’11 settembre, aumentano i casi di tumore tra residenti, studenti e lavoratori vicino a Ground Zero

A venticinque anni dall’11 settembre 2001, il conto sanitario di Ground Zero continua a crescere. Al 30 giugno 2026 il World Trade Center Health Program, il programma sanitario federale statunitense dedicato alle persone esposte agli attentati e alle operazioni successive, registra 57.044 certificazioni per cancro. Per la prima volta i cosiddetti survivors (residenti, lavoratori, studenti e altre persone presenti nell’area) superano i soccorritori: 28.913 contro 28.131. I dati, pubblicati il 1° agosto, sono preliminari e possono essere aggiornati o corretti nei report successivi.

È un sorpasso che cambia anche il modo in cui siamo abituati a immaginare le conseguenze dell’11 settembre. Per anni il volto delle malattie legate a Ground Zero è stato quello dei vigili del fuoco, degli agenti e degli operai entrati nella nube o rimasti per mesi tra le macerie. Nel programma sanitario rientrano però anche le persone che vivevano, lavoravano, studiavano o frequentavano strutture per l’infanzia nell’area del disastro, oltre a chi fu investito direttamente dalla nube di polvere.

57mila certificazioni non significano 57mila tumori provocati dall’11 settembre

Qui le parole contano parecchio. Il dato del CDC riguarda le certificazioni oncologiche accumulate durante la vita del programma: non misura l’incidenza del cancro nell’intera popolazione esposta e, da solo, non permette di dire che Ground Zero abbia provocato tutti quei tumori. Lo stesso report precisa che il numero delle certificazioni non corrisponde alla prevalenza di una specifica malattia.

Una certificazione, però, non arriva semplicemente perché una persona era a New York l’11 settembre. Il World Trade Center Health Program verifica che la malattia rientri tra quelle coperte e che siano soddisfatti criteri specifici, compresi quelli relativi all’esposizione e ai tempi di latenza. L’iscrizione al programma, da sola, non garantisce che un tumore venga riconosciuto come patologia correlata all’11 settembre.

C’è poi il tempo. Oggi gran parte della popolazione coinvolta ha raggiunto fasce d’età nelle quali i tumori diventano naturalmente più frequenti, mentre alcune neoplasie possono comparire molti anni dopo un’esposizione. Nel frattempo è cresciuto anche il programma: al 30 giugno contava 145.275 iscritti attuali. Sono fattori che impediscono di leggere l’aumento delle certificazioni come se fosse, automaticamente, un identico aumento del rischio oncologico.

Dentro la nube c’erano amianto, metalli e prodotti della combustione

Quella che ricoprì Lower Manhattan non era semplice polvere. Il crollo delle Torri produsse una nube densa che penetrò anche in uffici, scuole e abitazioni, mentre gli incendi tra le macerie continuarono a intermittenza per oltre tre mesi. Le analisi hanno trovato cemento, fibre di vetro, fuliggine, amianto, piombo e altri metalli, idrocarburi policiclici aromatici, PCB, diossine, furani e numerosi altri contaminanti. Il CDC ha raccolto nella propria documentazione oltre 350 agenti pericolosi presenti o plausibilmente presenti nei luoghi degli attentati.

Esposizioni molto diverse tra loro, per intensità e durata. Chi lavorò per settimane sulle macerie ebbe una storia diversa da quella di un bambino che frequentava una scuola della zona, e anche per questo la ricerca epidemiologica continua a distinguere gruppi, tumori ed esposizioni. Il programma riconosce un’ampia lista di neoplasie, ma ogni caso deve rispettare i criteri previsti per la certificazione.

Tra le certificazioni compaiono anche tumori molto rari

Nel report aggiornato a giugno compaiono 591 tumori neuroendocrini, 459 leucemie classificate tra le forme rare, 324 tumori del pancreas, 312 del testicolo, 163 del cervello, 125 del tessuto connettivo, 118 tumori al seno maschile, 84 delle vie biliari e della cistifellea, 82 del timo e 40 dell’intestino tenue.

Anche in questo caso serve un bordo ai numeri. Il programma spiega che le neoplasie vengono raggruppate con nomi semplici basati sull’organo, sul tessuto o sul tipo cellulare e che sotto lo stesso nome possono finire forme rare e forme comuni. Il conteggio, quindi, non basta per stabilire se una determinata neoplasia sia diventata eccezionalmente frequente tra gli esposti rispetto alla popolazione generale.

Le certificazioni oncologiche più numerose appartengono invece a tumori molto più comuni. Tra gli iscritti attuali spiccano quelli della pelle diversi dal melanoma, il tumore della prostata, il cancro al seno femminile e il melanoma, seguiti da linfomi, tiroide, rene, polmone e vescica.

Il dato più utile per capire quanto la vicenda sia ancora aperta sta forse nell’ultima pagina di questa contabilità sanitaria. Tra luglio 2025 e giugno 2026 il programma ha registrato 10.393 certificazioni oncologiche: 5.762 tra i survivors e 4.631 tra i soccorritori. Il cancro è stato, con grande distacco, la condizione più certificata durante quei dodici mesi.

Ora si aprono anche gli archivi rimasti chiusi per 25 anni

L’8 settembre 2026 l’amministrazione di Zohran Mamdani ha aperto il primo archivio pubblico municipale sull’11 settembre: circa 170.000 pagine su qualità dell’aria, rischi sanitari e risposta della città. Tra i materiali ci sono anche documenti provenienti da 68 scatoloni che, secondo l’amministrazione, non erano stati rintracciati fino al 2025. Le carte potranno servire anche a residenti e sopravvissuti per ricostruire la propria presenza nell’area e accedere ai programmi federali di assistenza e compensazione.

Il punto più delicato riguarda le rassicurazioni diffuse allora. Il 18 settembre 2001 l’EPA dichiarò che l’aria di New York era sicura da respirare; due anni dopo, l’Office of Inspector General concluse che i dati disponibili in quel momento non bastavano per una rassicurazione così ampia. Venticinque anni dopo, mentre le certificazioni oncologiche continuano a salire, tornano fuori anche i documenti. E questa volta vanno letti tutti.

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