Da molto prima di noi, la Francia è tornata a fare i conti con una rabbia sociale che sembra tutt’altro che destinata a spegnersi. Anche oltralpe, manifestazioni contro il carovita, negozi saccheggiati, violenti scontri con la polizia e migliaia di persone fermate hanno segnato un fine settimana di fortissime tensioni, spingendo il governo a introdurre coprifuochi in diverse città.
A Parigi, nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 ottobre, è scattato un coprifuoco parziale dalle 23 alle 6, concentrato soprattutto nella zona di Place de la République e nel quartiere commerciale di Les Halles. Contemporaneamente sono stati vietati manifestazioni e assembramenti in numerosi altri punti della capitale.
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Ma la calma registrata nelle ultime ore potrebbe essere soltanto temporanea: i gilet gialli hanno già annunciato un nuovo appuntamento per sabato 24 ottobre, mentre il primo ministro Sébastien Lecornu non esclude ulteriori restrizioni.
A scatenare la risposta delle autorità sono stati gli episodi di violenza verificatisi durante le manifestazioni iniziate sabato 17 ottobre, organizzate contro l’aumento del costo della vita e le difficoltà dei servizi pubblici, anche a partire dalle mobilitazioni studentesche. A Parigi, secondo i dati della Procura, 855 persone sono state fermate sabato e altre 208 domenica, per un totale di 1.063 fermi in due giorni.
Su scala nazionale il bilancio ha superato i 2.400 fermi, mentre circa 3.000 attività commerciali hanno subito danni o saccheggi.
Le violenze hanno aperto una crisi anche all’interno del governo. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha presentato le dimissioni, respinte dal presidente Emmanuel Macron, che ha chiesto chiarimenti sulle carenze nella gestione dell’ordine pubblico. Il premier Lecornu ha intanto disposto coprifuochi localizzati anche in altre città, tra cui Nizza, Lille e Lione. In alcune località le limitazioni riguardano nello specifico le persone minorenni.
Coprifuoco a Parigi, dove
La Prefettura di polizia ha disposto il divieto di circolazione notturna in due aree particolarmente colpite dai disordini: Place de la République e gli accessi meridionali al quartiere Les Halles. Nel dettaglio, le limitazioni hanno riguardato anche place Maurice Quentin e alcuni tratti di rue Berger, boulevard Sébastopol, rue Rambuteau, passage des Lingères e allée André Breton.
Il provvedimento ha previsto eccezioni per i residenti, i lavoratori obbligati a raggiungere queste zone, i commercianti e il personale dei servizi di soccorso. Sono stati inoltre vietati manifestazioni e raduni nei pressi dell’Eliseo, degli Champs-Élysées, dell’Assemblea nazionale, del Senato, di place de la Bastille e delle principali stazioni ferroviarie.
Le restrizioni hanno provocato anche chiusure temporanee delle stazioni della metropolitana di Châtelet e République, con ripercussioni su diverse linee e sui collegamenti RER.
I gilet gialli
Mentre autorità cercano di riportare la calma, i gilet gialli si preparano a tornare nelle piazze francesi. Il coordinamento che ha promosso la mobilitazione del 17 ottobre ha annunciato un nuovo appuntamento per sabato 24 ottobre, presentato come un secondo atto della protesta. Ulteriori iniziative potrebbero svolgersi anche sabato 31 ottobre.
Il movimento, diventato simbolo del malcontento sociale francese nel 2018, torna così a mobilitarsi contro il caro vita, l’aumento dei prezzi dei carburanti e le difficoltà economiche di una parte crescente della popolazione.
A rendere ancora più delicata la situazione è la possibile convergenza con le proteste studentesche, alimentate anche dalle rivendicazioni sulle condizioni delle scuole e sui finanziamenti all’istruzione.
Secondo quanto riportato dalla stampa francese, gli organizzatori avevano già annunciato numerose iniziative in diverse città. Resta da capire quale sarà l’effettiva partecipazione e come le autorità gestiranno i nuovi cortei.
E intanto l’Italia prepara un nuovo decreto sicurezza
Quanto sta accadendo in Francia si intreccia con un dibattito che riguarda da vicino anche l’Italia. Dopo gli scontri e i saccheggi di Milano e in altre città, il governo Meloni sta valutando un nuovo decreto legge sulla sicurezza, atteso all’esame del Consiglio dei ministri in queste ore.
Tra le ipotesi riportate figurano l’estensione a 24 ore del fermo preventivo, un rafforzamento dei poteri delle forze dell’ordine e l’invio di 500 militari aggiuntivi a Milano. Si tratta, al momento, di misure allo studio, non ancora di disposizioni definitivamente approvate.
Due Paesi, dunque, alle prese con tensioni sociali e risposte incentrate sul rafforzamento della sicurezza, pur in contesti politici e normativi differenti. Ma ci resta una questione fondamentale, che va oltre gli scontri e le misure di ordine pubblico: qualcuno ha realmente inteso che si dovrebbe affrontare il disagio economico e sociale che alimenta le proteste, senza confondere il diritto a manifestare pacificamente con gli episodi di violenza?
Fermare i saccheggi è necessario e doveroso, ma altrettanto importante è comprendere le ragioni di una mobilitazione che, dalla Francia all’Italia, riporta al centro del dibattito il costo della vita, i servizi pubblici e le difficoltà quotidiane di famiglie e piccole imprese.
Fonti: Le Parisien / ANSA / ANSA – Decreto sicurezza