Non tutte le acque frizzanti sono uguali e quelle dei marchi più conosciuti non ottengono necessariamente i risultati migliori. Il test 2026 di Altroconsumo ha confrontato 19 prodotti, individuando anche quelli con i punteggi più bassi.
Quando scegliamo una bottiglia di acqua frizzante al supermercato, spesso andiamo sul sicuro, acquistando sempre la stessa marca. C’è chi preferisce le bollicine più intense, chi cerca un’acqua leggera e chi si affida semplicemente a un nome conosciuto, convinto che sia sinonimo di qualità.
Ma le marche più famose sono davvero le migliori? A mettere in discussione questa convinzione è il test 2026 di Altroconsumo, che ha analizzato diverse acque minerali in bottiglia, valutandone la composizione, la presenza di contaminanti, le caratteristiche delle confezioni e l’impatto ambientale.
I risultati sono interessanti soprattutto se si guarda alla parte bassa della classifica: due acque molto diffuse nei supermercati italiani, Sant’Anna e Levissima, si trovano infatti all’ultimo posto a pari merito, mentre altri marchi storici non riescono a ottenere un giudizio di qualità buona.
Le peggiori acque frizzanti secondo Altroconsumo
Tra le 19 acque frizzanti esaminate, soltanto due hanno ricevuto una valutazione complessiva di qualità bassa. Si tratta di prodotti particolarmente conosciuti, facilmente reperibili nella grande distribuzione.
Ecco le ultime posizioni della classifica, partendo dai punteggi più bassi:
- Sant’Anna Frizzante – 49 punti su 100, qualità bassa
- Levissima Frizzante – 49 punti su 100, qualità bassa
- Ferrarelle Maxima Frizzante – 51 punti su 100, qualità media
- San Pellegrino Frizzante – 54 punti su 100, qualità media
- Perrier Frizzante – 57 punti su 100, qualità media
- Vitasnella Frizzante – 59 punti su 100, qualità media
A sorprendere è soprattutto il risultato di Sant’Anna e Levissima, che chiudono la graduatoria nonostante siano marchi particolarmente riconoscibili per i consumatori italiani.
Anche Ferrarelle Maxima e San Pellegrino si collocano nella parte inferiore della classifica, senza raggiungere la fascia di qualità buona.
All’estremo opposto troviamo invece Coop Frizzante, prima con 68 punti, seguita da Alpe Guizza Frizzante, che ne ottiene 66 ed è indicata come Miglior Acquisto. Un risultato che mostra come anche le acque vendute con i marchi della grande distribuzione possano superare prodotti decisamente più noti.
Attenzione, però: un giudizio di qualità bassa non significa che queste acque siano pericolose da bere o non rispettino i limiti di legge. Il punteggio di Altroconsumo è infatti il risultato di più valutazioni, non soltanto delle analisi chimiche. Senza conoscere i singoli risultati di laboratorio, non sarebbe corretto attribuire la posizione in classifica alla presenza di una particolare sostanza o a un problema di sicurezza.
Perché Sant’Anna e Levissima sono finite in fondo alla classifica?
Uno degli aspetti più interessanti del test riguarda la presenza di arsenico, un elemento che può trovarsi naturalmente nelle acque minerali e che, a concentrazioni elevate, rappresenta un rischio per la salute.
Secondo quanto riportato da Altroconsumo, l’arsenico è stato rilevato in tutti i 19 campioni analizzati, ma sempre in concentrazioni inferiori al limite massimo previsto dalla legge.
Le quantità riscontrate, però, non erano uguali per tutti i prodotti. Proprio Sant’Anna e Levissima sono state penalizzate per i valori più elevati di arsenico rispetto ad altre acque esaminate.
Anche Valmora e Ferrarelle Maxima hanno ottenuto una valutazione appena sufficiente per questo parametro.
Non si tratta quindi di acque dichiarate non potabili, ma di differenze nella composizione che hanno contribuito al giudizio complessivo.
Cosa ha analizzato Altroconsumo
Le bottiglie sono state acquistate nel gennaio 2026 e sottoposte alle analisi nei mesi successivi. La selezione ha riguardato marchi ampiamente distribuiti nei supermercati italiani.
Il laboratorio ha verificato diversi elementi, tra cui calcio, magnesio, sodio, nitrati e fluoruri, oltre alla presenza di metalli come arsenico, nichel, manganese e alluminio. È stata inoltre cercata la presenza di TFA, una sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS.
Accanto alle analisi chimiche, sono state esaminate le confezioni, considerando il peso delle bottiglie, l’impiego di plastica riciclata, la riciclabilità delle etichette e la praticità d’uso.
Il giudizio finale ha attribuito il 50% del peso alla composizione dell’acqua, il 20% alla bottiglia e al suo impatto ambientale, il 10% alle etichette e il restante 20% agli altri parametri, compresi contaminanti e valutazioni pratiche e sensoriali.
Le acque più famose non sono sempre le migliori
Il risultato del test dimostra che scegliere un’acqua frizzante soltanto in base alla notorietà del marchio non è necessariamente una buona strategia.
Mentre Sant’Anna e Levissima chiudono la classifica e altri nomi storici, come Ferrarelle Maxima e San Pellegrino, ottengono valutazioni intermedie, alcune acque più economiche riescono a conquistare le prime posizioni.
Un risultato che invita a considerare non soltanto il prezzo o le preferenze personali, ma anche la composizione dell’acqua e le caratteristiche delle confezioni.
Resta comunque un aspetto fondamentale: nessuna delle 19 acque frizzanti analizzate ha superato i limiti di legge per i contaminanti ricercati. Le differenze emerse nel test servono quindi a confrontare la qualità complessiva dei prodotti, senza creare inutili allarmismi.