Addio a Rai scuola, al suo posto arriva “Italiana”: firma la petizione per salvare il canale dedicato all’istruzione

Dal 1° ottobre 2026, premendo 57 sul telecomando, non troveremo più Rai Scuola. Al suo posto partirà un canale dedicato all’identità italiana, ai territori e al Made in Italy. Le vecchie puntate educative potranno essere recuperate su RaiPlay. La scuola lascia il digitale terrestre; l’identità, invece, conquista una posizione sul telecomando.

Il comunicato ufficiale della Rai, pubblicato il 3 luglio, conserva una piccola incertezza perfino sul nome: nel titolo compare “ITALIANA”, mentre nel testo il progetto diventa “Canale Territorio”. Il nome oscilla; il lessico molto meno. Il canale dovrà raccontare il Paese, “attivare emozioni identitarie e personali” e proporre le storie dei territori come “vetrine del Made in Italy”, con una “spiccata identità italiana”.

Che cosa andrà in onda su “Italiana”

Il nuovo canale nascerà dall’esperienza di Linea Verde e attingerà alle library dei programmi Rai realizzati fuori dagli studi, comprese quelle di Rai Cultura. Alla partenza avrà una “offerta di ribattuta”, cioè contenuti già trasmessi. Dal trimestre successivo dovrebbero arrivare rimontaggi, nuove produzioni e dirette dalle principali manifestazioni nazionali.

Per i primi mesi, quindi, “Italiana” rimetterà in circolo soprattutto materiale già disponibile. Rai Scuola, intanto, perderà il proprio canale lineare.

Di Rai Scuola, nel comunicato, non si dice nulla: portale, marchio, nuove produzioni. A dare la notizia della chiusura è stata anche la giornalista scientifica Silvia Bencivelli, volto di diversi programmi del canale, annunciando che dal 2 ottobre le vecchie puntate saranno disponibili su RaiPlay.

Almeno una parte dell’archivio ha una destinazione. Sul futuro del portale, del marchio e soprattutto delle nuove produzioni educative, la Rai non ha ancora dato indicazioni.

Un archivio su RaiPlay cambia l’accesso

Rai Scuola offre lezioni di fisica, matematica, storia, filosofia, lingue, scienze, educazione civica e tecnologia. Il suo portale ufficiale si rivolge alle scuole secondarie, all’università, ai docenti e all’istruzione degli adulti. Durante la pandemia il canale diventò anche un’aula televisiva, accessibile gratuitamente da casa senza dover cercare ogni singolo contenuto.

Su RaiPlay le puntate non spariscono. Per trovarle, però, servono una connessione, un dispositivo compatibile e la capacità di orientarsi nella piattaforma. Sul digitale terrestre bastavano un televisore e il numero 57.

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 l’87,3% delle famiglie italiane disponeva di una connessione a Internet. La quota raggiungeva il 98,7% nelle famiglie con almeno un minore, ma scendeva al 63,9% tra quelle composte soltanto da persone con almeno 65 anni. Le competenze digitali almeno di base riguardavano il 54,3% della popolazione tra 16 e 74 anni.

Quasi tutte le famiglie con almeno un minore sono connesse. Rai Scuola, però, si rivolge anche all’istruzione degli adulti. Per questa parte del pubblico, lo spostamento può significare perdere il servizio oppure dipendere dall’aiuto di qualcun altro. Mettere un archivio su una piattaforma cambia anche chi riesce a trovarlo.

L’identità italiana nasce dalle commistioni

Paesaggi, produzioni, tradizioni, dialetti e comunità meritano di essere raccontati dal servizio pubblico. L’identità italiana, però, è il risultato di una storia molto meno ordinata di una vetrina del Made in Italy.

Conflitti, dominazioni, migrazioni interne ed emigrazione, nuovi arrivi, commerci, lingue e culture che si sono incontrate e mescolate hanno costruito il Paese. A volte con violenza, altre con scambi lentissimi. Siamo italiani anche grazie a quelle commistioni.

Rai Scuola questa complessità la racconta già. Nel suo archivio ci sono lezioni sulle origini dell’Italia, sul Manifesto di Ventotene, sulle migrazioni, sulla cultura araba, sul plurilinguismo e sulla Costituzione. Tutte cose che entrano nell’identità italiana, anche se stanno male dentro una vetrina del Made in Italy.

I programmi del nuovo canale li giudicheremo quando andranno in onda. La presentazione, intanto, ha già il tono di una brochure: emozioni identitarie, vetrine e prodotti italiani. Dei conflitti, delle contaminazioni e delle parti della nostra storia che entrano male in una cartolina, almeno per ora, non c’è traccia.

La stessa pagina del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicata al servizio pubblico Rai affianca alla salvaguardia dell’identità nazionale il compito di “favorire l’istruzione, la crescita civile, la facoltà di giudizio e di critica”. Il contratto di servizio le considera entrambe funzioni pubbliche. Dal 1° ottobre soltanto una delle due avrà ancora un canale.

La petizione per salvare Rai Scuola

Il 23 agosto 2026 è stata aperta una petizione per chiedere alla Rai di mantenere aperto Rai Scuola e continuare a investire nei contenuti educativi. In due giorni ha superato le 19 mila firme verificate, al momento in cui scriviamo.

La Rai può raccontare borghi, cucine, produzioni e manifestazioni senza togliere spazio alla scuola. Quando la conoscenza lascia il telecomando e l’identità prende il suo posto, rimane un’Italia facilissima da esporre. Molto più difficile da capire.

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