Christiana Ruggeri se n’è andata ieri. Aveva 57 anni. L’ho letto solo questa mattina presto in mezzo a quel flusso continuo di lanci e notifiche che, per chi fa il nostro mestiere, è spesso rumore di fondo. Sono rimasta ferma su quella riga molto più a lungo di quanto vorrei ammettere, raggelata di fronte a ciò che la mente e il cuore rifiutano di accettare. Travolta, insesorabilmente, da quel senso di smarrimento che si prova quando a lasciarci non è soltanto una collega straordinaria, ma un’alleata preziosa, un’amica e una compagna di viaggio con cui in questi ultimi anni ho condiviso pensieri, visioni e un’incessante dedizione per un’informazione etica e veritiera.
Non riesco a farla stare al passato. Christiana era una persona in pieno movimento: aveva pubblicato un libro nuovo a febbraio, quest’anno ne aveva visto premiare un altro, aveva progetti aperti, idee da strutturare, battaglie da portare avanti. Non c’era nulla di concluso nella sua vita, niente che somigliasse a un congedo. Ed è questo che rende la notizia un colpo difficile da incassare.
Ci siamo conosciute nel 2020. Da Vicepresidente di Greenaccord, fu proprio lei a proporre la mia candidatura al premio Sentinella del Creato. Poteva restare un incontro di circostanza, invece da lì è nato un rapporto fatto di amicizia, stima e di confronto reciproco, sempre leale.
Negli anni ci siamo ritrovate spesso insieme: a Ti Meriti la Spagna, eravamo entrambe tra gli ospiti chiamati a parlare di turismo sostenibile o a Urban Pets, il convegno organizzato dal suo Progetto Paradiso Italia, in cui venne premiato anche Sergio Costa, che si era costituito parte civile per Mia, la cagnolina gettata in mare nel Trapanese con un masso al collo.
O ancora Aula Aquilone, il concorso per le scuole di LCI sul riciclo della carta, dove eravamo giurate insieme e in cui l’ho vista sfogliare i lavori dei ragazzi uno per uno con un’attenzione ed empatia rari.
Vegetariana convinta, era un vulcano di idee Christiana. Mi “passava” le storie più curiose o le realtà più belle o “dimenticate”, affinché potessero avere la visibilità che meritavano, come quella del rifugio Made in Bunny, impegnato nel recupero di conigli abbandonati: perché si parla sempre di cani e gatti, ma di conigli molto poco, e lei questo lo aveva notato prima di tutti.
Christiana mi ha trasmesso e fatto vedere cosa significhi essere una giornalista vera in un mondo in cui il giornalismo sta cambiando e la figura del giornalista si sminuisce sempre di più. Lo faceva con l’esempio, ogni giorno, verificando, approfondendo e dando voce alle storie di persone e animali ai margini con una competenza e soprattutto coerenza unica.
Aveva cominciato negli anni Novanta nelle radio e nelle televisioni romane, era arrivata al TG2 nel 2000 e da inviata agli Esteri aveva raccontato Haiti, la Sierra Leone, il Mali, il Tibet, il Congo, sempre dalla parte delle donne e dei bambini. Anche se la sua strada in Rai negli ultimi anni non è stata semplice non ne ha mai fatto una polemica o un caso mediatico, ma un’opportunità per raccontare ciò che le stava più a cuore con una sensibilità rara. Uno dei suoi ultimi lavori è stato lo speciale sui cinquant’anni del terremoto del Friuli, una storia che sentiva particolarmente sua dato che la sua famiglia veniva proprio dalla Carnia e ad Arta Terme tornava ancora ogni estate e sognava di contribuire al suo sviluppo turistico in modo più responsabile.
Poi c’erano i libri, che per lei erano un altro modo di fare lo stesso lavoro: La lista di carbone, Dall’Inferno si ritorna, la storia di una bambina sopravvissuta al genocidio in Ruanda, e quelli per i ragazzi, da Green Girls a Jane Goodall. Io e gli scimpanzé, premiato quest’anno con l’Asimov Junior, fino a quello su Ferdinand Porsche uscito a febbraio. E per vent’anni, lontano dalle telecamere, si è presa cura di animali abbandonati senza quasi mai parlarne.
Mi accorgo di quante volte ci siamo salutate dando per scontato che ci saremmo riviste al prossimo convegno, al prossimo Forum GreenAccord, alla prossima occasione. È la cosa che fa più male adesso: il tempo che pensavamo di avere.
A sua figlia Grace va l’abbraccio mio e di tutta la redazione. Vorrei sapesse che sua madre ha lasciato un segno vero in chi ha avuto la fortuna di lavorare con lei e che di quel segno ci prenderemo cura.
Ciao, Christiana. Mi mancherai.